30righe

4 Febbraio Feb 2016 1642 04 febbraio 2016

Dodici candeline per Facebook, oggi è il friendsday

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Colore rosso oggi nel calendario di oltre un miliardo di account, la torta è pronta. Le candeline? Pure. E non importa se hai la visita dall'ortopedico o devi fare il bonifico per l'affitto di casa. Sul tuo pc, smartphone o tablet sentirai un jingle o un'icon di purpureo colore su cui leggere: è il compleanno di Facebook!

La furbata super markettara di queste ore è #friendsday attraverso un video creato dagli algoritmi del social (che si può comunque modificare) nel quale si può condividere una shortstory del tuo profilo per festeggiare te e sopratutto i tuoi amici, quelli con cui interagisci di più.

Per molti sarà l'ennesimo tentativo di globalizzare l'evento (stiamo certi che alla fine quasi milioni di utenti condivideranno in massa la clip) ma è indubbio che Mark Zuckemberg and co. hanno tanto da festeggiare dopo 12 anni da un'avventura straordinaria, dal successo planetario e che consegna Facebook alla storia ad altri eventi unici.

Poiché sia chiaro un elemento, prima che ci si scandalizzi e ci si strappi le sacre vesti dello snobismo radical chic: Facebook è accademicamente un punto zero della storia della comunicazione con un prima e un dopo e in questi dodici anni ci si chiede se il mondo è cambiato con il social network oppure viceversa: verrebbe da dire entrambe le cose visto che siamo irrimediabilmente globali, connessi potenzialmente con gli eventi di tutto il mondo quando clicchiamo il tasto login; e lo stesso Facebook - fra business e progresso - ha cambiato più volte mission e struttura , diventando adesso un vero e proprio sistema operativo in cui tutto è presente dal gioco alle newsfeed, dai video alla musica, dalle note e gli editoriali ai meme o le gif come a dirti non solo di chiudere la porta quando entr ma anche di gettare la chiave, tanto sarà difficile uscire, cliccare exit!

Facebook all inclusive, insomma. E quel genio di Zuckerberg è all'apice del suo progetto a tratti perverso e suggestivo, ma ineluttabile: anzitutto distruggere gli altri competitors (Twitter è in forte crisi ontologica oltreché economica) e renderci vulnerabili a tal punto che non-siamo-se-non-connessi perché in caso contrario - e detta provocatoriamente- vivremmo soli, extra moenia, in un autismo comunicativo dal quale non possiamo guarire.

Tutto questo è una forzatura apocalittica? Lo scriviamo per darci un tono? Per certi versi è così, ma i numeri sono impressionanti, al netto persino degli account falsi. Facebook supera da mesi, per parlare solo della fruizione delle news, quotidiani e informazione online, come a dire che i feed superano le notizie in quanto tali; e gli editori corrono come Enrico IV in ginocchio a Canossa, chiedendo a Zuckerberg di aprire (sempre dentro la piattaforma) pagine dedicate alle news con contenuti totalmente inediti ed esclusivi per il social. Più che integrare, il social sembra fagocitare gli altri. Per non parlare poi della sezione video, implementata così bene da togliere fette di mercato a YouTube il quale si interroga sul proprio futuro. Da settimane poi nemmeno il tempo di stupirci della funzione periscope di Twitter che il brand blu dapprima ti lancia "mentions" nel quale gli account vip (che trascinano dentro migliaia di amici e pubblicità) vanno in live video-chat con i loro fan. Ora sappiamo che mentions sarà esteso fra poco a tutti, trasformando facebook in un total-social praticamente invincibile.

Buon compleanno faccialibro, paese dei balocchi irresistibile e senza vie di fuga!