30righe

25 Febbraio Feb 2016 1607 25 febbraio 2016

Quei patetici contro Panebianco

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Definire indegne le contestazioni subite dal professore Angelo Panebianco - politologo ed editorialista del Corriere - è poco.

Angelo Panebianco contestato a Bologna, il 22 febbraio.

Giorni fa alcuni attivisti politici - aggettivo che poco si addice al gesto, troppo nobile - sono entrati in aula a mo di blitz squadrista ed hanno letteralmente impedito al docente di tenere le sue lezioni in università a Bologna, ateneo nel quale Panebianco insegna dal 1976. Tentativo maldestro e non riuscito per la netta opposizione degli stessi studenti. E lo scrittore non ci sta affermando tutto il suo sdegno: «Ero già stato aggredito verbalmente, ho sempre scelto un profilo basso, ma stavolta siamo andati oltre. Quel tono minaccioso, quell’urlo “Assassino!” per aver scritto un articolo, questa scelta di venire in aula, tra i miei allievi: ora passo alla denuncia». Un episodio deprecabile e sopratutto patetico, oltre che offensivo dei principi di libertà di espressione e insegnamento. Si può essere d'accordo o no sulle tesi di Panebianco ma da qui a tappargli la bocca ce ne vuole. Detto questo rimane tutta la malinconia e la tristezza desolante che ormai pervade una parte minoritaria dei collettivi studenteschi, tutta slogan e niente idee.

Ma chi sono questi anti-panebianco? Saggisti di fama nostrana o internazionale? Editorialisti di raffinata penna? Ricercatori sul campo capaci di contro-argomentare? Suvvia: sono i primi nemici del vero e autentico associazionismo universitario, quelli che una volta arrivavano prima dei loro professori, cambiavano le cose e non come certi farisei della rivoluzione ma col culo degli altri, quelli che dicono 'armiamoci e...partite'!

Sono la tristezza di un paese che ha lottato per un sogno e si è ritrovato in un incubo e che silenzia un docente senza uno straccio di pensiero se non rubato dalla demogagia profusa a tonnellate e svuotata di senso. Questa piccola porzione di studenti si chiamano erroneamente 'attivisti' ma ci riesce difficile comprendere cosa attivino se non il nulla cosmico.

Magari li trovi per anni negli atenei a rivendicare soldi per il diritto allo studio a scapito di coloro che meritano le risorse per davvero rimanendo per anni - fuori corso e senza un esame - a bivaccare scroccando crediti culturali inesistenti.

E nel frattempo i veri studenti modello si laureano, prendono il dottorato e magari vanno all'estero, fuori da un circuito che preferisce tenersi queste 'zavorre' politicizzate, incapaci di un ragionamento che sia uno. Possiamo da oggi chiamarli 'passivisti' visto che non offrono ma prendono e basta? Possiamo dire a questi gruppi sparuti che la retorica della contestazione radical chic è finita da un pezzo, ha stancato ed ha avvilito il paese?

Come scrive oggi Ilvo Diamanti su Repubblica manifesto tutto il mio sostegno alla libertà di dire, scrivere e insegnare contro chi vuole mettere il bavaglio.