30righe

1 Marzo Mar 2016 1712 01 marzo 2016

Montalbano siaaamo: il perché di un boom

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Solo un numero per dire tante cose: Trentanove(per cento), e lo si scrive in lettere cosi che faccia più impressione: è il numero di share (per certi versi prevedibile) del successone del commissario più famoso della televisione, prodotto da Rai-Palomar salito in questi anni nell'olimpo dei record catodici accanto - per ricordare il passato - ai colleghi Corrado Cattani-Michele Placido (La Piovra) e Giovanni Rocca- Gigi Proietti .

Dai dati sugli ascolti non c'è storia ne concorrenza: il serial nato dalla penna di Camilleri raccontati da Sellerio, non solo batte muri di gradimento simili alle partite di Champions League o al festival di Sanremo ma tiene sul divano varie fasce di pubblico.

Insieme a Don Matteo, il Commissario made in Vigata possiede quella forza narrativa rassicurante tipica della favoletta della buona notte (Aldo Grasso) per cui alla fine il bene trionfa sul male, il nero del crimine apparentemente vinicitore lascia spazio al giallo oro della giustizia. La ripetitività - titpica del serial - consente allo spettatore di auto-somministrarsi questa dose di speranza contro il logorio della vita politica (mio lapsus pensando ai talk show?)

Del perché di un boom del genere credo si possa dire che nel Commissario Montalbano c'è una sorta di eccedenza 'estetica' quale è la sicilianità spiccata del fenomeno, il sapore agrodolce di tutto il prodotto con giochi di contrasto sociali e morali davvero interessanti. Montalbano poi è attualmente l'unico esempio di 'strana serialita'', un ibrido riuscito di film (girato in qualità a 35 millimetri come un lungometraggio) e con gli elementi dello storytelling seriale ( attorno a Montalbano e al delitto di turno galleggiano personaggi surreali dai tratti manieristi)

In questo microcosmo di barocco siciliano, con il mare agitato, il sole caldo, seduti a tavola davanti agli spaghetti allo scoglio e il fritto di calamari con il limone e mai separati da un calice di vino bianco (un must senza citare le etichette), tutti i co-protagonisti si permettono di rimanere placidamente se stessi, funzionano diciamo anche da fermi - come dormire in una pennica del meriggio siculo, appunto.

Ad agitarsi solo l'animo di Montalbano, l'uomo votato al bene che offre persino i sentimenti, tormentato, adrenalinico, in un va e vieni dal commissariato, al telefono con la questura, confuso e felice in macchina mentre si sposta, cerca, trova, perde magari un pezzo ma lo ritrova, costruisce il mosaico del delitto, lo risolve. Un tormento continuo e allo spettatore basta così sia leggendo i racconti del Camilleri che ammirando la regia di Alberto Sironi.

E questo contrasto di quiete turistica dalle infinite stelle trivago opposto all'agitazione emotiva di Montalbano ci viene offerto in ogni stagione in tutta la sua barocca bellezza: e noi come putti serafici sappiamo di vincere le insidie dei demoni. E' il miracolo di Vigata, ragazzi!