30righe

8 Marzo Mar 2016 1308 08 marzo 2016

Bertolaso, Oscar alla pazienza

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«Io non potrei candidarmi contro il volere degli elettori. Se il mio nome venisse respinto, ne prenderei atto. Non mi candiderò certo contro il volere della cittadinanza». Così risponde sereno (ci crediamo?) un Guido Bertolaso intervistato recentemente, a pochi giorni dall'ultimo rospo ingoiato senstendo le parole del segretario della Lega Nord il quale le prova tutte a farlo capitolare. Chi vincerà questa gara a chi crolla per primo? Dalle prime percezioni Matteo Salvini non riuscirà nel suo intento.

Pur con tutti i rilievi possibili (un'antologia strepitosa di gaffes letta sull'Espresso ne è una prova) all'ex capo della Protezione Civile Guido Bertolaso un premio andrebbe consegnato subito prima ancora della campagna elettorale: l'Oscar della pazienza e del dominio di se' poiché altri - al suo posto - sarebbero già abbondantemente incazzati.

Solo un centrodestra a trazione salviniana poteva arrivare ad un tale tasso di autolesionismo politico, superando persino quei livelli surreali dell'era berlusconiana. Ricordiamo che all'ex cavaliere del resto gli va riconosciuto in passato quella capacità di lotta strenua e recupero punti in campagna elettorale con ragguardevoli risultati.

Bertolaso invece viene silurato dal fuoco amico ben prima della competizione e lui paziente, misurato, distaccato, quasi ascetico. E dopo le primarine - bella idea ma a scoppio ritardato - che lo hanno già piazzato al quarto posto, subisce un referendum tutto suo nei prossimi giorni. Davvero carino, un bel gesto di rispetto da parte di Salvini, 'alleato' della coalizione. Ecco perché la scheda su Bertolaso SI o NO suona onestamente come una supercazzola (parole di Giorgia Meloni) che indebolisce il centrodestra a Roma.

Va detto per onestà che Salvini ha rimarcato la diversità ontologica con Bertolaso dopo aver scoperto che candidarsi a sindaco (e vincere le elezioni) significa poi affrontare i problemi concreti della città, senza tanti social e ospitate, senza concetti sconnessi e felpe ostentate, abolendo la demagogia e il populismo. E al grido di No 'ruspe' no party, Salvini ha già detto che non voterebbe il proprio candidato. Wow!

Ecco quindi il risultato di un Nemo propheta in patria - Bertolaso - logorato con una perfidia mai vista, passato - come nel gioco di Briscola - da carico a scartina, da asso al due (di coppe). E con lui tutto il centrodestra ne esce fuori in versione sottomarca, riuscendo persino a dare luce alle primarie mediocri del PD con Orso di peluche incorporato (e qui taccio e non vado oltre). Premio alla pazienza dunque, goes to Bertolaso, colui che fra una convulsione e un'altra ha già vinto.