30righe

29 Marzo Mar 2016 1230 29 marzo 2016

Europa, un sogno o un incubo?

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Esiste un luogo contraddittorio, che esprime contemporaneamente debolezza e forza. È un incubo per chi ci vive dentro ed è il sogno per chi viene da fuori. È l'Europa, il paradosso geo-politico del presente, che come ha scritto il NYT tempo è 'più attraente di qualsiasi altra utopia del XX secolo per il solo fatto di esistere'. Addirittura direbbe uno come me che ama visceralmente il concetto di Unione del continente ma si domanda - e non solo io - se mi trovo davanti solo al concetto per l'appunto. Come nel rapporto in filosofia fra potenza e atto, l'Europa fin qui vista appartiene solo alla prima polarità, non mai stata 'agente', concretamente in azione.

Non mi sento solo nell'appartenere a questa nuova categoria che chiamerei euro-delusi, come quando hai speso fatica ed energia in un sogno e ti rimangono le mosche in pugno. Si è passati dal dogmatismo all'agnosticismo con allarmante rapidità quando si è osservato l'incapacità ontologica e strutturale dell'Europa ad affrontare ogni sfida globale, ogni questione che uscisse fuori anche solo di un centimetro dal perimetro finanziario. Ecco la nostra Europa lo è solo in potenza, manca l'atto.

L'ultima di queste difficoltà le ha dimostrate il Belgio nell'indagine pre e post attentati: Dopo le ingiustificabili sviste che hanno lasciato uno dei due kamikaze di Zaventem libero di muoversi per otto mesi dentro e fuori dai confini, fino al suicidio che ha provocato una delle due stragi, adesso si scopre che il suo complice col cappello ripreso da una delle videocamere dell'aeroporto non è il reporter Cheffou, arrestato e dato in pasto ai media per corroborare un successo investigativo che ora si dimostra uno sconcertante flop. Il nemico è dentro i nostri confini e non sappiamo neanche quanti, dove e come operano... Possibile tutto ciò?

Perché questa insormontabile discrasia? Qualcuno ha scritto - a ragione - che l'Europa contiene in se stessa due entità non coincidenti almeno fin ad oggi: da un lato quella geografica esistente (figlia del greco-romano, culla del diritto, patria del cristianesimo, madre dei lumi, grembo della bellezza artistica e letteraria) e dall'altro l'Unione politico-democratico rimasta un sogno, inesistente de facto. In questo senso oramai l'Europa non è più la soluzione al conflitto ma il problema che lo genera, e anziché risolvere le questioni le produce.

Una contraddizione ontologica, un disastro che uccide un progetto che sembra a portata di mano. Si dirà che siamo dentro un cammino faticoso ma ineluttabile - lo spero tanto - ma bisogna pur muoversi e credo che la sfida al terrore possa innescare una propulsione unionista di cui si ha davvero bisogno, partendo dalla rinascita di Buxelles ferita anche nell'anima, apparsa come covo del terrorismo piuttosto che Washington d'Europa. La differenza è abissale, no?