30righe

30 Marzo Mar 2016 1558 30 marzo 2016

Studenti italiani stressati (e non solo loro)

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E non ditelo a noi, prof... A sentire l'altra parte del campo (io fra questi) pare che la stanchezza sia condivisa dopo la lettura degli ultimi dati sullo stress scolastico degli studenti italiani rilevato dall’ultimo rapporto quadriennale sulla salute e il benessere dei giovani europei. Troppo stress - si afferma - causato dal carico di studi secondo un passaggio del dossier stilato dall’ufficio europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità nell’ambito del quadriennale rapporto sulla salute ed il benessere dei giovani.

La ricerca contiene dati raccolti nel 2013 e 2014 su ragazze e ragazzi di 11, 13 e 15 anni. Secondo lo studio solo il 26% delle undicenni e il 17% dei coetanei di sesso maschile dichiara che la scuola “piace un sacco”, un dato che scende a 15 anni rispettivamente al 10% e 8%. Meno felici degli italiani sono solo estoni, greci e belgi, mentre in testa alla classifica ci sono gli adolescenti armeni (68% e 48%). Tra gli adolescenti di 15 anni il 50% delle ragazze e il 39 dei ragazzi italiani riporta performance ‘buone o eccellenti’, anche in questo caso valori molto sotto la media europea, superiori solo a Belgio, Portogallo e Ungheria.

Anche per quanto riguarda la pressione percepita da parte del sistema scolastico i dati non sono affatto positivi, con lo stress che colpisce il 72% delle quindicenni e il 51% dei ragazzi. Anche l’aiuto dei compagni di classe, percepito dal 75% dei ragazzi a 11 anni, scema a poco più del 60% a 15 anni. Franco Cavallo, ordinario di epidemiologia dell’Università di Torino e curatore della parte italiana del report, dichiara: “Questi dati sono un segnale preoccupante, era già così nella scorsa edizione del rapporto. Non è da sottovalutare questa pressione che viene sentita dal ragazzo. La sensazione è che sia legata soprattutto alla richiesta in termini di impegno, di ore di lavoro, all’ottenimento di determinati voti. Probabilmente vanno ri-tarati i programmi, che sono ancora legati alle superiori di una volta che selezionavano molto. La pressione viene condizionata sia dal rapporto con gli insegnanti sia dal rapporto che i genitori hanno con i docenti e la scuola stessa “.

Dicevo all’inizio che ne so qualcosa: incontrando i miei studenti ne parliamo spesso di questo blocco della prestazione che prende molti alunni e provo a fare un’analisi della questione mettendo in relazione alcuni elementi quali la mancanza di agenda-setting che programmi il lavoro pomeridiano dei ragazzi i quali fanno fatica a gestire il tempo dopo le lezioni mattutine; a cui si aggiunge la bulimia ormai acclarata dell’uso social del web (la media parla ormai di oltre il 70% che navigano con lo smartphone ma solo sui social network mentre si sconoscono le potenzialità informative e formative della rete...).

Se questi fattori si combinano con l’impostazione tipica della didattica (offerta-restituzione di contenuti) allora ecco il corto circuito. Non solo: la frustrazione aumenta quando i ragazzi provano a portare, a loro modo, il nuovo della loro realtà in rete ed è lì che si scoprono in deficit di informazioni anche basilari. Vi sono addirittura classi del triennio che sconoscono l'infinita offerta di app e software dedicati allo studio (persino quelle presentate in forma ludica); alunni che non hanno navigato nei più importanti network di informazione e pure potrebbero farlo con due click; e alcuni che non ottimizzano il tempo con l’uso interessante di internet. E così la rete da punto di forza diventa la loro kriptonite, aumenta paradossalmente il senso di inadeguatezza rispetto al concetto del conoscere e sapere.

Incredibile ma è in parte così, salvo ovviamente quel 5% di ragazzi capaci di combinare tutti i supporti (il libro di testo, gli appunti, l'area multimediale etc).

Lo stress infine si acuisce in un contesto relazionale negativo quando si è soli perché i genitori sono al lavoro, si è svincolati dal senso generale della responsabilità che - piaccia o no - passa per la consapevolezza di un obiettivo formativo che solo con fatica e studio si può acquisire.

Uno stress che a cascata coinvolge tutto il microcosmo scolastico.