30righe

5 Aprile Apr 2016 1258 05 aprile 2016

Reword, contro gli insulti online

  • ...

Parlare ci ha fatti entrare nel mondo in un modo unico. Il poter dire a parole quello che sentivamo è stato il nostro autentico big bang nelle relazioni, con noi stessi e sopratutto con gli altri. Dal primo chiamare 'mamma o papà' fino a precipitevolissimevolmente (quand'anche servisse...) abbiamo costruito il nostro codice verbale capace creare ponti o devastare gli animi poiché la parola umana è uno straordinario veicolo di sentimenti e azioni.

Ci sono parole per tutto e si cresce nell'arte della parola attraverso le mediazioni che abbiamo un po tutti vissuto: la famiglia, gli amici, la scuola, il posto di lavoro; e quando la parola si 'scrive' allora il processo diventa o creativo o - ahimè - distruttivo come da sempre preconizzato dalla sapienza proverbiale degli antichi. Le parole scritte portano effetti che non riusciamo a calcolare e il web in questo ha sturato il tappo agli istinti più barbari. Che succede dietro certe scrivanie?

Spesso ci si sente a volte onnipotenti, senza un minimo di filtro etico: i dati che ci provengono dagli analisti sono impressionanti sulla irrefrenabile volgarità - spesso gratuita e devastante - presente in rete. Lo si chiama cyber-bullismo per dire la voglia di ferire con insulti, parolacce, bestemmie, minacce e anatemi giustificati dalla scrittura di 'getto' che poi altro non è che il rovesciare in discarica a web-aperto livore e cattiveria.

Insulto ergo navigo, si è sbandierato da più parti come il vessillo del commento a tutti i costi, meglio ancora se è livoroso e inutile, buttato li a caso e magari auto-distruggerlo dopo aver beccato l'obiettivo da disintegrare. Eppure le parole possono fare del bene, sanare addirittura le ferite e le esistenze, sopratutto se scritte e meditate. Mentre la fretta del parlare rischia di farci scivolare nella mediocirtà, la lentezza di uno scritto ci rendono migliori e - come diceva la scrittrice russa Marina Cvetaeva - salvano le vite altrui dal dolore e dalla tristezza, portano ben-essere a chi li legge. Si può invertire la tendenza all'insulto gratuito?

Per contrastare questa situazione, la tecnologia si è inventata Re-word l'app che ti corregge quando scrivi: lo strumento è stato realizzato in Australia dall’organizzazione per la salute mentale Headspace e l’agenzia pubblicitaria Leo Burnett Melbourne e funziona in maniera molto semplice: quando trova una parola che risulta poco carina, la barra di rosso, segnalandola all’utente che l’ha digitata. I bulli non la installeranno, si dirà e per questo il progetto cerca partner che possano sposarlo, come scuole o organizzazioni di vario genere che promuovano una cultura contro l’incitamento all’odio online. Si ha un dato interessante in tal senso: Il 78% dei ragazzi vittime di cyberbullismo hanno tra i 10 e i 15 anni, secondo il Social Policy Research Centre e secondo i test condotti sullo strumento, il 79% dei ragazzi è portato a cambiare le parole usate dopo averle viste segnate in rosso.

Quindi non è detto che si possa scrivere con più senso del limite. Speriamo...