30righe

20 Aprile Apr 2016 1853 20 aprile 2016

Italia, l'umore collettivo ci seppelirà

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Che la nostra società italiana stia ancora dentro il tunnel di un passaggio storico - e critico - è cosa indubbia. Si parla di seconda, terza e quarta repubblica ma sono definizioni evanescenti, frutto del loop giornalistico ma prive di sostanziale ragionamento. E’ come se l’Italia fosse passata ex abrupto - repentinamente - dall’incanto delle idee forti di ieri, che in politica sopratutto si esprimevano nei partiti di massa, al costante disincanto oggi con il movimentismo spinto e disorientante e nella personalizzazione che annulla ogni passaggio intermedio visto come una zavorra al piede.

Bisognerebbe cominciare sul serio a parlare dell'eccessiva liquidità sociologica e finché non ci si ferma un attimo a capire che piega abbiamo preso, difficilmente avremo gli strumenti per leggere il reale. In altri termini è assurdo - per parlare dell’ultima miserevole querelle vicenda politica - accapigliarsi del #ciaone del deputato Pd Ernesto Carbone per poi passare come se niente fosse e disquisire della riforma costituzionale, poi ancora avere la migliore ricetta economica e dopo mezza giornata offrire l’eccellente formazione della nazionale. Parafrasando l’indimenticabile Umberto Eco , Andava bene se prendevano uno spritz al Bar non ora che è possibile permeare persino le scelte dei parlamentari o i presidenti del consiglio.

Che ci succede? Paghiamo probabilmente a caro prezzo la fuga disordinata dalle appartenenze politiche del passato che avevano strutturato la nostra esperienza storica precedente nel bene come nel male; ma con l’aggravante che al grido del “liberi tutti e fuori tutti” siamo usciti da uno schema senza portarci però una bussola di orientamento e una mappa di viaggio per capire dove andare, che approdo trovare. Tant’è che adesso - rifiutando qualsivoglia analisi - siamo soli, magari con lo smartphone di grido e con tanti account social, ma siamo monadi e narcisi, intellettualmente invertebrati, e ci è rimasta l’unica categoria che co-esiste inevitabilmente con noi, cioè l’umore. Ma non di solo umore vive l'uomo!

Di certo non possiamo eliminarlo nel nostro animo: è la nostra sinusoide esistenziale, il sali e scendi del nostro vivere, il sale e lo zucchero dei nostri comportamenti. Ma il combinato disposto della fluidità comunicativa della rete e la condanna all’esilio forzato di ogni forma di mediazione e di rappresentatività ci sta condannando alla contraddizione perenne, all’incoerenza costante e lacerante, alla perdita del terreno sotto i piedi mentre si cammina. Lo vediamo limpido nell’abbandono di ogni verticalità del discorso politico e sociale: se provi a ragionare su un tema, non sei immediato e il tempo stringe -lo senti dire spesso in tv - e la gente a casa “non capisce” (oracola sempre il conduttore, membro dell’unico sinedrio rimasto sulla terra). Ma senza analisi che giudizio puoi dare del reale? E cosa ti rimane a disposizione? il mainstream, miseri tweet, un meme per ridere, una gif per cazzeggiare o ancora una diretta streaming, un post sui social e tanti decibel sprecati ad urlare il nulla travolgente. Niente a che fare con un’idea organica di lungo respiro, l’oggettività del merito di una questione, l’ascolto degli altri, la concertazione, la meditazione e poi una presa di posizione coerente. Tutto viene come sincopato perché l’umore è inaffidabile, cambia direzione senza chiedere permesso, spesso spezza i legami tra il pensare, dire e fare e provoca - se non controllato - al conflitto.

L’umore poi è l’humus ideale (e, badate, siamo dentro la stessa radice etimologica) perché nasca e si sviluppi più egoismo, le rendita di posizione, la ripicca del mors tua vita mea o il gioco allo sfascio, tutto purché vinca l'opportunismo che è proprio il contrario della logica delle “opportunità'.

Bandito quindi lo sforzo di trovare un valore alle cose per superare gli sbalzi del nostro temperamento, sta imperando - nel linguaggio così come nelle azioni di una classe dirigente colpevole - il paradigma del mio piuttosto che il 'nostro', quel bene comune a base - nella lettera e nello spirito - della nostra democrazia retta su principi ed equilibri armonici come i piedi di un tavolo ben stabile. Non possiamo star dietro agli isterismi quotidiani, ai top and flop (citando la gustosa rubrica di Marco Damiano sull’espresso) degli umori di cittadini e politici.

Se vince l’ego allora tutto è amaramente lecito: si può scrivere #ciaone perché un tweet non si nega a nessuno anche se offensivo da parte di un parlamentare; ma del resto lo fanno gli altri e dunque perché censurare uno e l’altro no?. Si può solennemente citare Carlo Cottarelli (l'ex commissario del governo per la revisione della spasa) per dare ricette al premier dimenticando che se vai in fondo al problema e fai in Italia la vera review della spesa pubblica allora sì che sono lacrime amare e pesti i piedi ai tanti che mangiano alle spalle dei veri bisognosi.

Si può sfacciatamente dire - girando per i programmi televisivi - che questo paese deve rinnovarsi, salvo poi - quando si tenta di cambiare la costituzione - ti viene detto che non va bene dimenticando che tutto è perfettibile solo se ci provi e non stando fermi; Allo stesso modo si può cambiare tutto lo statuto dei lavoratori in toto ma se non indichi un nuovo progetto industriale, una visione economica sistemica e non spingi il nostro paese al coraggio della globalizzazione seria, socialmente sostenibile ma competitiva, i pochi giovani - frustrati, screditati e non incoraggiati - fuggono verso la prima silicon Valley che li ospita lasciando il bel paese in una “Valley” triste di garantiti e parassiti.

Siamo travolti dall’umore collettivo e dal tunnel del degrado mentale e morale non se ne esce facilmente fino a quando la partecipazione sociale viene stordita dagli hashtag di oggi che contraddirà il cancelletto del giorno precedente. Ci vuole il coraggio di trasformare il nostro paese da spettatore ad attore del proprio futuro affinché l’umore sia guidato dall’amore (anzitutto civico).

L’emotivo non è l’unico valido motivo per sfasciare l’Italia. Come ha postato lo scrittore Roberto Cotroneo “ Non si può scambiare l’intensità con la verità. Non si può vivere (solo) con intensità se non si ha di fronte una qualche verità.E quando dico una qualche verità non sto stabilendo che esiste una verità, ma anzi affermo che anche verità sbagliate o ingannevoli sono più efficaci di intensità vuote e sospese. Non c’è se-duzione senza con-duzione. Non possono esistere strade alternative se non sappiamo tracciare una strada principale.