30righe

26 Aprile Apr 2016 1549 26 aprile 2016

Essere un rifugiato non è un mestiere

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Il valico del Brenero, dove le autorità austriache vogliono edificare la nuova barriera anti-migranti. Nel riquadro, la cancelliera tedesca Angela Merkel.

La questione migranti-profughi sta lacerando un intero continente europeo incapace di una “terza via” che coniughi strategia per il futuro e gestione efficacia del presente. il movimento di flusso migratorio è già da anni non rubricatile nella categoria dell’emergenza ma, al contrario, è un evento sociale in qualche modo “cronico” con riverberi sociali europei non più trascurabili e col quale bisogna averci a che fare per anni. Già in questo senso il migration compact, il progetto strutturale di gestione del fenomeno, è stato da molti ritenuto valido ed organico ma trova l’ostacolo di molti paesi dell’est europeo e sopratutto della Germania la quale dichiara di attivare un free pass a quasi un milione di profughi ma oltre la buona intenzione non si è visto nulla.

A causa di questo continuo vuoto decisionale - al netto dei summit con Obama - vincono le posizioni fortemente polarizzate le quali - per loro natura - non portano risultati positivi, piuttosto il contrario. Come è accaduto da ultimo in Austria con la vittoria del partito di estrema destra (il 35%) il cui programma politico è definito xenofobo, razzista, conservatore per essere sfumato nei termini.

Si ha il dubbio, tuttavia, che in questo dibattito si voglia trascurare volutamente un passaggio logico sul quale sarebbe interessante tornare: non sarà che le destre vincono alle urne perché i cittadini le votano? E’ solo frutto di populismo che avanza oppure si vince a mani basse per il pressappochismo dei cosiddetti moderati?

Leggendo oggi l'ultimo report da un centro accoglienza meridionale, si rimane di sasso dalle prime righe. Mentre in Germania - ad esempio - l’accoglienza si accompagna ad un processo vincolante di integrazione nel nuovo paese anzitutto con obbligo ai corsi di lingua e cultura tedesca e relative verifiche, in Italia le uniche parole pronunciate dai migranti sono “mangiare,dormire, facebook, film”, il che davvero è intollerabile. Oppure da quando i migranti hanno scoperto che qui le medicine sono gratis, lamentano ogni giorno mal di testa, mal di pancia e giradito come nell’Italia di prima del ticket. Ma almeno gli stranieri, per ora, non distinguono fra un farmaco e una caramella alla menta ed ecco che le associazioni si forniscono di 'tic-tac' come placebo.

Va detto insomma che essere un rifugiato non rientra fra i mestieri possibili e da un certo fastidio - intellettuale e morale - che simili considerazioni vengono bollati come demagogici e politicamente scorretti. E se persino una certa quota di profughi ha capito che siamo in grado di riprodurre con loro il miglior sistema assistenziale (o corruttivo) con fondi a pioggia e senza un minimo controllo dei servizi erogati, allora non ci si può lamentare se oltre le Alpi si mettono a ridere quando parliamo - seppur giustamente - di eurobond. Saranno antipatici in Germania ma neanche pochi giorni fa la grande coalizione del governo tedesco dopo un mega summit di maggioranza ha tirato fuori una nuova legge sull'integrazione degli stranieri. E noi? Uscendo dall’insipido multiculturalismo di questi anni, non dobbiamo esitare a chiedere agli immigrati che accogliamo (e se necessario a imporre con orgoglio anche grazie a nuove disposizioni) alcune regole basilari di integrazione con l’Italia: che per esempio - riprendendo considerazioni già scritte da molti editorialisti - dopo un certo periodo di tempo di soggiorno sia necessario dimostrare il possesso della lingua italiana. Che la predicazione nei luoghi di culto non debba avere carattere politico. Che all’interno dei nuclei familiari le mogli debbano avere accesso alla lingua italiana e godere piena libertà di movimento (ciò che oggi in un gran numero di casi non avviene). Che l’obbligo scolastico dei minori sia rigorosamente osservato per entrambi i sessi. Che le adolescenti non siano rispedite nei Paesi d’origine per contrarre matrimoni combinati (come invece è attualmente frequente).