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13 Maggio Mag 2016 1706 13 maggio 2016

Questione diaconesse: ci vuole cautela

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Le agenzie di stampa non hanno avuto il tempo di battere la notizia (ufficiosa) che quasi tutti le tv hanno re-impaginato i loro telegiornali cambiando le loro headlines forse con eccessiva enfasi. E da stamattina i maggiori quotidiani inseriscono in prima pagina titoloni privi di qualsiasi cautela. Ma già su twitter Mons. Becciu dalla segreteria di Stato vaticano - ci tiene a far sapere tutto lo stupore del pontefice per il clamore smodato suscitato quasi certamente da un pensiero riferito a braccio dello stesso Francesco diventato in pochi minuti una enciclica.

Papa Francesco - va detto subito - non apre tout court al diaconato femminile così come non ha pronunciato ex cathedra una dichiarazione in tal senso; e mentre si aspetta la trascrizione delle sue dichiarazioni attraverso una nota della sala stampa vaticana (il che dovrebbe suggerire saggezza e moderazione) si può solo affermare l'apertura - epocale questo sì- di un prossimo cantiere di dibattito teologico e pastorale intorno alla questione del diaconato femminile nella Chiesa.

Nel giro di ventiquattro ore si è palesato plasticamente la distanza siderale fra il vero e il presunto, fra il dato e la percezione che contradistingue l'attuale comunicazione televisiva contempranea laddove - nella migliore delle ipotesi e pur di fare il botto di ascolti - si apre un tg con un avviso di garanzia, un arresto per terrorismo internazionale ancora da far convalidare al gip (come a Bari) o come in questo caso si dice a mezzo pianeta di una riforma della gerarchia ecclesiastica senza un minimo di verifica delle fonti.

Verrebbe da dire - come battuta - che si ha un clamoroso deficit di discernimento, quella difficile e affascinante traiettoria del modus operandi di Papa Francesco, l'architrave su cui il pontefice costruisce la trama della sua pastorale; e nel caso del diaconato femminile sarà infatti una commissione a fare 'chiarezza' su un punto che è stato lasciato sospeso come fosse un cold case, un dossier lasciato nel cassetto del magistero di questi decenni.

Contrariamente a quanto molti servizi televisivi hanno riferito con superficiale sintesi, non si può legare il tema alla lettera di Giovanni Paolo II sul 'sacerdozio' ordinato alle donne poiché - emerge imbarazzante ma lapalissiano- il diaconato è un'altra cosa rispetto ai gradi del presbiterato e dell'episcopato. A suo tempo Karol Wojtyla - erano i mesi del sacerdozio femminile nella chiesa anglicana - si pronunciò con nettezza affermando che dai dati della rivelazione biblica la Chiesa non può ( il verbo non è casuale) ordinare le donne prete (e vescovo) proprio perché non vi sono riferimenti circa un puntuale ministero sacerdotale affidato alle donne. In quel testo si legge che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l'ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli

Ma altra cosa è la questione sulle diaconesse, attribuzione fondata - pur in qualche forma - biblicamente e lo stesso card. Kasper lo dice oggi in diverse interviste: «è vero, è scritto nella Lettera ai Romani. Si deve riconoscere che in qualche forma esisteva, nella Chiesa primitiva. Il problema è stabilire che cosa intende, Paolo, quando parla di una donna diacono. Anche nella commissione teologica ci fu un lungo confronto, tra gli esperti, se tale diaconato femminile sia mai esistito e fosse o meno uguale a quello maschile». E molti ricordano il Card. Martini che - sempre sulla questione - aveva fatto notare che il pronunciamento di Giovanni Paolo II lasciava 'spazi aperti' sulla questione delle donne diacono poiché il discorso sul ruolo della donna avrebbe potuto continuare a partire dal diaconato, 'che il documento non menziona, quindi non esclude'. E su questa breccia che Papa Bergoglio trova un varco per aprire un cantiere di dibattito teologico e pastorale delicato ma non privo di fascino e di orizzonti per la chiesa cattolica.

Esiste sempre una parte destruens e una costruens nel modo con cui Francesco avvia le riforme e queste due polarità non possono che interconnettersi: con il momento destruens magari si rimettono in gioco i punti di vista, si parla a viso aperto ma tenendo in mano argomenti, studi, analisi intelligenti. Nella fase costruens si fa sintesi, si cerca di ponderare e fare una scelta. Se la virtù del discernimento fosse esportabile - ma ahimè è una capacità spirituale soggettiva - allora andrebbe somministrata a molti telegiornali, consigliando vivamente prima di andare on air una nota di P. Lombardi o magari un tweet, ad esempio uno scritto da mons. Angelo Becciu.

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