30righe

20 Maggio Mag 2016 1803 20 maggio 2016

Il rapporto Istat 2016 va letto urgentemente nelle scuole

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Forse è una provocazione ma da una prima e immediata lettura il Rapporto Annuale 2016 dell'Istat dovrebbe diventare un libro 'fortemente' consigliato nelle scuole e meditato dagli studenti.Ci troviamo davanti - con numeri, cifre, infografiche e special , alla possibilità di riflettere su chi siamo come Italia, cosa ci succede in questo tempo di crisi e ipotizzare proposte di rilancio non solo economico del nostro paese.

Sì perché il dato economico è - a voler essere seri e onesti - l'effetto di una questione più a monte e per tanti la 'madre' di tutti i problemi italiani, vale a dire la decrescita demografica che ci sta rendendo più vecchi e longevi ma inevitabilmente meno attivi e consumatori e poco attenti al rilancio generazionale e perciò economico. Il nostro paese ha toccato il nuovo minimo storico dal 1860 di nascite e se non fosse per la presenza di bambini-giovani stranieri (pensate un po') il degiovanimento sarebbe inarrestabile.

Alla faccia del tanto ricercato Pil - difficile con questo scenario - andrebbe chiesto alla classe dirigente italiana come fare per ristrutturare il tessuto demografico e sociale e come ricreare una cornice di welfare familiare che per davvero stimoli la culla piuttosto che la tomba.

In questo grappolo di temi francamente tutto si tiene: rilancio dei consumi, platea di contribuenti che tengano il sistema pensionistico, rilancio generazionale, nuova industrializzazione, innovazione, ricerca ma sopratutto - banale a dirsi - benessere nel senso più autentico e umano possibile ossia nascere e vivere in serenità e scambio fra le generazioni. Con buona pace di chi si arrocca ai populismi, l'Italia di oggi e del domani non farà passi avanti se non legge criticamente il proprio passato: dalla generazione 'ricostituente' dopo due guerre mondiali (anni 50) a quella del boom e della transizione morale (60-70), per poi passare alla generazione del 'millennio' ma anche del debito (tanto poi pagano i figli e i nipoti) fino ad arrivare - secondo me impreparati- alla generazione delle 'reti' e della globalizzazione , gli italiani devono capire che ordine di priorità dare al paese. Se la politica 2.0 riuscisse a fare quello che Galli della Loggia chiama il 'discorso della verità ' e declinasse il riformismo anche in campo demografico e culturale, forse certi egoismi non emergerebbero neanche. Si scrisse già due anni fa che «L’Italia, non bisogna stancarsi di dirlo, è sull’orlo di un vero e proprio declino storico. Arretriamo in tutto. In tutto stiamo uscendo dal gruppo di testa nelle classifiche mondiali; sempre più perdiamo la proprietà di pezzi importanti del nostro apparato produttivo; peggiorano le nostre condizioni materiali di vita; si accrescono le differenze sociali; aumenta la distanza tra le diverse parti della Penisola; i giovani, presenti in numero sempre minore, ci abbandonano in misura sempre maggiore. Dove sia il punto di non ritorno non lo sappiamo. Ma sentiamo che esso, ormai, non è forse troppo lontano. Che senza un mutamento rapido e radicale, qui ed ora, siamo destinati a vedere cominciare a sgretolarsi l’edificio di conquiste storiche costruito pur tra alti e bassi lungo un secolo e mezzo. Perché è questo e non altro ciò che oggi è in gioco».

Ma è grave - ancorché impopolare - dirsi che il nostro letargo si sta prolungando oltre ogni limite consentito: le ultime generazioni alienate e trincerate sul divano di casa, protette da genitori smarriti e non comprese dalla scuola, hanno bisogno di uno scossone traumatico. Sembra necessario evocare il famoso titolo del Sole24Ore del 2011 'Fate presto' perché di uno spread si tratta ed è più pericoloso del divario Btp con i bund tedeschi. Chiamiamolo spread di consapevolezza fra le generazioni che permetta uno scambio di responsabilità fra adulti e giovani, fra padri verso i figli, fra politica e classe dirigente con i cittadini: attivare politiche demografiche, sostegno alle nascite fino al almeno la scuola elementare, più asili nido, incentivi fiscali massicci. Ma anche diritto allo studio non a pioggia ma in base ai risultati dove tutti partono dallo stesso punto ma poi si devono sponsorizzare quei giovani - ricercatori o startupper- affinché non fuggano fuori dal nostro paese. Lasciamo agli italiani insomma il diritto ma sopratutto il dovere di prendersi cura di loro stessi.

Fine della delega in bianco e degli egoismi, mettere mano al paese come si evince dal rapporto Istat: siamo questo paese qui, non un altro cosa. Diffidiamo dalle parole a vuoto ma diamoci tutti una mano.