30righe

23 Maggio Mag 2016 1648 23 maggio 2016

Perdersi fra i Boschi

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E' stato difficile in quasi due anni di governo trovare il ministro Boschi in una situazione di gaffe ma collezionarle due di fila in meno di un mese ha del clamoroso.

Si va quasi a memoria ma l'equivalenza dei partigiani veri che votano sì al referendum da parte del ministro delle riforme sia da annoverare come il suo secondo (spero l'ultimo) errore di comunicazione politica ,successivo all'accostamento Casapound-votare No. Stavolta non si poteva biasimare Pier Luigi Bersani per il travaso della bile che la Boschi gli aveva procurato affermando - nella trasmissione in mezz'ora su rai3 - che se passa il no lei stessa lascia la politica, e poi in merito all'anpi ci 'sono partigiani veri, quelli che hanno combattuto, che confermeranno la riforma costituzionale in dissenso dal gruppo dirigente'.

E' stato come un perdersi fra i 'boschi' (pensieri), se è consentita una battuta: la ministra delle riforme è troppo intelligente e non ingenua e quindi sa benisssimo che ogni frase detta in televisione può dare il fianco a strumentalizzazioni ed ecco che a tempesta innescata è corsa invano ai ripari.

Ma la frittata era fatta. Bersani e parte della minoranza hanno denunciato imbarazzo e forti critiche chiedendo al governo di non uscire dai propri confini. Da parte sua là Boschi dice di essere fraintesa. Oggi Renzi prova a chiudere sulla vicenda ciò nondimeno il numero 2 del governo raddoppia la personalizzazione anche perché il Ddl di riforma porta il suo nome. Certo, sul piano della strategia e della coerenza, viene attuata una logica che non prevede né compromessi né riconciliazioni; e segna a dito chiunque non la condivida. Ma così si moltiplica anche il rischio di una spaccatura che fa perdere di vista il merito del referendum. Favorisce le posizioni più estreme e faziose, da una parte e dall’altra. Porta tutti, anche al di là delle intenzioni, ad andare sopra le righe.

Sbaglia il premier? la ministra Boschi? E' un gioco delle parti? un po di cose insieme: ad ogni modo la personalizzazione della battaglia referendaria ha da un lato una sua ragion d'essere non fosse altro che Renzi è al governo per dare un senso costituente alla legislatura per cui se perde deve (non può) andare a casa. E tuttavia puntare d'azzardo se stessi - come unico gettone - sulla riforma costituzionale sta drammatizzando la consultazione in una inconsapevole eterogenesi dei fini. In altre parole la riforma che possiede più meriti che criticità rischia di vedere oscurati questi stessi meriti proprio da parte di chi dovrebbe esaltarli. Una vera e propria nemesi per Renzi, Boschi e l'intero governo.

Detto più chiaramente: sarebbe del tutto implicito - e inevitabile - che Matteo Renzi vada a casa un minuto dopo la sconfitta referendaria non fosse altro che tutto il fronte del NO glielo chiederebbe a valanga. Ma se tale scenario è reso costantemente esplicito, produce un'effetto polarizzazione che enfatizza come un doping le ragioni del fronte anti-esecutivo piuttosto che la compagine dei critici alla stessa riforma. Renzi dovrebbe uscire da questo paradosso a meno che non ami essere kamikaze fino alle estreme conseguenze.

Ora, per quanto non emerga in televisione, sul merito della consultazione referendaria il dibattito sulla carta stampata è decisamente più interessante. Si segnala in questo senso la serie di interventi sul Corriere della Sera pubblicato in queste settimane. Fra questi, il dialogo fra Sabino Cassese e Valerio Onida, entrambi esperti di diritto costituzionale. Per il primo, Insomma, per quanto i toni si stiano alzando, «l’assetto costituzionale che esce dalla riforma si iscrive nella nostra tradizione repubblicana e le fa fare un passo avanti, consolidandola». Per Onida tutt'altra conclusione e cioè che la riforma faccia fare un passo indietro alle istituzioni con un possibile caos nel rapporto stato-regioni. Tra i cittadini almeno guardando ai primi sondaggi emerge un insieme di dati paradossali che lascio al vostro commenti: diicono - infatti - di voler votar sì il 35 per cento degli elettori di Sel, la metà degli elettori di Lega e M5s, il 60 per cento degli elettori di Forza Italia. Tutti i partiti i cui gruppi dirigenti faranno i comitati per il no.

Surreale, per usare un eufemismo...