30righe

25 Maggio Mag 2016 1418 25 maggio 2016

Quando i profughi eravamo noi

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Ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere in questi quarant'anni nel deserto, per umiliarti e metterti alla prova (Dt 8,25). Il deserto, la fatica, l'umiliazione come una donna non gravida di una vita nascente ma della memoria. Quel 'ricordati' ( in latino memento) dice l'ammonimento a non dimenticare chi sei stato, da dove vieni e - per converso - chi sono gli altri davanti a te.

Carlo Ruggiero pubblica - per la Round Robin editrice - un romanzo 'memento' per dire ai suoi lettori che la storia non fa sconti a nessuno e che la questione profughi non è così inedita come ce la vogliono raccontare in questi giorni. Una strana foto, sgualcita, sgranata, nebbiosa. E un trafiletto su un vecchio giornale. Due pezzi di carta stropicciata, roba vecchia, scovata nel fondo di un cassetto tutto scheggiato. È l'inizio di un lungo viaggio nella storia di una famiglia in fuga, che ha patito la fame e il freddo, e che ha guardato la morte in faccia più volte. La storia di due adulti, una ragazzina e tre bambini che sono stati maltrattati, rinchiusi, umiliati, che si sono persi per poi ritrovarsi. Eppure non erano somali, siriani o afghani, e nemmeno curdi.

Venivano tutti da un paesino arroccato sui monti Aurunci, a neanche 150 chilometri da Roma. Per settant'anni questi fatti sono rimasti sepolti sotto due dita di polvere, annacquati nel chiacchiericcio quotidiano. Poi sono stati tirati fuori, e per farlo si è dovuto scavare a fondo. Quando si scava, però, di solito ci si sporca le mani e c'è sempre il rischio di graffiarsi. E di scontrarsi con , un presente che non è molto diverta so dal nostro passato. Perché la Storia (quella con la S maiuscola) si ripete sempre due volte. La prima come tragedia, la seconda pure.

Giona. Quando i profughi eravamo noi si legge in timeline e non sono ammessi percorsi alternativi e rassicuranti per deragliare il pensiero. Eh no. Seguendo la linea del tempo e dei legami familiare anche andando per moto inverso, si è costretti a scavare nelle esistenze di persone duramente provate, a tratti annichilite, ma non per questo definitivamente sconfitte.

La storia raccontata da Ruggero (scrittore ma anche film-maker) dice molte cose di 'oggi' attraverso ieri nel senso che i Giona sono le migliaia di sconosciuti che tutt'oggi camminano per le strade dell'esilio in tutta Europa, madre e matrigna nei tempi di nuova ed epocale immigrazione. Che sia la rotta balcanica o quella libica, questa Europa disorientata non può rimuovere un passato di macerie umane e politiche e di aver avuto il tempo di costruire un sogno di pacifica convivenza politica e democratica. Stupisce il ripetersi degli eventi ma a parti invertite, quando adesso c'è chi bussa alla porta della nostra casa e siamo noi a decidere se aprire o no. Ecco perché questo romanzo offre un momento di catarsi della coscienza e ritrovare il primato della persona come cartina di tornasole per capire i tempi contemporanei.

Bisogna prendersi il coraggio di entrare con i protagonisti della storia nella 'selva oscura' del loro passato confidando che prima o poi si vedrà una luce di speranza. Questo libro che è un insolito mix di romanzo e reportage, diario e fiction, porta quello che gli antichi sapienti chiamano 'parenesi' cioè un imperativo morale forte che sembra rimbombare la coscienza europea. Aprire le porte, dare una casa a chi si prende il pesante diritto alla fuga dalla morte.

Abbiamo tutti vissuto l'età della fuga, dell'esilio e non dovremmo mai dimenticare che la storia spesso sovrascrive laddove abbiamo rimosso, così come recentemente ha scritto Herta Muller applicato non solo al suo paese «...per salvare la propria vita, si era disposti a rischiare la propria vita mentre si era in fuga. Questa non era una contraddizione sotto i nazisti, non era una contraddizione sotto le dittature comuniste, e non è una contraddizione oggi nella fuga dalla guerra in Siria o dalla terribile dittatura in Eritrea.Chiunque sia scappato dai nazisti verso l'esilio era salvo. Doveva la vita al paese che l'aveva accolto. La Germania dovrebbe fare quello che altri paesi hanno fatto in passato per i tedeschi. Abbiamo una responsabilità rispetto alla nostra storia».

Carlo Ruggiero, Giona. Quando i profughi eravamo noi, round robin editrice