30righe

31 Maggio Mag 2016 1507 31 maggio 2016

Caos migranti: intelligenti vs paranoici

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Guardare il dito o la luna, questo è il cruccio della questione migranti nel nostro paese. E chi è ciarlatano o sufficientemente saggio in questo dibattito? Giudicate voi ma sta di fatto che la moderazione scarseggia mentre le apocalissi abbondano. Ci basta vedere un quarto d'ora di un talk show a piacere per osservare che si procede per estremi, passando dal concetto 'tutto va bene, niente emergenza' al più facile 'siamo invasi, liberateci dai profughi, dirottate i barconi, costruite piattaforme eccetera senza una benché minima e basica posizione mediana che tenga insieme tutto gli elementi utili alla discussione. Una certa politica poi vive il dramma dell'immigrazione con accenti inquietanti e paranoici con il risultato poi di aizzare la folla e costruire le barriere più pericolose, quelle mentali.

Ragionare sull'epocale questione immigratoria chiederebbe una capacità critica che si azzera sciaguratamente in periodi elettorali; e il desiderio bulimico di voti al proprio partito acceca la ragionevolezza e alza i più bassi istinti, rendendo i protagonisti della politica piccoli e mediocri dinanzi agli eventi della storia.

E cosa ci dice appunto la storia, quella oggettiva, quella dei numeri veri? Ebbene sul 2014 - dati ormai certificati - abbiamo ricevuto un terzo delle richieste di asilo rispetto a Svezia e Germania evidenziando come il nostro è sostanzalmente un paese 'salvavita ma di transito quando si prende la via del mare. In numeri assoluti, salviamo migliaia di persone ma non siamo l'approdo finale dei migranti. E nel 2015 (dati del primo semestre) oltre 100 mila immigrati e richiedenti asilo sono arrivati via mare nelle coste dell’Europa mediterranea. La stragrande maggioranza in Italia (54.660) e in Grecia (47.044). Seguite a molta distanza da Spagna (1.000) e Malta (100). Va detto che il resto dell'Europa continua a guardare da lontano, rifiuta la distribuzione di quote, storce il naso ai finanziamenti ma non v'è dubbio che il flusso migratorio vede il nostro paese solo una tappa del viaggio. Più della metà di chi scappa non vuole rimanere nel nostro paese, almeno per la quota profughi richiedenti asilo politico.

Ma siamo solo ad un pezzo di tutta la tragedia. Guardiamo le foglie secche di una pianta ma non ci rendiamo conto che il problema è nelle sue radici. E non ci si riferisce alle guerre e al terrorismo, tant'è che in Italia, per esempio, sbarcano tanti migranti cosiddetti economici che fuggono dalla loro miseria e che fanno tanto arrabbiare i Salvini, le Le Pen e i Farage sparsi in Europa. Ma con la chiusura (non poco discutibile) della rotta balcanica, si aprono praterie via mare dell'immigrazione africana, aumentata del 10% è quasi due milioni di arrivi. Questo vuol dire che il dossier 'Africa ' dovrà diventare prioritario per tutta la comunità internazionale perché lo sviluppo del continente caldo sarà una svolta positiva a monte della questione. Si fugge per guerra ma anche per fame. E la storia presenta sempre i suoi conti, anche quello amari.

E i paradossi non sono finiti, manca il colpo di scena finale, direbbe il grande Mike Bongiorno. E parliamo di una riflessione a parti invertite considerando il progressivo invecchiamento europeo. Analizzando i dati della Population Division delle Nazioni Unite «nei prossimi vent’anni, per mantenere costante la popolazione in età lavorativa (20-64), ogni anno dovranno entrare in Italia, a saldo, 325.000 potenziali lavoratori, un numero vicino a quelli effettivamente entrati nel ventennio precedente. Altrimenti, nel giro di appena vent’anni i potenziali lavoratori caleranno da 36 a 29 milioni». Con risultati, dalla produzione industriale all’equilibrio delle pensioni, disastrosi.

Le cifre insomma da un lato inchiodano la demagogia semplice e dall'altro consigliano la lungimiranza che è complessa. Ma come per gli studiosi di critica letteraria, la lectio difficilior è il criterio più forte (alla lunga) contro le situazioni difformi. Diffidare da chi vuole contagiare la sindrome dell'assedio quando poi ad essere accerchiati sono i pensieri.