30righe

16 Giugno Giu 2016 1837 16 giugno 2016

Le tasse, altro che percezione

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Il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan.

Sulle 'tasse' non vi è storytelling che regga perché i numeri sono - per natura ontologica - fatti e non opinioni. E secondo l'elementare dinamica - imparata fin da piccoli dai nostri genitori come l'ABC dell'economia, facciamo due considerazioni incasellate idealmente nella casella delle 'uscite' e delle 'entrate.

Iniziamo col dire che oggi è il 'tax-day' ovvero giorno di scadenza per il pagamento di varie tasse. Tra ritenute Irpef, Tasi, Imu, Ires, Iva, Irpef, Irap, addizionali comunali/regionali Irpef, etc., le imprese e le famiglie italiane sono chiamate a versare ben 51,6 miliardi di euro di tasse. Di questi, 34,8 miliardi finiranno nelle casse dell’erario, 11 in quelle dei Comuni e 5,3 in quelle delle Regioni.

A fare i conti è la Cgia di Mestre, e in termini assoluti, il versamento più oneroso riguarda le ritenute Irpef dei dipendenti e dei collaboratori che attraverso il sostituto di imposta saranno trasferite dalle imprese all’erario per un importo pari a 11 miliardi di euro. Deciso è il contributo dell’aziende per l’Ires, l’imposta sui redditi delle società di capitali (8,5 miliardi), e per l’Irpef, la tassa in capo agli imprenditori individuali e da tutti coloro che percepiscono redditi diversi da lavoro dipendente e pensione (4 miliardi). Più leggera la mano dell’Irap, dopo la riforma del patto di Stabilità che ha eliminato la base imponibile del costo del lavoro. Da Domani i datori di lavoro pagheranno le ritenute dei propri dipendenti e collaboratori, e i committenti quelle dei liberi professionisti. Mentre è arrivato il momento dell'Iva per le imprese e i lavoratori autonomi. Nei pagamenti da effettuare entro il 16 giugno non sono inclusi invece i contributi previdenziali. Le scadenze del versamento della Tari invece sono stabilite dai Comuni.

Ci si chiede se - governo Renzi felicemente regnante - si possa parlare per quest'anno di meno tasse per gli italiani: conti alla mano tutti i proprietari di prima casa non pagano più L'Imu-Tasi sulla propria 'prima abitazione' il che vuol dire un risparmio importante seppur differente a seconda degli nidicatori catastali e altre caratteristiche dell'immobile. Lo stesso premier ha chiesto all'intero PD di evidenziare questo sgravio per migliaia di famiglie italiane che ben ricordano le vicissitudini di una tassa (presente in altri paesi europei) ritenuta da sempre 'intollerabile'.

La polemica ovviamente è scoppiata considerati i tempi pre-elettoriali ma va detto che il risparmio c'è sopratutto per l'emendamento in legge di stabilità che impone a comuni e regioni di non alzare il livello di tassazione locale. E' pur vero che - a norma delle autonomie vigenti - sindaci o governatori potrebbero trovare diversi escamotage per le loro casse come l'incremento delle aliquote irpef regionali o comunali ma sul piano politico i cittadini a questo punto possono e devono chiedere 'conto' ai propri amministratori comunali e regionali. E' corretto poter dire che dal punto di vista dello stato centrale l'abbassamento della pressione fiscale è scritta e attuata.

Siamo sempre sui numeri che ballano a seconda della narrazione che si vuole fare. Ma mentre i politici spostano l'argomento a seconda del loro opportunismo cercando di lisciare il pelo ai cittadini va detto che in economia la percezione prende un 'frontale' rispetto alle cifre. E se nel nostro paese si dice che le imposte non scendono e molti lamentano di pagare troppe tasse poi cala il silenzio sulla piaga dell'evasione fiscale, per colpa della quale si pagano troppe tasse ( ma a pagarle sono sempre i soliti).

Dai dati forniti in un grafico alquanto eloquente se avessimo a disposizione almeno 1/3 dei denari tolti al fisco - sopratutto a causa di evasione ed elusione deliberata - le stesse tasse scenderebbero per tutti e non caricate sul groppone dei soliti noti sopratutto dipendenti pubblici, pensionati o comunque lavoratori ai quali le imposte vengono addebitate direttamente in busta paga. Per cui andrebbe detto agli urlanti delle troppe tasse che si pagano che nel nostro paese - e basta leggere la relazione della Corte dei Conti - l'evasione tocca oltre i 100 miliardi di euro e cioé è una montagna incredibile di economia sommersa, intascata in nero, totalmente fuori dal circolo virtuoso di onere per la collettività. L'evasione è un reato grave che - nelle democrazie libere e sussidiarie - colpisce tutti i cittadini privati poi di servizi efficienti e di garanzie del welfare.

Secondo tutte le analisi, basterebbe dimezzare questa cifra per aumentare del 3,1% il Pil e per creare 335mila nuovi posti restituendo ai contribuenti, attraverso l’abbassamento delle aliquote, le risorse riguadagnate all’erario. Si tratta, infatti, di cifre considerevoli, dicono gli esperti. Per questo, secondo Confindustria, «la lotta all’evasione è parte integrante e imprescindibile di un coerente programma di risanamento (anche morale) e di rinascita strutturale dell’economia italiana. È essa stessa una riforma in sé. L’evasione fiscale e contributiva, infatti, blocca lo sviluppo economico e civile perché penalizza l’equità, distorce la concorrenza, viola il patto sociale, peggiora il rapporto tra cittadini e Stato e riduce la solidarietà».

Inutile allora prendersela con questo o quel governo, le tasse sono ancora il tallone di Achille di un Italia a doppia velocità: la prima paga le tasse (comunque troppe rispetto al salario) e una seconda Italia che non paga, non ha coscienza etico-fiscale e magari pretende gli stessi servizi senza contribuire al bene collettivo. Secondo un report di alcuni mesi fa - del Centro studi Confindustria - i dati Istat rivelano che il sommerso economico, nel quale alberga l’evasione, è particolarmente elevato nelle altre attività di servizi (32,9% del valore aggiunto del settore), nel commercio, trasporti, attività di alloggio e ristorazione (26,2%), nelle costruzioni (23,4%) enelle attività professionali (19,7%). Darti e cifre che dalle parti di Confcommercio conoscono e leggono per quanto ci si preoccupi di fischiare il premier in carica quando si parla degli ottanta euro. Ma è il gioco delle parti da sempre, nulla di scandaloso. Solo che il portafoglio dei cittadini fortunatamente se ne frega dello storytelling e va al sodo su quanti soldi entrano ed escono, sugli addebiti e gli accrediti.

Vero è che il governo - quando piove - è sempre ladro ma i numeri chiedono un minimo di onestà intellettuale. Magari qualche domanda alle regioni e ai comuni che alzano le aliquote io le farei così quando parliamo di autonomia fiscale si gioca a carte scoperte e non ci si scudi col sempre piove-governo-ladro-piove. Numeri, fatti e non percezioni.