30righe

24 Giugno Giu 2016 1533 24 giugno 2016

I giorni del risentimento

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L'UE si è addormentata in 28 paesi e si è svegliata con uno in meno. Detta così ci sembra la solita bufala tipica dei post click-baiting sulle nostre bacheche e invece - spiace dirlo - è tutto vero. Uk votes to leave EU è lo stream della Bbc dalle prime luci dell'aba a urne chiuse e a scrutinio abbondantemente finito.

Il referendum sulla Brexit (23 giugno 2016) deve decidere la permamenza o meno della Gran Bretagna nell'Unione europea.

E da quel momento è la notizia di tutto il mondo, non lascia il sottopancia del canale all news che comunica l'avvenuto cambio di pagina di storia occidentale. Il Regno Unito lascia l'UE dopo oltre quarant'anni di comune appartenenza continentale tornando ad essere orgogliosamente (vista dalla maggioranza dei leave) l'isola nel mezzo di Europa e Usa, in una solitudine non del tutto cercata e tuttavia sancita da un voto che anzitutto lacera i cittadini al loro interno, fra under 40 a favore dell'integrazione e i loro padri e nonni nostalgici di un regno che fu.

— BBC Referendum (@BBCReferendum) 24 giugno 2016

Sono i giorni del risentimento quando si abbatte la tempesta nata dal vento seminato in questi anni di letargo europeo su tutti i temi in agenda. Passare dalla padella della tecnocrazia alla brace dell'oclocrazia - il governo della folla - non è proprio un buon segno per il futuro. Viene in mente la battuta di Benigni sul populismo quando, evocando la scena evangelica di Ponzio Pilato, affermò che la 'folla prima o poi sceglie Berabba' come un monito a non essere irrazionali nelle grandi scelte.

Il risentimento porta sempre altro rancore e la perfidia di un mondo a trazione finanziaria lo dimostra mettendo gli inglesi dinanzi allo specchio della loro testarda voglia di far da soli. Secondo gli analisti Mark Carney, governatore della Banca d'Inghilterrasi, trova in una situazione estremamente complessa: da una parte, la tentazione potrebbe essere quella di abbassare i tassi d'interesse per dare slancio all'economia e evitare il rischio di una lunga recessione.

D'altra parte, il crollo della sterlina farà costare di più le merci importate, spingendo in alto l'inflazione. Questo potrebbe richiedere un aumento dei tassi d'interesse per convincere gli investitori a lasciare i loro capitali in Gran Bretagna a costo e frenare la caduta del cambio. Il rischio, però, è quello di peggiorare un'eventuale recessione.

Adesso si spera in uno scatto di reni dell'Unione Europea da parte dei loro leader. Nel momento di maggiore friabilità il continente deve trovare la forza di ricorstruirsi. Certo si poteva partire meglio e anziché riunirsi a Berlino nel prossimo trilaterale Renzi-Hollande-Merkel, si poteva convergere a Bruxelles capitale de iure dell'Unione. Ma - con le decine di contraddizioni maturate - quest'ultima incoerenza a molti di voi sembrerà stucchevole. Mica tanto però...