30righe

30 Giugno Giu 2016 0929 30 giugno 2016

il Terrorismo nel nuovo millennio

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quei libri che ti lasciano un segno

L’enorme e incontrollata velocità con cui il mondo muta sotto i nostri occhi rende assai difficile la comprensione globale di ciò che accade e spesso ci si trova nel paradosso di vedere gli eventi ma non capire cosa significhino. Gli ultimi fatti di terrorismo compiuti in Turchia sono l'ultimo ed ulteriore esempio - nell’offerta mediatica - di un frammento che si vorrebbe separato dal tutto mentre al contrario il dramma degli attentati terroristici impongono, e non da oggi, quel plus di comprensione globale e di visione della questione nel suo insieme così come avviene - prendendo in prestito una similitudine fotografica - con il grandangolo, cercando di staccare dal particolare all'insieme, dal locale al globale.

Ecco perché il terrorismo va inserito in un più ampio discorso sociologico e comunicazionale. E su questi piani convergenti si muove il sociologo Marco Lombardi nel suo nuovo saggio “Il Terrorismo nel nuovo millennio” edito da Vita e Pensiero.

Nel saggio di Lombardi si fa anzitutto un’operazione di onestà intellettuale contro - scrive - l’omogeneizzazione degli eventi terroristici così come ci vengono narrati. Il “tanto a un chilo” dei media sopratutto televisivi intorno al fenomeno è dovuto alla velocità dell’informazione mainstream, fisiologicamente orizzontale, quella che si muove per breaking news. Leggendo questo saggio si ha finalmente la possibilità di procedere per moto verticale, in maniera più analitica senza prescindere dalla cronologia degli avvenimenti. Il libro è dunque - per usare termini a me più familiari - l’esegesi del fenomeno del terrorismo visto in termini diacronici, come uno scavo dentro gli strati temporali della minaccia jihadista non fosse altro perché il terrorismo nel nuovo millennio in corso - può sembrare brutale scriverlo - è qualcosa che evolve, un tumore per i nostri valori di democrazia e libertà ma pur sempre un organismo vivo e capace di mutare, nascondersi, riapparire, fare stragi, provocare dolore per molto tempo poiché - si legge - «Daesh guarda lontano, cerca di attrarre nel suo mondo pericoloso… imporsi come vulnerabilità a lungo termine per il resto del mondo».

L’stanza progettuale della costituzione di uno Stato islamico come permanente prepotenza nel consesso internazionale suggerisce quello sguardo sociologico che nel libro quindi è un valore aggiunto. Ed è in questo senso che Marco lombardi fornisce gli ultimi report con numeri, rilevazioni, dati oggettivi del fenomeno anche grazie agli studi costanti del centro di studi e ricerca Itstime dell’Università Cattolica di Milano di cui l’autore ne è coordinatore.

Sconcertante a riguardo è il tema dei foreign fighters, con il clamoroso va-e-vieni di migliaia di miliziani importati da più fonti, nazioni europee incluse: per consistenza numerica, potenzialità distruttiva si stima con certa precisione - per il 2016 - circa 60.000 combattenti provenienti, con numeri eterogenei , da oltre ottanta nazioni. E poi ci sono i temutissimi returnees cioè coloro che ritornano nei loro paesi d’origine dopo l’addestramento i quali dopo una fase apparentemente dormiente si risvegliano in forma zombie per colpire così come evidenziano gli attacchi di Parigi e Bruxelles quando ad immolarsi e uccidere sono stati giovani “nativi europei” convertiti alla mission islamista e terrorista. Lo studio perciò che si ottiene dal saggio è come dotarsi di strumenti analitici utili a capire i fenomeni e cercando di sfuggire al pressapochismo di molti dibattiti.

Il cuore del saggio è comprendere che per nuovi tempi vi sono nuovi terrorimi così cme è cambiata la forma di conflitto. Siamo davanti alla cosidetta ‘guerra ibrida’, quella specie di terza guerra mondiale combattuta ‘a pezzi’, come l’ha efficacemente descritta per primo papa Francesco. E mai come oggi il mondo è travagliato da una quantità di conflitti geograficamente indipendenti eppure tutti correlati tra loro, agiti da gruppi estremamente capaci di sviluppare strategie innovative di combattimento, come la magistrale padronanza delle nuove frontiere comunicative, le campagne di proselitismo che fanno leva sui disagi provocati dalla mancanza di integrazione, l’insistenza programmatica nell’indottrinamento di donne e bambini.

Nel libro di Marco Lombardi non vi sono ricette miracolose ma il tentativo di affrontare lucidamente la “complessità” del fenomeno e invitare tutti ad una provocazione che aleggia sotto-testo.

Il terrorismo è una sindrome ipertrofica della nostra modernità per cui vale la pena non solo afferrare nessi di causa-effetto della geopolitica ma - più profondamente - bisogna gestire la crisi che produce nelle nostre non più granitiche certezze, come a dire in qualche modo di coabitare con la paura per saperla gestire con saggezza, tenacia ed equilibrio.