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12 Luglio Lug 2016 1835 12 luglio 2016

Andria-Corato, un solo aggettivo: Inammissibile!

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L'incidente è avvenuto sulla tratta Corato-Andria.

Una sola parola, fra le troppe di queste ore, ci restituisce tutta la gravità della sciagura ferroviaria sulla tratta Andria-Corato e l'ha pronunciata, con puntualità performante, il Capo dello Stato Sergio Mattarella. E l'aggettivo è 'inammissibile'.

Morire di treno a binario unico, al modico prezzo di poco meno di cinque euro, è infatti qualcosa che non solo non si accetta per principio morale a monte ma produce una rabbia collettiva, insopportabile. Un mezzogiorno di fuoco e di sangue quello che ha vissuto la terra pugliese e in questo dolore fa corona tutta l'opinione pubblica la quale si stringe alle famiglie delle vittime e dei feriti. In queste ore, finite le operazioni di recupero delle vittime, quando si abbasserà il tasso di adrenalina si può e si deve cominciare a capire la dinamica di una tragedia aggravata sì dalla malasorte di uno scontro avvenuto nell'unica curva di un percorso quasi tutto in rettilineo e che avrebbe potuto limitare i danni se i conducenti si fossero visti e avessero frenato; ma il disastro di Andria-Corato è inammissibile per l'evidente abbandono del trasporto locale da parte di una cattiva politica infrastrutturale di molti e troppi governi nel nostro paese.

Non è la mia una polemica di maniera, ma fatti: in questi anni di nastri tagliati per le tratte (doverose) dell'alta velocità in molti hanno chiesto alle istituzioni preposte di lanciarsi sulla mobilità locali, quelle realmente nevralgiche del nostro paese. Chi scrive è abbastanza adulto da aver vissuto - da meridionale - la frustrazione di interi territori nei quali per raggiungere una città bisogna stiparsi in treni ottocenteschi, su tratte a binario unico quando il binario c'è, con passaggi a livello spesso aperti con rischi giganteschi di incidenti eccetera. Questa tragedia ferroviaria rende drammaticamente plastico che vuol dire un paese che ancora vive sulle spalle di un'Italia ormai obsoleta, con mezzi e linee degli anni 50-60.

Dal paese del 'boom' oramai siamo l'Italia del 'crac', il dissesto perenne, così come efficacemente evidenziato da Sergio Rizzo secondo cui «ci siamo completamente dimenticati del trasporto locale, consegnando studenti e pendolari a una specie di girone dantesco fatto di carrozze sfasciate gelate d’inverno e roventi d’estate, treni sporchi e stracolmi, convogli perennemente in ritardo. Un girone nel quale si accalcano anche operatori improbabili, non importa se privati o pubblici (ricordate lo sfascio delle pugliesi ferrovie del sud-est?), in una demenziale ripartizione di competenze fra le Regioni: frutto di un federalismo insensato e accattone. E se non c’è talvolta nemmeno una differenza apprezzabile fra Nord e Sud, di sicuro quel girone dantesco nel Mezzogiorno è più prossimo al fondo dell’inferno. Le responsabilità individuali, come dicevamo, saranno accertate. Quelle di certa cattiva politica, invece, lo sono già».

Non per varcare poi la soglia della retorica ma il dramma Andria-Corato è un trattato di sociologia della 'realta' rispetto all'eccesso di storytelling, la vittoria perversa dei fatti rispetto al primato fasullo delle percezioni:

Sono questi i treni della quotidianità italiana in cui sale quella 'classe media' sempre più in difficoltà la quale prefersice i disagi di un treno pendolare scomodo e angusto mgari per risparmiare la benzina il cui prezzo non scende per insopportabili accise da pagare per le guerre di Etiopia o il disastro del Vajont, per citare le petizioni più surreali.

Sono treni nei quali molti studenti universitari che - senza fare collletivi di maniera fra una canna e un sit-in radical chic - ogni giorno vanno e vengono dagli atenei studiando e tornando a casa. Sono treni che portano molte donne a fare le badanti per arrotondare l'economia della famiglia monoreddito a rischio povertà.

Sono convogli che custodiscono le ansie dei padri che vanno a lavorare nei campi oppure nelle poche fabbriche che il Sud tiene aperte e che vanno in treno per starci nelle quattro e interminabili settimane prima dello stipendio.

Eccetto i figli di papà o i pochi fortunati, molti di noi hanno vissuto questi treni pendolari i quali custodiscono i musi induriti dalla vita ma anche le risate della gioventù incosciente, tutti uniti dall'insieme degli odori (spesso puzze) ma tutte dannatamente vere, autentiche perchè fanno sentire il quotidiano delle nostre storie italiche.

Ed è per questo che tutto oggi è inammissibile quando vedi il nostro paese a litigare per fondi europei spesi male o in ritardo; un paese che accartoccia le vite di innocenti pugliesi e le nostre coscienze. Inammissibile, Inammissibile!

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