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14 Luglio Lug 2016 1408 14 luglio 2016

Amoris Laetitia, dibattito ma tanto mormorio

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Che Amoris Laetitia, l’esortazione di Papa Francesco frutto di un biennio sinodale sulla famiglia pubblicata l’8 Aprile scorso, non sarebbe stata una “passeggiata” lo si sapeva non appena il pontefice he messo la sua firma a beneficio di tutta la comunità cattolica. E quasi certamente il primo ad esserne consapevole (e - perdonate la provocazione - credo anche divertito) è proprio lo stesso Bergoglio il quale sa di aver gettato un sasso in uno stagno placido da lungo tempo, forse dopo decenni di autoreferenziale e pigro immobilismo teologico e pastorale sul tema.

Dalla “consegna” dell’esortazione è un susseguirsi di articoli, prese di posizione di media e alta intensità polemica e tuttavia non mancano iniziative diocesane di seminari per una lettura analitica di un documento articolato e complesso con buona pace di chi ha sempre pensato Papa Francesco, nell’esercizio del suo ministero, come un pastore dei soli gesti e delle omelie a braccio. Amori Laetitia è anzitutto un documento del magistero papale a cui è demandata la missione di insegnare e confermare i fratelli poiché è del Papa il diritto-dovere di fare sintesi nella collegialità. Pertanto l’esortazione del pontefice è quella sintesi dentro la triade dialettica di tesi e antitesi quando per 24 mesi il confronto è stato libero, sincero e aperto, senza edulcorazioni e censure.

Dunque il considerare Amoris Laetitia come un discorso pourparler, condito di rincuoranti buoni propositi ma nulla di assertivo, insomma un magistero minore - come si è mormorato in queste settimane anche da parte di eminenti presuli - è offensivo persino per i due sinodi celebrati nei quali hanno partecipato autorevoli partecipanti. Un uomo vicino alle posizioni di Bergoglio, il card. Christoph Schönborn lo ha detto chiaramente a La Civiltà Cattolica: «Siamo portati in modo vitale a distinguere la continuità dei princìpi della dottrina nelle discontinuità di prospettive o di espressioni storicamente condizionate. È la funzione propria del magistero vivente: interpretare autenticamente la Parola di Dio, scritta o trasmessa».

Ma non ci si trova dinanzi al solo mormorio, alla critica a mezza voce e sussurrata nel groviglio delle parole, atteggiamento sul quale lo stesso Cristo peraltro si scaglia con maggiore severità (basta solo rileggere quei “guai voi ipocriti” in Mt 23). E’ guerra aperta e a muso duro anche fra teologi e vaticanisti, in un continuo gioco a freccette di articoli, saggi, libelli, apologie e progressioni. Non manca il rimpallo persino di frammenti del vangelo, di citazioni fra documenti papali, confronti di magistero a tratti surreale.

Ma qual’è la complicata quaestio ruotante intorno ad Amoris Laetitia? Si rischia - va detto - un’eccessiva semplificazione per la quale mi scuso con altri teologi ma ci si prova

Nella teologia ci si continua a preoccupare di inserire tutti i temi dentro “categorie” come - detto con un esempio - mettere tutti in moduli abitativi tutti uguali, stessa metratura, stessi volumi. Ma con la questione dell’amore umano questo è (e non da ora) impossibile da fare non fosse altro che per sua natura esso è duale, cioè vissuto da due soggetti, indipendenti e liberi. Giacché quando una sola delle due parti fosse costretta all’amore per l’altra parte, il “matrimonio semplicemente non esiste ed è pertanto nullo”. Sta qui il punto drammaticamente difficile per il gira e rigira del dibattito teologico dal Vaticano II in poi: Come a voler incastrare un camion in un box per automobili, il pontefice invita a non insistere ostinatamente a trovare una casistica per ogni situazione affettiva e relazionale, semplificando in regolari e irregolari come due mondi letti con categorie a-priori.

L'esercizio del discernere che il Papa affida ai Vescovi di valutare i singoli casi particolari rende giustizia non solo alla partecipazione dei vescovi come pastori della loro chiesa particolare ma getta una luce nuova sul termine “particolare” nel senso che le storie matrimonio in crisi, ferito o interrotto sono specifiche da situazione in situazione. Spetta quindi ai pastori più vicini alle persone coinvolte in queste ferite discernere affinché si arrivi al bene di tutti. A nessuno può sfuggire che sta proprio qui il mistero di un evento tutto umano - l’amore fra due persone - che diventa segno dell’amore di Dio per l’umanità. Ma - Scrittura alla mano - questo stesso amore non è una lunga storia di amore drammatico, nella suprema libertà di incontrarsi e lasciarsi? Sono davvero innumerevoli le situazioni che hanno certamente la contraddizione di una definitività promessa e non realizzata ma non per questo si debba essere marchiati a vita.

Sul matrimonio e le questioni dell’affettività, Amoris laetitia è metodicamente discontinuo rispetto agli stop and go del magistero precedente anche se è in perfetta continuità con l’orizzonte di fondo: fare della Chiesa la casa di tutti, sopratutto i lontani bisognosi di cura. Si può dire che Papa Bergoglio è stato in qualche modo, il Pietro e il Paolo per l’oggi ecclesiale, roccia e acqua contemporaneamente. Nel senso che i principi non vengono rimossi ma i sentieri che portano al bene delle anime hanno strade nuove e inesplorate e quindi mi sfugge questo tanto agitarsi nell’intraprenderle.

E’ la fine (forse) del manicheismo perfetto e l’inizio di una creatività pastorale a cui nella Chiesa non si era più abituati: per molti bastava un convegno al top, un documento scritto bene, settimane di studio con i contro fiocchi. L’importante è che la vita, quella che in cui si sbaglia a caro prezzo, stesse fuori a non disturbare il dolce silenzio del far nulla. Papa Bergoglio - sarà brutale l’immagine - ma ha tolto il divano a molti addormentati apologeti del nulla, chiedendo loro di andare per le strade e portare il Vangelo.

Ed cco allora il perché di tanto mormorio…

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