30righe

20 Luglio Lug 2016 2002 20 luglio 2016

Vaccini e la disfunzione mediatica

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Sulla questione dei vaccini era in gioco una posta molto alta e decisiva. Bisognava finalmente porre un freno alla sovrapposizione tra i fatti e le opinioni sopratutto quando quest’ultime si lanciano come bombe sulle persone e le loro decisioni. La notizia non è marginale e si configura come un vero atto di educazione alla salute nel senso più nobile dell’etimo, proprio in quanto educere in latino vuol dire tirare fuori la parte migliore, discernere e trovare il dato di conoscenza e trasmetterla con verità.

I medici che sconsigliano le vaccinazioni, infrangono il codice deontologico. E rischiano sanzioni, fino alla radiazione. A decidere saranno gli Ordini provinciali dei camici bianchi, sulla base delle indicazioni del documento della Federazione nazionale degli Ordini (Fnomceo) sui vaccini, presentato oggi a Roma. 'Nel codice deontologico - spiega il segretario della Fnomceo, Luigi Conte - ci sono articoli precisi che invitano i medici a non sottrarre i pazienti a cure efficaci e scientificamente validate. Il codice è molto chiaro su questo. E le vaccinazioni rappresentano un principio fondamentale di sanità pubblica, di tutela della salute del singolo e della collettività, che è dovere del medico”.

Quindi si è deciso sulla salute anche a costo di fissare dei limiti come in questo caso sui vaccini colpevolizzati (ingiustamente) in questi anni di produrre l’esatto contrario della loro stessa ragion d’essere, cioè provocare malattie anziché prevenirle; e tutto ciò per un paradosso causato da studi scientifici rivelatasi in seguto delle vere e proprie bufale ma in continuo viaggio su internet.

E’ avvenuto anche su altre questioni riguardante la salute. Ricordate le guarigioni con le staminali? Una tragedia per le famiglie che si sono attaccate alla speranza e si davano in pasto ai media per ore di talk pomeridiani per le mamme e le nonne che stirano i panni.

I vaccini che fanno male, una contorsione della realtà scientifica almeno fino a prova contraria. Eppure molti italiani ci credono. Com'è possibile? Una vicenda che sembra paradigmatica dell’incapacità da parte di molti italiani a valutare i contenuti che passano in rete: secondo una recente ricerca, mancano basilari capacità degli utenti di filtrare le migliaia di notizie nel flusso della rete, per arrivare ad una vera e propria dis-funzione comunicazionale e mediatica.

Secondo questa interessantissima indagine l’utente medio costruisce la propria opinione senza una personale analisi, non tenta neanche un generico fact checking ma si fida dei “mi piace” sui social o i primi risultati di una pagina google che spesso sono inserzioni sponsorizzate e dunque in testa alla ricerca per evidenti motivi commerciali. E 'dovendo gestire più informazione di quanta possiamo effettivamente processarne, il rischio è di cadere vittime del confirmation bias, la tendenza a rimanere legati ad un’idea che ci siamo fatti sulla base di informazioni preliminari, anche quando evidenze successive contraddicono quell’idea', puntualizza lo studio.

Così molto probabilmente è avvenuto per i vaccini ma a caro prezzo: sempre secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità e del Ministero della Salute, le coperture vaccinali per malattie come poliomielite, tetano, difterite ed epatite B oggi sono al di sotto del 95% (la soglia di sicurezza) e la copertura scende sotto la soglia dell’86% per morbillo, parotite e rosolia, patologie per cui, secondo i dati diffusi dalla Società Italiana di Pediatria, oltre 358.000 bambini non sono stati vaccinati negli ultimi 5 anni. La decisione di richiamare il codice deontologico è significativa perché nel rapporto con le famiglie i medici possono abbattere i falsi miti e tuttologie pericolose. Oggi qualsiasi voce diventa “sapienza” senza subirne le conseguenze e l’uso della rete si trasforma in abuso di una professione - come nel caso della medicina - i cui effetti possono davvero essere pericolosi.

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