30righe

29 Luglio Lug 2016 1055 29 luglio 2016

Bergoglio e il silenzio che fa rumore

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Ai salici di quella terra/appendemmo le nostre cetre,

perché là ci chiedevano parole di canto /coloro che ci avevano deportato (Sal 137)

Papa Francesco in pellegrinaggio ad Auschwitz

Il magistero del silenzio, le parole che dicono senza essere pronunciate. Seduto ai piedi di un albero come fosse ai piedi del salice ricordato nel salmo 137 seduto a piangere per l'orrore.

Papa Francesco in pellegrinaggio ad Auschwitz-Birkenau si affida al silenzio lasciando per un momento la parola, ritenuta superflua, sempre illuminante e tuttavia non necessaria in questo momento. In quella - come disse una volta Papa Montini - bocca chiusa come una pietra che sigilla un sepolcro Bergoglio rende un servizio 'gestuale' al suo predecessore Joseph Ratzinger che nel 2006 sentì- come figlio del popolo tedesco - di dire tutto il suo smarrimento pronunciando quel mai più l'odio, la violenza antisemita e la guerra fra popoli.

Il Pontefice ha dapprima attraversato a piedi da solo l'arco d'ingresso del campo, sotto la scritta 'Arbeit macht frei' (il lavoro rende liberi). Poi ha pregato in silenzio per diversi minuti nella piazza dell'appello e infine ha incontrato e abbracciato un gruppo di sopravvissuti alla Shoah. Francesco si è poi spostato all'attiguo campo di Birkenau, chiamato anche Auschwitz II, a tre chilometri di distanza. Nell'area, nel periodo della Shoah, c'erano tre campi: due costruiti specificamente per lo sterminio degli ebrei, Auschwitz e Birkenau, e un campo di lavoro a Monowitz (Auschwitz III). Il papa ha visitato un monumento di vittime delle nazioni, alla presenza di un migliaio di ospiti, è poi passato davanti alle targhe commemorative nelle diverse lingue, deponendo una candela accesa e ha incontrato 25 «giusti delle nazioni», persone che hanno messo a rischio anche la propria vita per aiutare gli ebrei in quel momento di persecuzione.

Francesco saggiamente offre le sue mani e i suoi occhi per dare senso e significato a ciò che la Chiesa crede fermamente: un mondo così può e deve essere cambiato perché la pace torni ad essere centrale nel l'agenda politica delle nazioni, l'obiettivo fondamentale dell'Europa anzitutto. Il buio spettrale della cella della fame in cui fu rinchiuso e torturato Massimiliano Kolbe su cui il Papa ha chiesto di sedersi per stare avvolto nell'oscurità dell'oggi del mondo esprime una forza comunicativa incredibile e non di maniera. In queste ore tutti i credenti si stringono in questo buio europeo contemporaneo nella cui assenza di luce emerge la mancanza di orientamento di un continente i cui leader farebbero bene - detto provocatoriamente- ad andare nei luoghi della memoria e capire che si è in qualche modo prigionieri di nuovi nazismi nascenti.

Sì perchè la stessa Polonia - sopratutto quella politica - che applaude al pontefice argentino in fondo ride a denti stretti e storce il naso buona parte dell'establishment europeo considerato che al pontefice non piace il the show must go on o il finiamola a tarallucci e vino, per dirla senza giri di parole. Questa Giornata dei Giovani allora assume un significato geopolitico fondamentale.

Papa Francesco pellegrino in europa infatti tocca sempre i luoghi del dolore (lampedusa, Lesbo, Sarajevo, Tirana) diventando impertinente per gli uomini del palazzo: in queste ora lo si tira per il saio bianco poiché ha osato dire nel volo verso Cracovia che siamo davanti ad una guerra di interessi e non di religione e da qui corsivi al vetriolo sul pontefice che dimentica le vittime della Jiihad. E mentre si leggono fiumi di sciocchezze, Francesco risponde muto con una autorevolezza che impressiona, annichilisce la mediocrità e placa nello stesso tempo i tentativi maldestri di mandare a carte e quarantotto l'equilibrio dei popoli e delle nazioni. Nei lager di ieri che ammoniscono sui non-impossibili lager di oggi, il silenzio eloquente di Bergoglio fa un rumore impressionante e alla paura si risponde con il coraggio di reimpostare l'agenda politica e culturale europea dedicandosi a giovani, famiglie, poveri e periferie.

E se l'Europa vuole cambiare davvero passo è chiamata a considerare i suoi cittadini soggetti di libertà e sicurezza piuttosto che oggetti in pasto agli interessi e alle speculazioni di pochi. Con questo andazzo l'aggettivo religioso rischia l'ipertrofia diventando così idolatria e sfruttamento, quando le ricchezze di tutti vengono rubati per fabbricare il vitello d'oro per la bulinia sfrenata di pochi.

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