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4 Agosto Ago 2016 1157 04 agosto 2016

Migranti, decisiva la cooperazione

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Inizia da oggi una missione da parte del ministro degli esteri Paolo Gentiloni in Nigeria- Costa d’Avorio nell’ambito della cooperazione internazionale, si legge in una nota della Farnesina. Vengono in mente le parole di alcuni giorni del presidente Mattarella il quale consigliato vivamente il retroscenismo politico - gustosissimo nel nostro paese - di prendersi un po di riposo magari andando a caccia di Pokemon in riposanti luoghi di villeggiatura e ci si augura che il consiglio venga preso sul serio a favore di un dibattito più analitico sul tema dei flussi migratori.

E’ risaputo che la fuga di migliaia di persone verso il continente europeo è sostanzialmente bipartita. Vi sono i profughi richiedenti asilo per il bisogno di salvezza dai conflitti come accade sopratutto per i siriani. Ma vi sono i migranti economici, cioè coloro che lasciano il proprio paese per scelta, per un progetto di benessere economico e sociale. Questi migranti scelgono di investire denaro e fatica per venire da noi nella speranza di migliorare il proprio tenore di vita, cosa che non riescono a fare nel proprio paese, perché il sistema politico, economico e sociale di quei luoghi è marcio e non credono nell’investimento sul proprio territorio. Sentono che lì falliranno, e invece presumono che da noi quell’investimento possa ancora funzionare, dare corpo ai loro sogni di mobilità sociale e di miglioramento individuale e familiare.

Il nostro paese - se ne parla troppo poco e spiace - è l’unica nazione nel consesso europeo ad aver elaborato un efficace pacchetto di risoluzioni (il migrant compact) strutturali sul problema. E proprio sul piano dell’aiuto a “casa loro” che si muove il nostro governo con una missione che va nella direzione di intervenire alla radice della fuga “economica”.

In Nigeria, principale economia del continente africano, l'Italia è già presente in vari settori tra cui l'energia, le infrastrutture e la logistica. Ma c'è ancora spazio per rilanciare la presenza italiana anche in settori come l’agricoltura, l’agroindustria, le infrastrutture, l'energia e l'industria manifatturiera con la conseguente creazione di lavoro locale, dispendio positivo di professionalità interne, produzione di Pil insooma.

Così anche in Costa d’Avorio il nostro paese vuole rilanciare quanto stabilito da un accordo del 2015 e che prevede progetti di sviluppo per un ammontare di 45 miliardi di euro. Per finanziare gli interventi previsti dal Piano, il Governo ha raccolto circa 14,5 miliardi di Euro da investitori privati stranieri e circa 11,7 miliardi di Euro dal settore pubblico.

La cooperazione internazionale è quindi strategica, è il fattore decisivo nella geopolitica attuale: tutti gli analisti chiedono all’UE di rendersi visibile e protagonista non soltanto nello scacchiere militare sempre dentro il perimetro del diritto militare internazionale. Ma sopratutto offrendo risorse serie agli stati che si attivano negli accordi bilaterali con le nazioni di crisi economica i cui effetti sono povertà e disordine sociale.

Si può affermare che è nella lotta alla povertà e nella sussidiarietà un formidabile antidoto agli squilibri nel sud del mondo: lo ha chiesto ActionAid giorni fa appellandosi al governo in occasione del prossimo G7 a presidenza italiana. ActionAid chiede infatti al parlamento italiano «di confermare la volontà di ridare centralità alla cooperazione internazionale allo sviluppo, sostenendo fino in fondo il processo di riforma, e di confermare il trend positivo di crescita dell’Aiuto pubblico allo sviluppo”.

E’ necessario anche “incrementare le voci di spesa che generano realmente uno sviluppo nei Paesi partner, mentre dal punto di vista geografico dovrebbero essere incrementati gli aiuti ai Paesi meno avanzati».

Una provocazione finale: se ne parlerà in televisione oppure si sentirà disquisire ancora e solo su Italicum da cambiare e riforme costituzionali da affossare?

Si vedrà...

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