30righe

18 Agosto Ago 2016 1048 18 agosto 2016

Si urla contro il burkini e poi?

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A quanto pare l’Europa della politica e dei media ce la mette tutta a dare il peggio di sé quando non sono in gioco gli interessi economici. Quando la geopolitica - quella che dovrebbe occuparsi del disastro umanitario nella città di Aleppo, delle “epurazioni” in Turchia o della nuova guerra fredda fra Stati Uniti e Russia - fa la guerra al terrorismo con il divieto ad indossare il “burkini” allora cadono le braccia e viene il dubbio che non si può cavare i l sangue da una rapa, pretendere insomma risultati apprezzabili da chi è incapace di produrre un pensiero di sostanza.

Mesi fa si era tentato - a proposito del rapporto dell’Islam con le donne - un ragionamento leggendo un’osservazione di Galli della Loggia sul Corriere, riguardante le “asimmetrie” culturali e comportamentali fra uomini e donne musulmane e la conseguente sottomissione su molti aspetti delle donne rispetto ai loro compagni e mariti. Una condizione certamente in contrasto con i nostri di parità fra i sessi e comuni libertà individuali.

Ci saremmo aspettati un confronto di peso da parte di intellettuali, politici e scrittori partendo da questa traiettoria culturale e invece bisogna arrendersi ad una misera “prova costume”.

In questo senso non si può che concordare con mons. Nunzio Galantino che oggi riprova ad alzare la qualità del confronto: «La paura dell’abbigliamento delle musulmane mi appare strumentale. Se posso permettermi: coglierei questa circostanza per alzare un po’ il tono del confronto che, in alcune circostanze, m’è parso un tantino mortificante nei toni e nelle parole». Secondo il segretario dei vescovi italiani, laicità (si riferisce alla Francia) non può accostarsi a guerra ai simboli delle religioni così come dichiarato a livelli più aliti dal primo ministro Valls.

Stupisce perciò - con questo polverone sul burkini - una certa povertà di argomenti da parte della politica francese in ordine alla sicurezza dei suoi cittadini e sopratutto dopo le mostruosità del terrorismo di Parigi, Nizza, Rouen. Non si contano più infatti i report inviati dalle intelligences sulle opacità nei rapporti fra alcuni imam e i loro fedeli, sui finanziamenti a moschee ufficiali e comunità clandestine, sul traffico di armi ed esplosivi, sui viaggi di andata e ritorno di lupi europei pronti ad indottrinarsi al jiihad e poi farsi esplodere nei loro paesi occidentali contro i loro concittadini. Eppure il governo francese dedica le sue energie a svestire le donne islamiche secondo uno schema di incompatibilità etico-culturale che francamente risulta mediocre quanto ridicola.

Con la solita sagacia che lo contraddistingue Mentana su Facebook sintetizza chiedendosi “i burkini no e i budini sì? come a dire - ai leader politici e probabilmente anche ai media - di concentrare gli sforzi nella guerra al terrorismo vero quello che arriva nelle spiagge con i fucili d’assalto come a Sousse, che ti uccide nei bar o in un supermercato, che taglia le gole dentro i musei. Un terrorismo che riesce nell’orrore proprio perché possiede soldi e armi ( mica costumi e pareo) con la stessa facilità di un acquisto su internet, grazie sopratutto ad un mercato che opera indisturbato e sghignazzante mentre chi è preposto alla sicurezza è distratto ai massimi sistemi culturali in formato beach-wear. Sciocchezze che parlano sì in francese con le puntualizzazioni - non potevano farcele mancare - in lingua leghista con il video di Salvini che invita i sindaci del suo partito a vietare il burkini, un simbolo - si legge - di arroganza e violenza nei confronti della donna.

Viene da chiedersi se parliamo dello stesso Salvini a cui piace paragonare una carica dello stato ad una bambola gonfiabile, sempre per stare in tema di difesa nei confronti delle donne…. Giudicate voi! Si è solo certi che si fa tanto rumore per un burkini e molto silenzio per ciò che conta davvero.

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