30righe

25 Agosto Ago 2016 1107 25 agosto 2016

Potente, esteso e severo

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Il centro di Amatrice ridotto in macerie.

Aggettivi separati da virgole che da soli non dicono nulla. Ma se messi in bocca ad un geologo e applicato ad un terremoto ecco che un brivido scorre sulla schiena. Sì perché, come sette anni fa in Abruzzo, questo terremoto in Centro Italia si ascrive nell'elenco di quelli potenti, estesi e severi con oltre 245 morti e decine di dispersi nelle zone colpite dal sisma. E migliaia di sfollati senza tetto, generi primari e di prima necessità.

Da perle di fascino a ruderi senza vita: Amatrice, Accumoli, Arquata del Tronto e Amatrice - e le loro frazioni - stanno nel cuore dell’Italia, piccole e luminose stelle di una costellazione che brillavano di luce e riempivano di lacrime di luce gli occhi commossi dei pellegrini nella storia. A molti di noi infatti - impegnati a compulsare gli schermi di smartphone e tablet - questi luoghi sembrano scollati da una memoria collettiva ma per secoli, lungo la via francigena, migliaia di persone si sono ristorati in queste colline cantando salmi e invocando preghiere in attesa di andare a Roma, culla del cristianesimo e madre dei popoli, consolati dalla nobile semplicità delle chiese e pievi e rinfrancati dall’accoglienza delle locande e osterie. Vittorio Sgarbi su Il Giornale ci informa su quanto abbiamo perso del forziere artistico e architettonico di queste stupende località.

E tuttavia il terremoto squarciando tetti e muri e divorando centinaia di vittime deve provocare in tutti noi una ferita morale e spirituale che possa gridare tutto lo sdegno della nostra incapacità di conservare e proteggere vite umane e patrimonio storico-culturale. Non si può accettare che il nostro paese esporti in tutto il mondo la migliore ingegneria e tecnica di costruzione antisismica e poi non la applichi a se stesso, ai propri borghi e comuni. Un Know How copiatoci in tutto il mondo - sopratutto Giappone e California - e non “obbligatorio e normativo” in Italia, anch’esso territorio friabile e vulnerabile in casi di sisma violento. Certo, molti dei nostri edifici pubblici e privati risalgono ad anni di scempio edilizio prima che fossero messe in campo nuove tecniche di ristrutturazione ma ciò non attenua il senso di smarrimento e di rabbia per l’incuranza delle nostre classi dirigenti e imprenditoriali le quali sono stati capaci di sperperare una valanga di soldi per ricostruzioni indegne piuttosto che lavorare a monte, cioè nella prevenzione e nella progettazione.

Ci si chiede se il “nuovo” fatto a norma sia - per natura - destinato a sfregiare il bello (spesso accade) ma non è così se solo vengono messi in capmo sensibilità e le migliori intelligenze sul campo. E’ possibile armonizzare entrambe le istanze come testimonia Norcia, colpita violentemente nel 1979 e rimessa in piedi con ottimi risultati visti con i piccolissimi danni dopo il sisma del 2007 e quello di ieri. Esempio paradigmatico di come criterio e rigore evita la tragedia, difende la bellezza, salva vite umane e rassicura dal terremoto, realtà - mettiamocelo in testa - che coesisterà per sempre sotto i nostri piedi e dalla quale non si può sfuggire.

E sempre una questione di aggettivi ma fa fatto un costrutto diverso partendo dal “bisogno” di sicurezza come soggetto della frase: esso è potente, severo e va esteso ovunque.

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