30righe

31 Agosto Ago 2016 1210 31 agosto 2016

Facebook e l'algoritmo boomerang

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Una vicenda che - come vedremo - sembra legarsi in qualche maniera, per parte italiana, alle ultime polemiche sulle bufale circolanti la rete in questi giorni del dramma terremoto in centro italia.

La quetione riguarda il rapporto fra l'informazione e i social network, in questo caso Facebook che nel giro di poche settimane sembra aver inanellato due 'gaffes' consecutive. In un primo momento, a seguito di una polemica nell'ambito della campagna elettorale presidenziale, Menlo Park aveva licenziato la redazione a cui era affidato il compito di gestione delle news di maggior dibattito e appeal. Siamo nel maggio scorso e un'inchiesta curata dal sito Gizmodo accusava la redazione news di manipolazione dei fatti, dando più o meno risalto ad alcune notizie; a questo punto alcuni repubblicani avevano accusato Facebook di discriminazione politica e Mark Zuckerberg aveva promesso di rimettere mano alla sezione. Infatti qualche giorno fa ha annunciato un decisivo cambiamento per i Trending Topics: ha licenziato tutto il team editoriale, delegando prevalentemente ad un algoritmo la gestione delle tematiche.

E proprio giorni fa il fatto più 'scottante' e serio con protagonista una giornalista di Fox News, Megyn Kelly, la quale sarebbe stata licenziata per le sue simpatie verso Hillay Clinton. L’articolo parlava di una denuncia fatta da Fox News, che stava allontanando Kelly dalla rete: la notizia era però completamente inventata. Ciononostante è rimasta in cima alla sezione Trending per diverse ore. Una polemica gigantesca considerato il contesto di battaglia politica attulamente negli stati uniti e il ruolo 'cruciale' del web nel dibattito elettorale. Facebook ha chiesto scusa ma il problema è tutto fuorché risolto.

Oggi ci si dovrebbe interrogare- globalmente - sull'indice di credibilità della rete quando non è più capace di veicolare notizie certe, verificando le fonti e incrociando i dati e invece offre troppa visibilità ai siti acchiappa-click, sedicenti quotidiani che 'pagano' il social inserzionando le loro bufale sensazionali mettendo a dura prova gli editor professionisti. Nel nostro paese la più recente stortura di questo tipo si è verificata con il dramma del sisma in Centro-Italia, un confronto del quale (come volevasi dimostrare) tutti adesso ricordano il neologismo del direttore del tgla7 Mentana applicato ai produttori di bufale, i cosidetti webeti. Non si sono più contate le sciocchezze su internet dal classico 'sospetto' circa l'uso dei soldi della beneficenza fino alla petizione nel destinare il jackpot del superenalotto ai terremotati passando per lo squallido gioco della torre fra sfollati e immigrati degno di una parte di cittadini (minoritaria ) che davanti allo schermo riesce ad 'influenzare' segmenti di opinione pubblica. Non stupisce la lotta a muso duro del direttore Mentana rispetto a questa dittatura del click o - come direbbero intellettuali più raffinati - la web-oclocrazia, cioè il governo delle masse senza scendere in piazza ma stando comodamente sul divano o in scrivania sentenziando e sospettando di tutto e sostituendosi a tutti.

Alla domanda se fra giornalismo e social ci possa essere armonia la risposta è si poiché nessuno 'script' potrà sostituire il coraggio di un inviato di guerra, o la caparbietà di un'intervista scomoda; e se ai social non è possibile chiedere il binomio credibility and fairness (credibilità e imparzialità) che sta alla base del giornalismo, è legittimo tuttavia pretendere quantomeno di verificare i contenuti cestinando il pattume spacciato per scoop.

Un ultima domanda: tornando dalla sua Roma, Mark Zuckerberg - così appassionato di studi classici - metterà a frutto almeno uno fra i precetti della retorica di Cicerone, ad esempio la dispositio (delle notizie) gerarchizzando in modo efficace ed efficiente quel che passa dalle sue parti?

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