30righe

13 Settembre Set 2016 1613 13 settembre 2016

Raggi, da che balcone viene la predica?

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Virginia Raggi si è sfogata su Facebook e già questo è tutto un dire. La neo sindaca di Roma si è lanciata infatti contro cronisti e fotografi accusati - secondo lei - di assediarla in modo maldestro. Mi fate un po' pena a dir la verità: tutta la vostra vita passata ad aspettare che qualcuno 'inciampi'... così si è espressa con amarezza la Raggi sul suo profilo social. Forse siamo già al giornalismo 3.0?

Faccia a faccia tra Virginia Raggi e Chiara Appendino.

Passano poche ore e la stessa Raggi, mentre inveiva contro i media, oggi casualmente si è affacciata dal balcone del Campidoglio e offrisi ai giornalisti insieme alla Chiara Appendino, neo sindaca di Torino, eletta con i cinquestelle in visita a Roma per un bilaterale in cui discutere di città metropolitana e collaborazione su progetti culturali. E lì, galeotto fu il balcone: caffè e biscottini, saluti Urbi et Orbi, sorrisi offerti volentieri ai giornalisti “penosi” del post di qualche ora prima.

Viene il sospetto - dicono i maligni - che un certo doppiopesismo di giudizio sui mezzi di informazione abbia contagiato anche i cinquestelle tanto quanto le forze che poi arrivano alla governance (Da Berlusconi a D'alema passando persino per lo stesso Renzi). Sembra che per il M5S i giornali vanno bene se ti seguono nei vari tour, che sia lo tsunami alle europee o i coast to coast del no al referendum; poi diventano amici dei poteri forti se provano a farti le pulci sul non avvio della giunta, simboleggiata nel caso di Roma dalla pagina in allestimento del sito istituzionale del Comune. La stessa cosa accade per la televisione, considerata seducente fintantoché da una mano all’ego narcisista del candidato. Poi diventa cattiva maestra se (con modi a volte maldestri) ti chiede di rispondere alle domande, di dare chiarezza e contezza dei fatti.

Che i media siano l’ossessione della politica a partire dal berlusconismo è un dato di fatto con l’avvento di quella che Ilvo diamanti chiama in modo geniale la “democrazia del popolo' che legittima col voto il consenso al leader. Quindi la domanda - seguendo il ragionamento fino alla fine - è chiedersi del perché la sindaca di Roma non risponda proprio ai suoi cittadini che l’hanno votata a larga maggioranza al Campidoglio piuttosto che delegare a Grillo i suoi dossier. E come mai oggi - e non ieri - si è urticati dai giornalisti impertinenti? Perché non pensarci quando si portano i figli sullo scranno del sindaco durante la prima del consiglio comunale? A paragone con le ultime vicende della Clinton a cui scandagliano cartelle cliniche, valori sanguigni, redditi e ogni altra vicenda privata, i media italiani con i politici sono quasi educande riservatissime.

Ad ogni modo vale per la Raggi, Di Maio ma per tutta la politica - cinquestelle compresi a questo punto - il motto unicuique suum, dare cioè a ciascuno il suo: in molti perciò consigliano alla Raggi di non preoccuparsi di redigere regole deontologiche per i media ma di fare il lavoro per cui ha ricevuto il mandato dei romani. Non è il caso per il sindaco della capitlae percorrere territori di analisi della comunicazione quando si ha un diverso ordine di priorità amministrativa, come magari trovare gli assessori della propria giunta, rispondere dei problemi concreti micro e macro di una città complessa come Roma, offrirle un orizzonte di senso. Tutto questo per ora non è pervenuto. Ci si limita a constatare questo poi si può sempre fare meglio.

Ci si sarebbe comunque aspettati una discontinuità di stile da parte dei cinquestelle nel rapportarsi ai media invece di osservare le solite schizofrenie tipiche della politica insofferente e infastidita da un’informazione che prova a fare domande e a chiedere risposte. E fra i tanti quesiti e guardando alla dimensione nazionale, viene da chiedersi se consegnare o no il governo di un paese del G7 ad un movimento che nel muoversi troppo non riesce nemmeno a formare una giunta, figuriamoci un consiglio dei ministri. Diciamo che prima del global i cinquestelle hanno già un bel da fare col local e in questo senso i sorrisi e le prediche dal balcone del campidoglio lasciano il tempo che trovano.

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