30righe

21 Settembre Set 2016 1219 21 settembre 2016

Italicum e la pre-tattica insopportabile

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Il giorno in cui la classe politica di questo paese si chiarirà le idee e magari riuscirà a dimostrare un minimo di coerenza con le proprie istanze allora l’intera opinione pubblica verrà aiutata a fare scelte di fondo e portare a compimento un processo riformatore che parte da lontano ma sistematicamente bloccato da veti incrociati. In queste ore è infatti un ping pong di mozioni, dichiarazioni, chiacchiere da transatlantico ma nessuno che si sia preso la briga di esercitare la memoria magari smentendosi clamorosamente e contraddire le proprie scelte legislative fatte neanche un anno fa.

Si assiste così al paradosso che rasenta il ridicolo con una legge partita “perfetta” e addirittura elevata al grado di “paradigma” per le altre nazioni come l’Italicum diventata man mano il peggiore di tutti i mali. Partendo da una considerazione generale, è avvilente come persino il movimento cinque stelle abbia rinunciato a governare dopo le ustioni prese dalla mediocre performance al Campidoglio . A dimostrazione di tale percezione è il recente approccio dei pentastellati alla Camera i quali hanno chiesto di tornare addirittura al proporzionale in quanto l’Italicum non è migliorabile per pezzi. Ma altresì anche dalle parti della maggioranza di governo arrivano confuse dichiarazioni di disponibilità dimenticando che sulla legge elettorale si è persino posta la fiducia alle Camere come punto di non ritorno di un percorso netto che punta alla governabilità senza abdicare al principio di rappresentatività che comunque è garantito dalla nuova legge.

Non dovrebbe stupire l’elementare situazione per cui si sappia chi vinca alle elezioni - dopo un ballottaggio al secondo turno - e che poi si governa un quinquennio mentre le opposizioni (scritte volutamente al plurale) vigilano sulla forza vincente. Invece il paventato passo indietro di Renzi ha una suo debole perché solo per togliere l’alibi del famoso “combinato disposto” di cui, grazie al cielo, si sono perse le tracce.

Lo slittamento da parte della Consulta su possibili profili di incostituzionalità della legge fornisce quantomeno una lettura politica che separa definitivamente i piani della discussione e il nesso col referendum costituzionale. Lascia perplessi - al netto di questo tentativo di unire il Pd - l’attendismo di Renzi che potrebbe sacrificare sull’altare dell’inciucio perpetuo uno schema che fin qui aveva una sua logica di concreta novità dentro il sistema politico italiano e sopratutto rispondeva all’istanza di governabilità dopo decenni di manovre parlamentari a geometrie tormentate. Che la politica è per definizione l’arte della polemica (e del benaltrismo) non è una novità ma c’è un limite a tutto: non si scrivono leggi sulla contingenza (o per far perdere gli avversari) ma con una visione di lungo termine e stupisce l’incoerenza di chi adesso ha il coraggio e la faccia tosta di dire al paese che è meglio il proporzionale puro e poi parla di scarsa capacità dell’esecutivo, evidenziando una matrioska di contraddizioni grottesche e surreali.

Vi è indubbiamente un elemento critico interessante ma che si lascia sullo sfondo anziché approfondirlo: si afferma che il nostro sistema istituzionale ha il suo cuore nel parlamento e che l’italicum lega de facto le elezioni dell’organo legislativo con l’elezione dell’esecutivo; e chi vince e ottiene la maggioranza diventa ipso facto il colore del governo successivo. Ma allora togliamo tutti gli alibi e si faccia un discorso chiaro al paese chiedendoci se siamo maturi - date le contingenze storiche e geopolitiche - a compiere il salto verso il premierato reale e perciò stabile. La riforma elettorale e costituzionale sono passaggi che sembrano avere questa traiettoria di mutamento del sistema e un discorso del genere non può ancora essere prigioniero di tabù francamente anacronistici.

A Renzi e al Partito democratico l’onore di chiudere questo dossier definitivamente dopo che si è posta addirittura la fiducia legando l’italicum (che peraltro ha avuto diverse versioni) alla vita del governo stesso. Tutti, partendo dal Pd, devono smetterla di prendere in giro gli italiani e continuare a riversare sul paese (che governano) le loro schizofrenie per le quali una minoranza strepita prima per l’uninominale, poi chiede le preferenze, adesso vuole abolirle, poi ancora chiede una soglia più alta sul premio ma ad oggi il premio non piace più. Se il ballottaggio va bene nei comuni ora lo stesso va eliminato per paura dei cinquestelle. Poi non bisogna rimanere meravigliati se i commentatori nei giornali parlano di 'manfrina italicum'.

Insomma si è superata la soglia del comico al nazareno. Gli alibi non si fanno attendere neanche dalle parti delle opposizioni ma sono attenuate dal loro status quo di forze alternative al governo. E’ il Pd che ha la responsabilità di camminare finalmente compatto e dare coerenza di sé. Se a suo tempo con la fiducia - per quanto una forzatura discutibile - Matteo Renzi abbia dimostrato una determinazione di fondo, adesso non sembra giustificabile il cedimento al balletto dell'inerzia. Vari osservatori dicono in realtà che nessuno ha fretta e che sono placide tempeste e tanta pre-tattica.

Sarà certamente vero ma allora risparmiamoci lenzuola di giornali sul nulla.

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