30righe

8 Ottobre Ott 2016 1436 08 ottobre 2016

il doping giudiziario-mediatico

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Come se ne esce dalla distorsione mediatico-giudiziaria di questi ultimi anni? Come disintossicarsi dalla sindrome 'tangentopolizzante' che ha dopato procure e informazione? Tutto parte a mio avviso con la stura della corruzione scoperchiata da Mani Pulite la quale ha come esondato tutto il livore accumulato dall'opinione pubblica in decenni di politica grigia e di informazione lottizzata e eufemisticamente 'prudente'. Poi la svolta, la presa della Bastiglia, l'assalto sotto le procure. E da allora i media sono stati investiti da un ruolo sacrale, quello cioè di vigilare sul potere, denunciarne l'operato stupulando per automatismo un patto di intesa con la Magistratura inquirente.

Un nuovo Olimpo sui cieli della politica, custode di ogni morale si è insediato come il nuovo consesso divino infallibile per definizione. In forza di questo potere etico assoluto si è arrivato però al paradosso, in un passaggio da un estremo all'altro, da un teorema assoluto ad un altro fino all'equazione preventiva che politica è - di per sè - uguale a corruzione e immoralità, senza distinzione di partiti e livelli: dal sindaco fino al premier pro tempore.

Con in mano la costituzione più bella del mondo, i nuovi Savonarola (certi giudici e certi giornalisti) troneggiano e puntano il loro indice assoggettati dalla contorsione mentale del teorema accusatorio e incapaci di un equilibrio garantista stabilito da quella stessa costituzionale che si vorrebbe difendere. Venogon in mente certe dispute - a suon di richiami della legge biblica - che però citano un insegnamento ma nello stesso tempo si cerca di censurarne un altro in quanto non fa comodo alla propria tesi. Sulle vicende ultime di assoluzione dell'ex sindaco Ignazio Marino - così come Roberto Cota della Lega - sembra finalmente farsi strada un dibattito su come nascono certe inchieste, sulla 'sussistenza' dei fatti, sulla solidità delle indagini e altresì sulle modalità con le quali certi media trattano le stesse considerato che in molti casi si propone l'avvio di un'inchiesta e la si confeziona con intenti pregiudiziali.

Una modalità vista e stra vista verificabile empiricamente: dal lancio di agenzia alla sentenza 'mediatica' il passo è brevissimo. Home page sparate a tutto schermo, edizioni straordinarie dei tg, speciali radiofonici, lenzuolate di pagine dei quotidiani . E tutto ruota intorno ad uno schema oleato alla grande e che recita più o meno così: ti sputtano durante l'inchiesta tanto poi la patata bollente passa in tribunale, e in quel caso te la vedi tu...

Un pre-giudizio che non fa una piega: il diritto di cronaca è salvo, l'appetito del clamore da saziare altrettanto. Un'imperativo morale di denuncia che possiede un prima e un durante ma privo del dopo sopratutto quando si arriva a sentenza di assoluzione o in occasione di un'archiviazione. In quel caso vi è una sproporzione di spazi e risonanza mediatica (un trafiletto a pagina dieci - se va bene - o magari trenta secondi nel tg, un box piccolo sul sito etc).

Che fare? Come ritrovare un equilibrio fra due diritti (quello di cronaca) e quello della integrità morale di chi diventa vittima di dileggio mediatico-giudiziario? È evidente che ci si trova dinanzi ad una distorsione della quale ci si sente (vale anzitutto per me) come operatori della comunicazione in profondo disagio. In queste ore ne parlano autorevoli osservatori. Sul caso romano che ha coinvolto Ignazio Marino, Peppino Caldarola è laconico e perentorio

E a partire dalle ultime assoluzioni, Pierluigi Battista si chiede - in un suo post: ' Sarebbe ora, dopo tutte queste ultime assoluzioni (Marino, Cota, Bertolaso, De Luca, Alemanno prosciolto per le accuse di mafia, le 116 archiviazioni per Mafia capitale) che i magistrati smettessero la loro arroganza e che noi dei giornali (noi, noi, noi) la smettessimo di comportarci come un branco di forcaioli al guinzaglio dei suddetti'. Si spera che lo stesso mondo dell'informazione ragioni su alcune ipertrofie di questi anni, senza nulla togliere al ruolo del giornalismo e a quei valori di credibility and fairness imprescindibili per dividere i fatti dalle opinioni e contribuire alla crescita morale e civile della società. Ci vuole un equilibrio che l'Olimpo dei forcaioli difficile riuscirà a sviluppare.Augurandomi di essere contraddetto da oggi stesso.

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