30righe

31 Ottobre Ott 2016 1603 31 ottobre 2016

Terra squarciata, cuore ferito, gente che non molla

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La basilica di San Benedetto a Norcia, prima e dopo il terremoto.

L'apertura improvvisa della terra è una paura ancestrale, antropologica. Nella natura del nostro essere, ancorati nella nostra finitezza alla gravità, la terra è segno di stabilitas, la terra che calpestiamo ci rende stabili, sicuri e in equilibrio. Ecco perché è innaturale per noi l’incertezza di non poterci più fidare della terra che ci manca sotto i piedi o la terra impastata che crolla sopra di noi. Una terra avvertita non più madre ma matrigna che spazza via la certezza delle cose quotidiane e che ci soffoca con la polvere della distruzione. Per questi motivi il terremoto è per certi versi un evento contra naturam, l'imprevisto che produce un esilio forzato e uno sradicamento di intere esistenze dai luoghi nei quali si è vissuti serenamente. Da ieri tutta l'Italia - se non avesse avuto ulteriori bisogni di saperlo - sa di camminare in una terra instabile, fluida come un magma in continuo movimento. Una terra così dal volto ambiguo che sa amarti ma anche tradirti, casta et meretrix, una terra bella e passionale da farti perdere i sensi ma che sa a volte scaricare tutta la sua energia distruttiva.

Il centro italia - sconvolto dal sisma - si è contratto per i suoi inevitabili e compulsivi spasmi tellurici ma la parola d’ordine di questi posti ( per i tanti che lo hanno attraversato) è la bellezza della sua gente e della sua cultura: è un vero e proprio un grumo di fascino senza tempo che contempliamo nei rosoni delle cattedrali, che sentiamo nelle laudi mattutine o nei vespri dei monaci delle abbazie, che assaporiamo con i profumi della cucina delle osterie e degli agriturismi. Una bellezza fragile, sfregiata e deformata dal terremoto ma se si chiede agli abitanti di abbandonare la loro terra ti viene risposto “neanche con la forza” così come ci viene continuamente raccontato dalle testimonianze della gente di Norcia o Amatrice che - in ginocchio sulla piazza della cattedrale collassata a terra - eleva al cielo giaculatorie al posto delle improperia. E mentre ci si aspetterebbe l’umana costernazione contro il fato, la gente di Norcia e Amatrice, Arquata del Tronto, Visso e Preci e gli abitanti delle loro meravigliose frazioni ha sempre parole di coraggio, piange ma non molla, soffre certamente ma chiede immediatamente il lavoro per rimettersi in piedi e immaginare un futuro di rinascita urbana, economica e culturale. Un incessante “fiat voluntas tua ' che commuove e arrabbiare mentre chiedono ancora alla terra di fermarsi e non aprire altre ferite.

Questa vicenda del terremoto è durata fin troppo e bisognerebbe opporsi al contagio delle faglie col contagio del buonsenso politico-nazionale: sappiamo che nel futuro potremo avere altri scossoni sopratutto nella dorsale appenninica ma si necessita di progetti e visioni a medio termine e una classe politica capace di stanziare e portare a termine un piano di messa in sicurezza che non solo è alla nostra portata (non fosse altro che la migliore ingegneria antisismica è italiana ma esportata dappertutto tranne che a casa nostra) ma un progetto ventennale del genere è degno del nostro paese, un obbligo morale è un imperativo etico-politico. In questo senso un tale patto di ricostruzione e prevenzione è trasversale - e menomale - ai governi pro tempore; e pertanto le attuali forze di opposizione hanno il dovere di dare una mano all'esecutivo in carica guidato da Matteo Renzi. Il segnale di Grillo e i cinquestelle di queste ore è un segnale da cogliere al volo; e mentre si attende un concreto gesto di distensione anche da parte del centrodestra, un intero paese supplica un patto di ricostruzione attraverso un agenzia dedicata appositamente a questo scopo, elevata a priorità nazionale e a-partitica, lontana da ogni strumentalizzazione e speculazione immediata.

Una norma della regula vitae benedettina chiede al monaco di scuotersi dal sonno (prologo 3) poiché è giunto un tempo di fare qualcosa per il bene. Ebbene da Norcia l’invito all’Italia intera a non vivacchiare più su questi temi e salvare il nostro patrimonio abitativo, storico e monumentale. Il cuore del centro italia è ferito ma tutti sperano che le ferite si chiudano al più presto.

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