30righe

27 Novembre Nov 2016 1301 27 novembre 2016

Il Referendum si vince con i giovani

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Ultima e appassionata settimana di campagna referendaria che porterà oltre 40 milioni di cittadini alle urne per la riforma della costituzione. Dobbiamo aspettarci tutti i big scendere nelle piazze in un giro tortutoso per le città fra meeting e comizi, tutti a caccia di quel fatidico 30% degli indecisi che rappresenterà il bottino che farà vincere uno schieramento piuttosto che un altro. Checchè lo si voglia edulcorare, l'appuntamento di domenica prossima segnerà un passaggio cruciale per il paese chiamato a girare pagina oppure a respingere una riforma e lasciare gli assetti istituzionali così come sono in attesa di "tempi migliori".

Sarà decisiva comunque la conquista della "terra di mezzo" quella che vede protagonisti i giovani, la generazione under 30 su cui gli occhi della politica ha messo tutte le sue forze in campo. Che cosa faranno i giovani elettori? Che cosa pensano di questo passaggio così importante? Quanti di loro sono consapevoli del momento politico presente?

A leggere le analisi di ricerca si è davanti ad una premessa di per sè problematica: la sommatoria delle migliaia di ore televisive sul tema (talk show dall'alba a notte fonda, tribune e confronti, interviste doppie e triple e relative risse urlate) aggiunte alle centinaia di pagine sui quotidiani e riviste sono servite a ben poco a conquistare il sentiment dei giovani anche perchè questi ultimi fanno coincidere internet con facebook senza più distinzione di qualità e quantità, risucchiati nel flusso intricato e generico delle loro bacheche e pagine. Sempre gli stessi "ragazzi" fruiscono sì di tanti contenuti media purchè sia intrattenimento, sport e serial. Per il resto lasciano ai social il "compito" di infor-nare il di tutto e il di più con la produzione di demenziali pregiudizi o peggio ancora con la pubblicazione virale di post-verità cioè bufale spacciate per esattezze anche se totalmente prive di oggetiva dimostrabilità.

Circa 2 ragazzi su 3 sono tendenzialmente pessimisti sulle prospettive per l’avvenire: il 45% si dichiara poco ottimista, mentre il 21% non ripone alcuna fiducia nel domani.

indagine Skuola.net e Swg

Due esempi emblematici ci vengono forniti dall'evento Brexit nel Regno Unito e dall'elezione di Trump negli Usa: in entrambi i casi i nonni e i padri hanno deciso per i loro figli privandoli - nel caso Brexit - del desiderio di sentirsi Europa unita o eleggendo in America un presidente che è l'emblema dell'isolazionismo economico e lo sbandieratore dei diritti per i pochi. Bisognerebbe farsi un giro per i licei o le università americane o londinesi per rendersi conto della disperazione degli under 30 piombati indietro di un secolo.

E i giovani italiani? Si lasceranno trasportare dal tanto peggio tanto meglio? Vi è la voglia di capire e poi votare o viceversa così da votare-protestare e poi pentirsene? Domande che provocano tutti, politici e media visto che il merito del referendum ha ceduto il posto alla sloganizzazione della questione in una continua riduzione del messaggio politico fino alla sua atomizzazione: ecco perchè molti dei No voteranno contro il governo (ma non so vota su questo) anche perché il premier ha offerto se stesso come fiches. E dall'altra parte i Si voteranno a conferma della riforma seppur a malincuore ma poi preconizzano scenari apocalittici. E la verità? Sta quasi sempre nel mezzo ma si dimentica che l'evento referendario chiede una "scelta" di campo e non certamente don-abbondismi di maniera. In questa lotta fra adulti si sono persi per strada i giovani i quali sono decisivi non solo il 4 dicembre ma se non diventano priorità della classe dirigente prima, durante e dopo rischiamo una crisi di sistema e di generazioni addove per istinto di sopravvivenza egosistica chi ci ha preceduto raschia il barile di tutte le risorse mentre i giovani stanno a digiuno di diritti e di lavoro. L'Istat in questo senso è laconica: la generazione X e quella successiva dei Millennial hanno ormai la certezza che le loro condizioni economiche e il loro stile di vita saranno peggiori di quello dei loro padri. È la prima volta, dal Dopoguerra, che si registra un fenomeno di questo tipo: l’ascensore sociale, quello che consentiva di migliorare attraverso lo studio, il merito, l’iniziativa individuale, è bloccato da anni. E quando si muove lo fa in un’unica direzione: il basso.

E' il momento di cambare agenda a prescindere da chi vinca il 4 dicembre. la vera sfida è il giorno dopo...

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