30righe

5 Dicembre Dic 2016 1258 05 dicembre 2016

Rimanere sul carro del perdente

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Sono le ore del "dramma" nel senso sconvolgente dell'etimo greco. Sono e saranno momenti "agenti" che conducono il paese verso una svolta politica e sociale con un prima e un dopo. E' avvenuto per Prodi e Berlusconi in modo traumatico e così oggi per Matteo Renzi, il premier più giovane della storia diventato preistorico oltre le sue stesse responsabilità.

Siamo poco oltre la mezzanotte e come a salutare questo nuovo giorno il cui sole è sorto comunque da oriente, Renzi ha ammesso tutte le sue colpe ed è rimasto - neanche un nanosecondo dopo - con pochissimi altri ( me per primo) sul carro dei perdenti lasciandosi colpire come san sebastiano dalle frecce nemiche e amiche. Il tutto degno di quello stesso macchiavellismo - legittimo per carità- usato a mani piene da tutti, Renzi compreso, nel corso di questa straordinaria parabola di governo. Ma poichè Renzi ha perso oggi paga il prezzo dell'uomo solo sul carro: «In Italia non vince mai nessuno ma non perde mai nessuno. Io sono diverso e dico ad alta voce, anche se con il nodo in gola, che ho perso. C’è rabbia e delusione, ma vorrei che foste fieri di voi - ha detto in conferenza stampa -. Fare politica contro qualcuno è molto facile, per qualcosa è più bello. Si fa pensando ai propri figli, non alle alchimie dei gruppi dirigenti».

Il responso elettorale è sacro, sempre e comunque. Sopratutto ad analizzare la nettezza del risultato combinato con l'alta affluenza: quel 40 per cento a parti invertite segnano la fine di un processo riformatore e la fine di un ciclo salvo poi chiedersi a favore di chi o che cosa. Il nostro paese ora fa i conti con la sindrome della "post-verità" nel senso che ad urne ancora calde si sa per certo che Renzi ha perso e la riforma Boschi affossata; ma a bocce ferme vincono l'universo del No e relative conseguenze: il Cnel a quanto scrive ironicamente Lercio.it ancora non ha terminato la festa notturna con lunghi trenini e brindisi, rimane il bicameralismo paritario dalle inevitabili maggioranze variabili, il tripolarismo che vuole le elezioni per poi fare ammucchiata il giorno dopo. E sentiremo - neppure fra qualche mese - che il prossimo governo rimarrà incastrato dai veti e controveti dell'establishment di questo paese. L'importante è aver rigettato bambino con acqua sporca anche quando la seconda fosse stato l'odiatissimo governo presieduto dal segretario del Pd.

Non ce l'ho fatta a cancellare le troppe poltrone. E dunque a saltare di poltrona sarà la mia!

Matteo Renzi 5 dicembre 2016

Che strano paese che è il nostro ma ci si inchina alle urne le quali ci hanno comunicato tante realtà nascoste in questi mesi di ipertrofia da campagna elettorale: Non si può scalare il potere senza la prudenza di costruire intorno a se un gruppo armonico e quando si vuole alzare l'asticella sulla carta costituzionale allora il passo falso è dietro l'angolo. In questo senso a Renzi la sfrontatezza e l'audacia di aver giocato erroneamente tutto se stesso mettendoci faccia e poltrona. Per tutti gli analisti un approccio imperdonabile dimenticando che se non l'avesse fatto l'avrebbero fatto gli altri per lui. Anche questa ipocrisia andrebbe disvelata ma quel che è certo è stato l'azzardo pericoloso del premier dimissionario a rendere più evidente la sconfitta, come il sale buttato sulla ferita ampia. Bisognerebbe però dare all'unico sconfitto l'onore delle armi mentre già assistiamo al volo dei corvi sopra il cadavere e i tanti che si affrettano a cambiare carro, casacca e bandiera. Non mi troverete in questo gruppo del politicamente perverso visto che ho approvato questa riforma per coerenza col progetto del 2006 anch'esso indirizzato verso un riformismo istituzionale di cui il paese ha bisogno da decenni; ma la parola riforma esce di scena per far posto alla pro-forma cioè ai riti e alle persone di sempre, a quelli del benaltro, del totonomine, delle consultazioni, del "ho vinto io... non tu", del faremo sicuramente meglio di lui, del popolo sovrano, del nuovo che avanza nelle segrete stanze e del cambiamento al sapore di caviale. E' importante affermarlo perchè la memoria italica è sempre troppo corta rispetto alle occasioni perdute.

Rimarrà agli atti che pur di portare allo sfascio si è stati capaci di vendersi ogni coerenza ma vi è un limite oltre il quale si diventa ridicoli e privi di spessore morale e politico. Questo limite non voglio oltrepassarlo e - sciolta ogni tensione e la cocente delusione dei primi momenti - riuscirò a ritrovare quella lucidità perduta in questa campagna. Passerà del tempo e potrò anche godermi anche i giorni che verranno e poter guardare al carro dei nuovi vinti. Ci sarà da ridere ...e forse a tratti piangere.

Vi sono di fronte a noi impegni e scadenze di cui le istituzioni dovranno assicurare in ogni caso il rispetto, garantendo risposte all’altezza dei problemi del momento

Sergio Mattarella 5 dicembre 2016

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