30righe

9 Gennaio Gen 2017 1926 09 gennaio 2017

Baumann e i demoni del nostro tempo

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Zygmunt Bauman - che ci ha lasciati all’età di 91 anni- ci ha avvertiti costantemente, con i suoi saggi e nei tanti interventi pubblici, sulle paure dell’oggi contemporaneo. Ultimamante chiamava queste paure col termine “demoni” quasi a voler evocare una semantica antica, affascinante e allo stesso tempo controversa, facendo coincidere la crisi con il concetto di malattia, patologia cronica.

Di sicuro Baumann - In un'intervista a Lettera43 - non ha mai fatto giri di parole opponendosi alla liquidità (a volte quasi evanescenza) dei pensieri con parole nette, fondate elaborazioni e ragionamenti solidi. Viviamo il tempo dell’insicurezza globale, come fossimo in un “centro di esitazione permanente” in cui non si può o non si vuole scegliere il bene comune ed essere risoluti sui principi fondamentali che ci costuiscono come democrazia. Paure assai profonde, radicate - nel senso che i latini davano a questo stato d’animo cioè turbamento , “perturbazione” interiore - radici infettate nella società che affondano nel nostro modo di vivere e sono segnate dall’indebolimento dei legami interpersonali, dallo sgretolamento del senso di comunità, dalla sostituzione della solidarietà umana con la competizione senza limiti, dalla tendenza ad affidare nelle mani di singoli la risoluzione di problemi di rilevanza più ampia, sociale. La paura generata da questa situazione di insicurezza, in un mondo soggetto ai capricci di poteri economici deregolamentati e senza controlli politici, aumenta, si diffonde su tutti gli aspetti delle nostre vite.

Baumann lascia continui richiami provocatori e da anni punta il dito su un’Europa guidata non più da protagonisti ma da pochi ma influenti antagonisti al potere i quali anziché confrontarsi sulla inevitabile interdipendenza degli eventi del mondo globale, per risolvere le emergenze e le disuguaglianze sociali, vanno alla ricerca spasmodica del profitto delle elite, degli interessi di parte e come capro espiatorio indicano sempre un nemico a cui addossare le colpe di errori propri.

Rigorosi suoi appelli sul tema della immigrazione: I nostri avi - sempre Baumann nelle sue conferenze - avevano un nemico, identificato da un “loro”. “Ma oggi, nella società globale – ha continuato - dove lo troviamo un nemico?”. “Non ci è stato chiesto da nessuno ma ci troviamo nella dimensione cosmopolita in cui ogni cosa ha un impatto sul pianeta, sul futuro e sui nipoti dei nostri nipoti. Siamo tutti dipendenti gli uni dagli altri.

Stiamo già vivendo una situazione “cosmopolita” — che ci vedrà destinati a coabitare in modo permanente con culture, modi di vita e fedi diverse — senza avere compiutamente sviluppato le capacità di capirne le logiche...

Zygmunt Baumann, intervista del 25 luglio 2016

E cosa dovrebbe fare la politica? Anzitutto il dialogo paziente fra i governanti, e poi l'equa distribuzione del reddito ma sopratutto il tema cruciale è l'educazione (dei giovani) come le priorità della globalizzazione, i cosidetti «mai senza» per tutti i cittadini ad ogni livello. Anche perchè parliamo di obbligo morale, le tavole della legge laica per il cittadino di oggi.

Sono parole - quelle del grande filosofo e sociologo - che sembrano utopie impossibili e sogni impraticabili ma il coraggio della complessità è già un primo passo per allontanare le paure. Anche perché «di fronte a noi abbiamo sfide di una complessità che sembra insopportabile; e così aumenta il desiderio di ridurre il tutto con misure semplici, istantanee, apparentemente facili. Mentre è il difficile che aiuta a non soccombore al sonno della ragione. E in questo senso appare geniale - insomma - la considerazione di Baumann che si può così parafrasare: cioè non si può vivere né morire nel mondo senza poter crescere.

E Il diritto a crescere, a pensare e dunque a sfidare la complessità sono eredità non misurabili di un grande intellettuale europeo.

Assolutamente da guardare questa conferenza da youtube

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