30righe

25 Gennaio Gen 2017 1230 25 gennaio 2017

Papa Bergoglio e il decalogo della comunicazione costruttiva

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Per il poeta Charles Peguy è la sorella minore, la bambina irriducibile che non cammina da sola per le strade, talmente minuta e timida da perdersi fra le gonne delle altre due sorelle maggiori. Stiamo parlando della “speranza” cioè quella virtù che sa parlare del buono da cui partire, la pars costruens dopo che la tempesta ha distrutto tutto. E il messaggio che Papa Francesco ha scritto ai media e all’opinione pubblica per la Giornata delle Comunicazioni Sociali 2017 sembra l’ideale commento ai versi del poeta francese. Sin dal titolo, con quel coraggioso “non temete” (non si vive di sola sfiducia) Bergoglio invita a tutti (operatori dei media in primis) a riflettere sui temi caldi del dibattito contemporaneo intorno alla comunicazione. Da mesi infatti è tutto un arrovellarsi sulla post-verità, le bufale virali, la manipolazione delle notizie e la drammatizzazione dei fatti e molti analisti si chiedono se ci siano effettivamente i nessi di causa-effetto intorno ad alcune distorsioni oramai evidenti. Per alcune voci autorevoli (purtroppo isolate) non è più possibile accettare questo approccio scettico-nichilista del circolo mediatico a cui piace il dramma continuo mettendo tutti nel brodo del mormorio ego-riferito e autoreferenziale dell'opinione pubblica. Si assiste perciò da molto tempo ad un tutti contro tutti a cui l’informazione mainstream non pone in qualche modo un argine definendo quei criteri di oggettività dei fatti separati dalla mole di opinioni spesso in contraddizione fra loro anche per la valanga di stimoli provenienti dalla rete la quale vive più per quantità di messaggi che la qualità delle fonti verificate. Un segnale che dovrebbe far riflettere è di questi giorni secondo una ricerca da datamediahub: Si definisce sempre Twitter come il newswire per eccellenza, ma quali sono le notizie, le informazioni che maggiormente interessano le persone? A giudicare dalla classifica dei 100 account Twitter più seguiti in Italia non si tratta di newsbrand. Infatti nella “top 10” degli account con il maggior numero di follower non compare nessuna testata, nessun organo d’informazione. Bisogna arrivare all’undicesima posizione per trovare @SkyTG24 seguito immediatamente dopo da @repubblicait . Si arriva poi in 27esima e 30esima posizione per trovare, rispettivamente, @Corriere e @fattoquotidiano.

Di fronte a questa antinomia, il messaggio del papa è perentorio. Tornare cioè a selezionare, discernere, approfondire le notizie per ritrovare secondo la formula anglosassone “credibility and fairness” cioè credibilità ed equidistanza di chi è realmente professionista della comunicazione.

Un recente saggio sul rapporto Comunicazione e pontificato di Jorge Mario Bergoglio

Nell'esortare tutti a una «comunicazione costruttiva», il papa offre alcune indicazioni deontologiche essenziali come per prima cosa rifiutare i pregiudizi verso l'altro; o anche spezzare il circolo vizioso dell'angoscia; ma anche arginare la spirale della paura, «frutto dell'abitudine a fissare l'attenzione sulle "cattive notizie" (guerre, terrorismo, scandali e ogni tipo di fallimento nelle vicende umane)» così come oltrepassare il senso di malumore e di rassegnazione «che spesso ci afferra, gettandoci nell'apatia»; non spettacolarizzare il dramma del dolore. Interessante questo salto verso la logica della buona notizia che non è ingenua volontà di negazione dei problemi ma qualcosa di più profondo e verticale: In quel “bonum” - visto dall’originale latino - si possono rintracciare le sapienti categorie non solo della neutralità dell’informazione che non deve ascoltare solamente la pancia di una parte e gli egoismi di pezzi di paese; ma buona notizia vuol dire anche ciò che da cui ripartire, ciò che sopratutto utile e vantaggioso alla collettività. Bisogna domandarsi se questo non sia il fine ultimo della corretta informazione. I media autorevoli insomma ritrovino anche la dimensione costruttiva della loro ragion d’essere (non solo denunica dei malesseri) per distinguersi da un certo populismo mediatico presente nei palinsesti televisivi, nei titoli della carta stampata o nei siti clickbaiting oltre che (direi inevitabilmente) nei social network.

Se dovessi offrirvi un consiglio per la lettura mi viene in mente un recente saggio - per i tipi della elledici - scritto dal giornalista di Radio Vaticana Alessandro Gisotti, prova a tracciare un decalogo del comunicatore ispirandosi a quella che molti giovani chiamano la "modalità Francesco" cioè l'immediatezza dei registri comunicazionali del papa argentino. Sono pagine agevoli e stimolanti nelle quali rinvenire interessanti indicazioni che valgono per tutti (non solo per i giornalisti o i comunicatori professionisti) Un piccolo contributo di riflessione, suscitata da papa Francesco, per una comunicazione che metta al centro la persona umana e i suoi diritti.

Facile e istintivo è disperare ed è la grande tentazione. La piccola speranza avanza fra le due sorelle maggiori e su di lei nessuno volge lo sguardo.

Charles Peguy - Il portico del mistero della seconda virtù

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