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8 Febbraio Feb 2017 1148 08 febbraio 2017

Papa Bergoglio e la tribù del mormorio

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I romani lo chiamano “ponentino”, cioè la brezza lieve e refrigerante che soffia dal mare e rinfresca l’Urbe nei crepuscoli estivi. Un vento atteso e cantato anche da Renato Rascel nella sua Roma non fa la stupida stasera col suo « Prestame er Ponentino/più malandrino che c'hai ». Ciò nonostante non vi è solo il vento che accarezza anche perchè è dell’umano vivere sia il dritto che il rovescio. C'è anche il vento che graffia come una lama evocato dalle nostre nonne quando dicevano che certi venti “tagliano la faccia” per la loro rivida e corrosiva freddezza. Sto parlando del venticello della calunnia - come si canta nel Barbiere di Siviglia - «assai gentile ...che piano piano... va scorrendo e ronzando». E’ il venticello del mormorio - il detto sotterraneo e carsico, sottovoce e sibillato - che vuol dire in sostanza maldicenza vigliacca e impavida.

E proprio a Roma in questi giorni ronza intorno a Papa Francesco la tribù del mormorio che sussurra inizialmente la polemica e la innesca per poi nascondersi dichiarazioni opache e di maniera. E per quanto Bergoglio - come da una sua formidabile battuta riferita recentemente - dorma come un legno avvolto nella serenità di chi non conosce doppiezza di pensiero e di azione ma tira dritto nel suo ministero, non si può non segnalare questa continua disputa interpretativa del suo magistero sopratutto dopo la promulgazione di Amoris Laetitia, il documento su amore e famiglia a seguito di due sessioni sinodali intorno a questi temi.

La calunnia č un venticello,un'auretta assai gentile che insensibile, sottile,
leggermente, dolcementeincomincia a sussurrar.

Aria 6 - Barbiere di Siviglia (Rossini- Sterbini)

Una dibattito che non sta lasciando da parte nessun registro: si va dalla pubblicistica che riempie le librerie con commenti a favore o contro, le interviste di vescovi e teologi ai vaticanisti schierati a mezzo blog o social o ai siti internet polarizzati. Vien da dire - senza voler snobbare la questione - che non ricordo simili controversie per altre encicliche o esortazioni del passato e non sarebbero mancati gli spunti dialettici, ma forse è un problema solo mio.

Sarà una provocazione ma gli oppositori del Papa ricordano certe minoranze politiche che strepitano più per frustrazione che per attenzione evangelica: da un lato consegnano garbati dubia (in latino chiedere chiarezza) che emergerebbero dai testi del Papa ma poi probabilmente sono i meno preoccupati nel merito. A mio avviso infatti problema paradossalmente non sta nelle questioni morali riguardo all'etica delle relazioni affettive e alla disciplina penitenziale intorno ad essi . Il vero problema (magari mi sbaglierò ) è tutto racchiuso nel testo di programma del pontificato - la Evangelii gaudium - e sopratutto nella volontà di Bergoglio ad attuare una “conversione del papato” affinché sia più “fedele” al significato che Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione.

Si trova qui quindi la radice del mormorio, la madre di tutte le maldicenze contro il Papa per le quali peraltro non ci si deve stupire. Dopo oltre mezzo secolo dal Vaticano II ancora molto deve essere recepito e tutti i pontefici da Paolo VI a Francesco hanno provato a riformare la Chiesa ostacolati da pressioni interne, i retromarcia di chi professa di giorno e boicotta di notte. E In questo senso tutti sono responsabili, dal primo dei cardinali ai fedeli delle comunità.

Vi è un deficit di recezione e consapevolezza che si paga ancora oggi per la cecità ai mutamenti sociali, che andavano letti e accompagnati quantomeno non rifiutati come il male assoluto; dentro cioé uno schema a volte insopportabile di un nuovo manicheismo religioso nel quale essere il bianco o il nero escludendo le sfumature delle situazioni umane differenti a volte per una infinità di variabili. Incasellare per decenni le persone - con le loro potenzialità o fragilità - in fedeli perfetti o infedeli dannati tout-court ha provocato la distorsione delle stesse buone intenzioni. E con esse, una fuga che Papa Francesco in primis ritiene inaccettabile.

Ecco perché insiste nella missione permanente la quale è - per sua natura - in contrasto con la pigrizia dei pulpiti che parlano a se stessi nelle chiese vuote, a quei narcisi del vangelo in edizione miniata così talmente bello da vedere quanto poco letto nel suo contenuto fondamentale. Ecco perché si mormora, si affiggono manifesti notturni (e la notte è il tempo dell'impavido), digrignando i denti per la tristezza malinconica di una chiesa imperiale che fu e che non può più tornare.

Tutti i pontefici sono stati segni di contraddizione (nel senso profetico del termine) per cui è una costante questa lotta interna fra progresso e conservazione nella Chiesa. Si ha tuttavia la forte percezione che Francesco non è per nulla intimidito e del resto ogni cosa a suo tempo: dormire come un legno la notte ed essere vigili e operativi di giorno è segno di grande fermezza, equilibrio e saggezza. Una serenità che rende ancora più triste e patetico chi va calunniando sottovoce di notte per i vicoli e i corridoi romani.

dormo come un legno e faccio quello che posso!

Papa Francesco, intervista a Tv2000 (23 novembre 2016)

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