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22 Febbraio Feb 2017 1439 22 febbraio 2017

Pif e quel grido che incendia le coscienze

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La voce è ormai residuale e la gola è arsa dalla rabbia. Ma è una voce che grida tutto il rancore per una politica del “dopo” e mai del prima. Un insulto al buonsenso e alla solidarietà ha prodotto una forte indignazione per un gruppo di disabili entrati con Pif al palazzo della regione siciliana per protestare e denunciare la loro mancata assistenza h24 con l’aggravante di una situazione che coinvolgerebbe l’assessore Gianluca Miccichè, ora dimesso per aver rimediato una scandalosa figuraccia in un video delle Iene. "L'assistenza domiciliare arriverà, ma solo se mi date una mano a restare" avrebbe promesso il politico a due fratelli tetraplegici di Palermo che erano andati da lui per chiedere prestazioni di cui hanno bisogno. Gianluca Miccichè, responsabile dell'assessorato al Lavoro e alle Politiche sociali, ha deciso quindi di lasciare l'incarico dopo la furibonda polemica scatenatasi dal servizio de Le iene. L’esasperazione ha avuto infine il suo culmine con l’intervento di Pif alla guida di una delegazione nel palazzo della regione e il duro scontro con il governatore Crocetta che si è assunto anzitutto la responsabilità politica promettendo tempi rapidi di soluzione.

Il servizio di Cristiano Pasca che ha già portato alle dimissioni di Gianluca Miccichè, Assessore alle Politiche Sociali...

Geplaatst door Le Iene op dinsdag 21 februari 2017

Ora, la cosa che colpisce non è solo l’urlo di Pif ma il silenzio che lo ha preceduto. Ci accorgiamo, infatti, della tempesta solo quando ci piombano tuona e lampi e sentiamo il botto quando tutto è terribilmente bonario. Ma questa situazione silente non è positiva e in questo caso piuttosto tradisce un torpore delle coscienze che sta annichilendo il paese. Siamo ad un livello di spread sociale così imbarazzante e paradossale da attendere gli eventi in modo riunciatario, a dirci sottovoce "À quoi bon?", paragonabile al nostro fatalista "Ma a cosa serve?".

La rabbia serafica (l'ossimoro è fortemente voluto) di Pif, quando afferma che la politica deve pensarci prima, ci trascina ineluttabilmente sulla ruvida terra degli uomini e delle donne che fanno i conti con la realtà quotidiana di un autobus che non arriva perché rotto, di una fognatura guasta che chissà quando si riparerà o della corrente elettrica che forse verrà riprisitnata o ancora di tante buche nelle strade aspettando un G7 (a proposito chiediamoci come va a Taormina...). Ci si è arresi alla manutenzione delle nostre città e al ripristino di un servizio solamente in modalità "pre-campagna-elettorale" come poveri lazzaro che aspettano avviliti che cadano gli avanzi del tavolo degli "epulone" di turno. E poi arriva l'urlo solitario, appassionato che stordisce l'eterna pennica italica.

Vi sono responsabilità precise e circoscritte: nel caso della disabilità ricordiamoci il rimpallo odioso stato-regioni in cui danzano leggiadri milioni di euro fra Roma e i capoluoghi di regione che vengono fagocitati per debiti pregressi oppure per spese altre. E mentre sulla nuda terra delle nostre città si naviga a vista finché non passi la giornata nell'iperuranio dei palazzi e negli schermi delle nostre televisioni si consumano parole che intorpidiscono su un concetto cardine della politica efficace che è la consequenzialità. In altri termini, se si dispongono fondi per la non autosufficienza e si stanziano alle regioni bisogna controllare che queste risorse non si perdano nel tira e molla delle competenze locali e gli amministratori ne rispondano ai media e all’opinione pubblica. Perché dormirci sopra? Perché indignarsi a posteriori dopo una puntata delle Iene o Striscia la notizia? E le opposizioni di queste giunte regionali dove erano mentre si consumano questi scandali?

A proposito di Pif - infine - il suo grido non è di maniera ma comunica “vera collera” per un periodo (quello delle chiacchiere) che è finito. Siamo fuori tempo massimo, abbiamo superato la soglia dell’imprecazione pensata e abortita per il travaso della bile. Aggiungo poi che vi è un pericolo ulteriore, più insidioso di ogni parola aggiunta ed è la quiete del giorno dopo, il letargo che ritorna. Come gridato da Pif, per una buona politica non c’è bisogno di un programma televisivo e attenzione a non fare il giochino paraculo che tanto quello lì è un regista. A ciascuno di noi il compito di vigilare, tenere alta la soglia dell’attenzione morale e intercettare le grida soffocate di tanti che non vengono inquadrati, così da dis-abituarci al format logorato dell’indignazione low cost che fa eccitare nel breve tempo fra un'app e un'altra.

Un diritto non è una merce di scambio, vaffanculo. E’ una vergogna che non si fa. Tutti dovrebbero reagire, le poltrone dovrebbero saltare....

Pif (21 febbraio 2017)

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