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22 Marzo Mar 2017 1229 22 marzo 2017

Santo Sepolcro, il luogo del paradosso per credenti e non

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Lo scrittore Erri De Luca nel suo “Aceto arcobaleno” dice che Il silenzio non è uno stato di quiete, ma una tensione, quella di un gorgo in cui i suoni si avvitano attratti verso il fondo. E come il bianco è la somma di tutti i colori così il tacere contemplativo forse è la sintesi di ogni parola, in alcuni momenti inadeguata e parziale dinanzi all’inspiegabile. In fondo i grandi narratori dei sentimenti non scriverebbero forse - quando l’amore è vero - le parole diventano superflue e basta solamente lo scambio dei respiri, degli sguardi e dei baci? Ecco, è la sensazione che si ha quando entri nella Basilica del Santo Sepolcro in Gerusalemme ,il centro della fede di tutto il cristianesimo,il punto da cui secondo i vangeli tutto è iniziato e al quale si addice l’attributo di utopia, un non-luogo per antonomasia. Se esso infatti è storicamente una tomba, un loculo che in quanto tale evoca la tragicità definitiva della morte dall’altro è uno spazio paradossale poiché è una tomba senza il corpo del defunto. Come mai questa contraddizione? I teologi direbbero che si tratta di una realtà penultima, non definitiva. Uno spazio - insomma- di sospensione della realtà, anticipatore di qualcosa che accadrà successivamente e che anticipa il salto della fede, l’incomprensibile all’umano intendere come il risorgere dopo la morte da parte di Gesù mostrandosi vivente ai discepoli che lo testimoniano agli altri.

Significativo - in tal senso - dire che il Santo Sepolcro è più una culla che una tomba, lo spazio in cui ci si è addormentati nella morte ma fino ad un punto di svolta. Ecco perché - del resto - il sepolcro gerosolimitano è chiamato in greco Anastasìs cioè luogo in cui ci si rialza e ci si sveglia a nuova vita perfettamente ammirabile nella tela di Piero della Francesca nel quale Colui che risale dalla tomba è ormai vivo e vittorioso prima di tutti sulla morte. Questi significati così inediti e unici fanno del Santo Sepolcro meta di pellegrinaggi da secoli e tappa obbligata per milioni di persone, credenti e non.

Un luogo bisognoso di un complesso restauro accelerato solo negli ultimi tempi: l’antica edicola all’interno della Basilica era ridotta ormai in pessime condizioni da decenni e l’inerzia del non toccare nulla era conseguenza del delicato “status quo” - ratificato nel 1852 - che vige nel luogo sacro e che regola ogni cosa (orari, liturgie, competenze etc) dentro il delta complicato delle confessioni cristiane (cattolici latini, greci, armeni, copti, siriani). Basti pensare che ad oggi le “chiavi” del sepolcro di Gesù sono tenute da due famiglie musulmane che le custodiscono onde evitare litigi e contestazioni. Ebbene, dopo un anno di lavori costati oltre 3 milioni di dollari, il sepolcro torna all’antico splendore salvato per un soffio - dicono esperti del fondo mondiale per la conservazione dei monumenti - da un crollo inevitabile. Nel corso dell'intervento sono state fatte alcune scoperte: un lastrone di pietra in marmo rosa bianco sopra il sepolcro vero e proprio che il team di ricercatori ha datato al periodo Crociato e, sotto questo, uno più vecchio in marmo grigio risalente al periodo di Costantino che ordinò la costruzione della Basilica.

Questo fa ben sperare in sostanza che davanti ad un luogo così importante si possa respirare pace e tranquillità e magari una più intensa collaborazione fra gli stessi custodi e si possano archiviare le tristi e poco edificanti immagini registrate pochi anni fa (era il 2008) fra baruffe, lanci di candele e incensieri e vere e proprie risse fra chierici e laici delle diverse confessioni che si contendono - fra urla e strepiti - un angolo di marmo o una candela votiva. Ci sono momenti in cui è meglio ricordarsi di tacere e di placare gli animi; e forse solo la musica può spezzare l’ammonimento al silenzio come quel capolavoro supremo di Johann Sebastian Bach quale è la sua passione secondo Matteo laddove alla fine i solisti e il coro davanti al condannato deposto dalla croce cantano Jesu, mein Jesu, gute Nacht cioè semplicemente “buonanotte”, il canto di una serena ninna-nanna in attesa che un sonno è tale perché anticipa il risveglio. Che ci si creda o no, questo enigma non ha mai esaurito il suo drammatico fascino lungo la storia.

Uomo che ami parlare molto: ascolta e diventerai simile al saggio. L'inizio della saggezza è il silenzio.

Pitagora

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