30righe

6 Aprile Apr 2017 1425 06 aprile 2017

Fra il Tap e il No c'è di mezzo il Tar

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Nell’emozionante documovie di Walter Veltroni Quando era Berlinguer si racconta che ad un certo punto il Partito Comunista di Berlinguer si arrese alla tv a colori dopo anni di misterioso veto al passaggio dal bianco in nero alle trasmissioni a colori. Di questo "non placet" i motivi ancora rimangono ignoti. Ma percorrendo a grandi linee tutti i “no” della sinistra italiana rispetto alle evoluzioni tecnico-industriali o infrastrutturali del nostro paese la lista è lunga (tv a colori, metropolitane, linee alta velocità, nucleare, gasdotti, ecc) e di recente va aggiunto il paradossale tema sul Tap pugliese. E’ di queste ore infatti la notizia del Tar del Lazio che Il Tar Lazio ha accolto la richiesta di sospensiva avanzata dalla Regione Puglia (governata dal Pd) rispetto alla nota con cui il ministero dell'Ambiente (di un governo a guida del Pd) aveva di fatto dato il via libera all'espianto degli ulivi dal cantiere di San Basilio.

Qunidi detta con una battuta, fra il Tap e il No c'è di mezzo il Tar che entra nel perfetto schema dei veti e controveti del nostro paese. A questo punto ci si chiede se non sia giunto il tempo di porsi una domanda netta e senza contorsioni di parole: ma perché chiamarsi “progressisti” quando non lo si è? E dove sta la capacità di innovare da parte della sinistra italiana? E sopratutto: perché quando ci si prova - sempre a sinistra - si etichetta tutto come iper liberista, si grida al disastro ecologico e ambientale o la stura per ogni nefandezza morale ed economica?

In Italia sembra radicato (più degli ulivi) il partito dell'immobilismo e il dogma del no, il partito del vedersi in bianco e nero, del fermiamoci dinanzi alle infrastrutture. Una vera e insopportabile iattura anzitutto intellettuale oltreché economica in quanto fa leva su una distorsione ideologica a dir poco perversa che va rispedita al mittente. Inaccettabile assimilare l’innovazione come il “male” dei popoli sia che essa si declini nell’infrastruttura o in una start up. Il ricatto è: o dici No a qualcosa oppure sei colui che inquina, che sopprime gli ulivi, che sguazzi nel malaffare, che consumi il suolo, che trivelli le necropoli romane, che vuoi l’apocalisse nucleare ecc.

Limitandoci al solo tema di oggi - il Trans Adriatic Pipeline chiamato Tap - parliamo non di soppressione di ulivi ma di un espianto (dunque non di abbattimento) relativo a poche decine di piante per fare spazio ad un lavoro di raccordo tutto sotterraneo e di pochi chilometri. Lo “scandalo” e la baldoria sono dunque una demenzialità assoluta con l’aggravante dell’insulto all’intelligenza media degli italiani. Spacciare questo tassello di un progetto energetico più ampio (che darebbe maggiore indipendenza energetica dalla Russia) come l’odio verso gli oltre cinquanta milioni di ulivi pugliesi è offensivo, contro ogni buonsenso. Insomma dietro la vicenda – che ha un impatto ambientale e sul territorio risibile rispetto ad altre opere pubbliche e private non in prima pagina – si può individuare una questione di fondo molto più delicata e rilevante per il futuro del nostro paese nel quale parlare di giovani e innovazione è come pensare ad un ossimoro a differenza del resto del mondo industrializzato. Del resto, a continuare con il partito del No siamo arrivati ad oltre 300 progetti bloccati nel nostro paese come ha calcolato l’osservatorio Nimby Forum

La saggezza evangelica suggerisce - a dire il vero - il dire sì sì no no senza tentennamenti ma pare di intravedere uno sbilanciamento della chiusura ad ogni tentativo di sviluppo economico. Rimane la schizofrenia delle etichette politiche classiche ampiamente superate: i conservatori innovano mentre i progressisti “conservano”.

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