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25 Aprile Apr 2017 1347 25 aprile 2017

Scola: il travaglio del cristianesimo oggi

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Nel tempo della post-verità - e dove post non sta per il contenuto (sul web) bensì evoca il latino “dopo” - Angelo Scola compie il movimento più difficile (e tuttavia più affascinante) portando il lettore del suo ultimo saggio alla sorgente di ogni autorevole percorso etico-filosofico ovvero iniziare a “porsi le domande”. E solo a quel punto affrontare la complessità che gli interrogativi determinanti contengono in se stessi, uno spessore senza il quale il procedere intellettuale s'inceppa. Nel suo ultimo libro per i tipi di Marsilio, l'attuale cardinale di Milano propone un percorso di ricerca sulle questioni cruciali del cristianesimo attuale e lo fa, per dirla con una provocazione, sine anulum et baculum cioè deponendo l'anello e il pastorale, ovvero i segni esplicativi del ministero del vescovo. Il libro è infatti scritto dal compagno di viaggio, un viandante ricercatore di risposte il quale - ricordando un verso dell'antica sapienza biblica - è un cervo che desidera fortemente bere alla pura fonte d’acqua (Cf Salmo 41), metafora di un’animo inquieto finché non trova soddisfazione alla sua sete di senso e non trova risposta all’enigma dell’esistere. Secondo l'autore l’uomo contemporaneo deve riproporre a se stesso anzitutto domande radicali, un dovere rivolto sopratutto ai cristiani nell’attuale contesto euroatlantico.

Al saggista Scola sta a cuore anzitutto un termine chiave che in un certo modo “somatizza” il concetto di crisi: si parla infatti di travaglio evocando l’ora del parto, secondo un celebre e apocalittico passo della lettera paolina indirizzata ai cristiani di Roma e attualizzato per l'oggi: Sappiamo infatti che fino a ora tutta la creazione geme ed è in travaglio; non solo essa, ma anche noi, che abbiamo le primizie dello Spirito, gemiamo dentro di noi, aspettando l'adozione, la redenzione del nostro corpo (Rm 8,19-23). Perché questo richiamo al dolore del parto? travaglio sta per transizione - scrive l'autore - parola in se stessa penultima e non definitiva, e che prima o poi conduce il mondo ad un tempo di speranza, restituendo l’ottimismo contro il più grande rischio del pianeta, quello di vivere nella paura e nello scontro di civiltà.

Affinchè si comprenda ciò, è inevitabile che si abbandoni la logica di un approccio prêt-à-porter ai problemi poiché il “peso della persona e delle sue relazioni torna a farsi sentire” in tutte le sue pieghe sociali, etiche ed economico-politiche. Ciò detto la lettura del saggio è come attraversare la “selva oscura” dell’inquietudine contemporanea, non evadendo le domande ma offrendo un senso teo-logico al caos della società plurale, tanto più in un contesto poi in cui il cristianesimo non è più la religione civile e le grandi narrazioni di sostanza vengono boicottate ed appiattite da un pensiero sottile e autodiretto, così debole da risultare spesso inconsistente.

E bisogna porsi in attesa, tornare ad attendere l'Altro attraversando il dolore della complessità, mettersi al tavolo del dialogo non con i pugni chiusi ma con le mani aperte e disponibili, come appunto fiduciosi del parto che - avvenuto - restituisce ritrovata speranza di vivere: In altri termini, può il cristianesimo ancora far sperare un Occidente invecchiato, deluso e diseguale, avvilito e non più creativo? Ed è possibile il dialogo con le altre fedi senza la violenza e le polarizzazioni facili? Si può infine parlare di nuovo umanesimo cristianamente ispirato?

Di certo è che il libro di Scola è un invito ad abbandonare i luoghi comuni e le tante costruzioni di pensiero fondate sulla sabbia del chiacchiericcio. Fra le pagine del saggio, il lettore affronta con l'autore una sfida intellettuale appassionante e robusta, con diversi richiami al magistero di Bergoglio, Ratzinger e Wojtyla, suggestioni che Scola inserisce in un mosaico affascinante e ricco di profondità, superando peraltro le banali contrapposizioni fra i Papi provenienti da certa vulgata. Il cuore - a mio avviso - del saggio è aver intercettato la contraddizione paraddosale di oggi: l'abbondanza di informazioni e saperi non sono d'emblée un sistema di valori unitario e la nostra società sempre più scheggiata e frammentata rischia di non formare più un mosaico armonico. Perdiamo pezzi di memoria e con essa i nessi della storia e dell'etica. A questo punto, il cristianesimo è sconfitto in partenza o c'è spazio per trovare il bene intrinseco dello stare insieme dei popoli?

Nel saggio di Angelo Scola si scopre quindi una ricchezza ermeneutica interessante, una capacità di non sottrarsi ai drammi del tempo ma anche una forza di ragionamento che mette radici, attecchisce nell’animo del lettore. Ci vuole - come scrive l’autore - spirito di Ad-ventura, l’affaccio al futuro di una possibile rinascita etica. Del resto, rimanendo nella metafora del travaglio, la madre-umanità dimentica la sofferenza del parto quando nasce il proprio figlio. In questo senso un nuovo corso - orientato e nutrito da una fede pensante - è possibile. E Il cristianesimo perduto (provvidenzialmente) il suo esserci per convenzione, possiede inalterata tutta la sua forza di attrazione.

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