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28 Aprile Apr 2017 1643 28 aprile 2017

Francesco in Egitto: le religioni sono la soluzione e non il problema

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Salutiamo il Papa della Pace! Con queste parole l'Egitto tutto saluta Bergoglio con l'appellativo già inscritto nel suo nome di pontefice, Francesco. A ricordo del santo di Assisi che si fece pellegrino e interlocutore col Sultano Malik al Kamil e dopo molti secoli, Papa Francesco ripercorre gli stessi passi "riconciliatori" per togliere il velo su alcune ipocrisie del mainstream comune. Primo fra tutti, il teorema che associa l'odio terrorista all'Islam tout-court. In questo era stato preceduto dal saluto dell Grande Imam di Al-Azhar, Ahmed Al Tayyib, il quale ha affermato che "l'islam non è una religione del terrorismo" come non lo sono il cristianesimo e l'ebraismo.

Nel suo discorso Papa Francesco chiarisce per tutti il suo pensiero che diventa - per se stesso - principio geopolitico: scagioniamo le religioni dala pericolosa equazione con la violenza e il terrore, e dunque non vi è associazione alcuna fra le fedi e la violenza contro i popoli e le nazioni. Ed ecco che Bergoglio conferma solennemente: Ripetiamo un 'no' forte e chiaro ad ogni forma di violenza, vendetta e odio commessi in nome della religione o in nome di Dio. Insieme affermiamo l'incompatibilità tra violenza e fede, tra credere e odiare. Insieme dichiariamo la sacralità di ogni vita umana contro qualsiasi forma di violenza fisica, sociale, educativa o psicologica

In una terra egiziana, ultimamente attraversata dalla spirale di odio sopratutto nei confronti dei cristiani copti, Bergoglio parla sì di una "costante lotta" contro l'odio del fanatismo ma lo chiama per nome, radicalismo appunto. Dichiara il Papa: «Per contrastare veramente la barbarie di chi soffia sull’odio e incita alla violenza», occorre «accompagnare e far maturare generazioni che rispondano alla logica incendiaria del male con la paziente crescita del bene», affinché «trasformino ogni giorno l’aria inquinata dell’odio nell’ossigeno della fraternità».

Sono tanti gli applausi da parte delle autorità civili e religiose e non sembrano di maniera, molti spontanei quasi provenienti da un estsblishment musulmano molto spesso afono di fronte al radicalismo in espansione e a tratti fuori controllo. E a questo punto Papa Francesco dice parole controcorrente ma ricche di corrosiva verità chiedendo all'opinione pubblica egiziana e internazionale di guardare altrove, in quel commercio delle aermi che foraggiano milizie ed eserciti seguendo la provocazione intorduttiva dell'Iman Al Tayyeb quando ha condannato una certa miopia della politica internazionale accennando alla tragedia delle migrazioni e alle altre «catastrofi» che colpiscono il mondo. Una delle cause, ha detto il grande imam, «è il commercio delle armi».

Una visita che si incentra su tre pilastri di pensiero molto radicali: anzitutto l'identità senza ambiguità da riconquistare per comunità di fede che vogliono dialogare, poi il rispetto dell'alterità e infine la chiarezza delle intenzioni nei processi di dialogo fra le religioni intorno alle questioni. Su tutto lo svelamento di quel che Berglio chiama un grande "paradosso" sul rapporto fra le religioni e il loro esserci dentro lo spazio pubblico. Francesco spiega con coraggio : «Da una parte si tende a relegare la religione nella sfera privata, senza riconoscerla come dimensione costitutiva dell’essere umano e della società; dall’altra si confonde, senza opportunamente distinguere, la sfera religiosa e quella politica». Esiste insomma «il rischio che la religione venga assorbita dalla gestione di affari temporali e tentata dalle lusinghe di poteri mondani che in realtà la strumentalizzano». La religione, tuttavia, «non è un problema ma è parte della soluzione». Per questo «è imprescindibile escludere qualsiasi assolutizzazione che giustifichi forme di violenza: la violenza, infatti, è la negazione di ogni autentica religiosità»

Papa Bergoglio è più volte interrotto dagli applausi -e persino da qualche “Bravo!” - dell’assemblea durante il suo discorso. Specie quando afferma: «Oggi c’è bisogno di costruttori di pace non di armi, non di provocatori di conflitti; di pompieri e non di incendiari; di predicatori di riconciliazione e non di banditori di distruzione». O ancora: «Nessun incitamento violento garantirà la pace, ed ogni azione unilaterale che non avvii processi costruttivi e condivisi è in realtà un regalo ai fautori dei radicalismi e della violenza»

giovani che,come alberi ben piantati, siano radicati nel terreno della storia e, crescendo verso l'Alto e accanto agli altri,trasformino ogni giorno l'aria inquinata dell'odio nell'ossigeno della fraternità

Papa Francesco 28 Aprile 2017

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