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30 Aprile Apr 2017 1850 30 aprile 2017

Ringraziare i giornalisti? lo fa solo il Papa

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Nel momento in cui Trump li beffeggia (e gli tira pure il bidone alla cena dei suoi primi cento giorni di presidenza), Erdoğan li spia e qualche volta li sbatte in galera, o mentre Kim Jong-un non li contempla nel suo impero dittatoriale, Papa Francesco ringrazia i giornalisti e li esorta a continuare a fare il proprio lavoro. Non si fa fatica ad immaginare il friabile pensiero del troll del giorno (ecco l'inciucio fra caste, ecco la sudditanza fra il quarto potere e il primo, fra media e politica). . Si potrebbe anche pensare che il paragone fra questi leaders è improprio, provocatorio e quasi offensivo. Eppure il problema non sta nelle loro persone e loro ruolo nel mondo attuale bensì nel rapporto intelligente che dovrebbe esserci tra potere e informazione, tra chi governa e i media. Ecco, in questo senso il paragone iniziale serve per fare una considerazione.

La sintonia fra il Papa e i giornalisti risiede in una sana distanza dialettica ispirata a quella locuzione latina unicuique suum che vuol dire “dare a ciascuno il suo” , rimanere fedeli al proprio ruolo non oltrepassando il limite. E se si riguardano infatti le ormai imperdibili conferenze stampa nei voli di ritorno dai viaggi internazionali, Papa Bergoglio risponde e i giornalisti fanno domande. Tutto qui ma - proprio per questo - tutto è quanto basta, evitando alterazioni di registro e invasioni di campo.

Un rispetto tra Bergoglio e i media (di ritorno dallo storico viaggio in Egitto Papa Francesco ha risposto a tutto tondo sulle mosse della Santa Sede nel caso Regeni, sull’Egitto nell’era del generale Al Sisi, sulle prossime elezioni francesi, sulla Corea del Nord, sui campi profughi in Europa, sull’Ecumenismo etc) che si traduce concretamente col non avere verità precotte, non pretendere la wishlist di domande allineate e sopratutto non avere intenti moralizzatori sull’opinione pubblica. Si incontrano insomma due mondi ma essi non si sovrappongono e neppure si auto-censurano. In questa “distanza” armonica ciascuno fa la propria parte assumendosi la propria responsabilità in ordine alla verità dei fatti separata dalla varietà delle opinioni.

E poi - elemento non secondario - Papa Francesco non ha quella paura che atterrisce certi leader, quella cioè di inseguire la simpatia a tutti costi. Nell’ordine delle sue priorità, Francesco mette in cima la chiarezza delle sue dichiarazioni senza l’ansia della performance; e in tal senso il pontefice offre spesso risposte sospese, non ancora definitive. Risposte che chiedono ancora discernimento, tempo, aperte e in progress probabilmente tenendo presente la complessità dei temi e dei soggetti in gioco, sopratutto in ambito internazionale. Una tale assenza di fumosità comunicativa e di contorno mediatico sono per se stesse vincenti sul piano della chiarezza senza il bisogno di ulteriori strategie e sovrastrutture. Tutto questo fa sì che Jorge Bergoglio si rende disponibile a capire con i giornalisti i fatti mondiali, offrendo a loro il suo punto di vista come un (e non il solo) protagonista autorevole nello spazio pubblico globale.

Non stupisce quindi che la leadership del Papa latinoamericano è solida, e per nulla - a differenza delle Nazioni Unite - annacquata.

Il video della conferenza di ritorno dall'Egitto in questo link

«Oggi una guerra allargata distruggerebbe buona parte dell’umanità, è terribile. Serve una soluzione diplomatica e un intervento dell’Onu che ha il dovere di riprendere la sua leadership perché si è un po’ annacquata».

Papa Francesco (29 Aprile 2017)

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