30righe

4 Maggio Mag 2017 2030 04 maggio 2017

Salvarani e l'arte sapiente del dialogo

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Un libro sul proprio tempo vissuto (quello dell’autore) può connettersi col tempo del lettore? Sì, poiché per coloro che credono nel parlarsi, vi sono libri che si pongono nel “frattempo” (fra i tempi per l'appunto) e connettono le esistenze, significati nuovi e acquisire così un ricco deposito di esperienze e di valori. Il parlarsi reciprocamente (il lettore e l'autore) e lo stare di fronte a chi ha qualcosa da dirci accresce infatti la nostra umanità e diventa un formidabile antidoto alla solitudine 2.0

Brunetto Salvarani ha scritto un interessante saggio-diario per i tipi di Città nuova - Un tempo per tacere e un tempo per parlare - nel quale attraversa le stagioni di una vita intensa, fortemente sapienziale. Già il titolo - evocazione della teologia sul tempo scritta nel libro del Qoelet , al capitolo 3 - suggerisce l’obiettivo che ha spinto l'autore ad intraprendere quello che lui stesso definisce un’impresa, tradendo probabilmente l’iniziale ritrosia nel parlare di sé. Eppure sulla resistenza è prevalsa la resa in nome di ciò che gli sta più a cuore al saggista, cioè il primato fondativo del dialogo nell’esistenza umana di credenti e non credenti.

Tutto parte dall’ascolto il quale non è un momento passivo della comunicazione, ma è un atto creativo che instaura una confidenza reciproca tra i due ospiti, chi ospita e chi è ospitato. Il dialogo, se ci pensate, è - richiamando la teoria degli insiemi in matematica - un concetto primitivo, originario: cioè lo intuisci ma non sai più come definirlo, allo stesso modo con cui il bambino riconosce la madre dalla sua voce e dal suo sguardo. Siamo esseri dia-logici, il dialogo perciò è connaturale al vivere umano anche quando non ce ne accorgiamo. Parliamo, ascoltiamo, sentiamo e rispondiamo senza soluzione di continuità e senza il bisogno di “pensare e definire la più naturale e vitale forma di comunione con gli altri. La stessa teologia biblica trova la sua sintesi nel dialogo fra Dio e l'umanità (un Io e un Tu) lungo la storia, molte volte e diversi modi (Cf Eb 1,1-2); ed è questa la categoria che fornisce a Brunetto Salvarani l’ispirazione e l’aspirazione di tutta la sua vita. E gli permette di essere un testimone del dialogo, uno che l’ha vissuto in prima persona. In questo racconto l’autore rovista nella memoria raccogliendo -scrive - le tracce di alcune esperienze felici e complicate ma tuttavia esemplari, significative a tal punto da essere messe per iscritto.

Per ogni cosa c'è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo

Libro del Qoelet 3,1-11

Salvarani è altresì una persona fortunata, va detto: il poter offrire una sorta di teologia on air attraverso la conduzione in radio (pensiamo a uomini profeti su Radio3) gli ha permesso di esercitarsi alle buone pratiche del medium, e dunque di capire quanto sia dura la salita dell’ascolto, la scalata del tacere, il fare spazio col proprio silenzio all’altro punto di osservazione. Ma perché il seme del dialogo attecchisca nel terreno bisogna anche rendere ragione, dire con intelligenza e rispondere alle sollecitazioni degli eventi. In questo senso, anziché (direbbe Papa Roncalli) mettersi tra le fila dei profeti di sventura (nella cui lista troviamo un bel po di teologi e intellettuali) Brunetto Salvarani va nella direzione opposta poiché è un uomo di av-ventura e preferisce la lectio difficilior andando a prendere aria fresca per i campi della cultura contemporanea in cui si ascoltano inevitabilmente percorsi altri, voci nuove, esperienze variegate. Tuttavia senza avvilire le sue convinzioni, A Salvarani piace dialogare anziché parlarsi allo specchio.

Il libro - un’autobiografia sub specie salavaranis - non dribbla poi i passaggi al chiaroscuro quando la speranza dei primi tempi post-concilio ha ceduto il passo al disorientamento e alla frammentazione valoriale dei tempi recenti. E qui l’autore si è avvalso di quel "dissenso ragionevole" su alcuni temi controversi contribuendo alla crescita del dibattito senza estremismi e posizioni polarizzate. Un bel libro, insomma, impegnativo certamente ma chiarificatore su un punto decisivo su cui dovremmo continuare a discutere: la globalizzazione - contrariamente a quanto si pensi - non sta indebolendo le identità ma le sta irrigidendo d cementificando ( politicamente è infatti tutto un guardare a neo iper-leader come Trump, Putin, Edorgan sperando di chiudere qui la lista) e tende a chiudersi sempre più al confronto. Ulteriore motivo per leggere il saggio affinché si abbassi l’alto tasso di assolutezza che vive dentro di noi.

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