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28 Giugno Giu 2017 1135 28 giugno 2017

la fabbrica delle bugiarde verità

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Quando è stata foggiata da Oxford Dictionaries nel novembre dello scorso anno, la parola "post-truth" (post-verità) ha suscitato un dibattito che non sembra esaurirsi, almeno nel nostro paese. Si continua a scrivere testi interessanti e fra questi l'ultimo saggio di Fabio Martini per i tipi di Marsilio - La Fabbrica delle Verità - che prende avvio da questo "conio" per poi offrire al lettore una considerazione di fondo. E cioè che di pane & propaganda il nostro paese si nutre da tempo e l'arte di fabbricare bugie a cui dare la veste bianca della verità è pratica antica come la caccia al consenso.

L’emergere del termine-concetto ci segnala dunque una questione scottante della cultura contemporanea: la verità è divenuta di secondaria importanza, se non irrilevante, pur non essendo falsificata o contrastata. Il fenomeno presenta due caratteristiche salienti del mondo di oggi: è globale e digitale, ossia radicato e alimentato dalle dinamiche dei new media. Questo non significa che sia virtuale: già nel Rapporto Global Risks 2013 il World Economic Forum aveva inserito nella lista dei rischi globali la disinformazione digitale (casuale o costruita ad arte), sostenendo che i social network sono il terreno perfetto di coltura e diffusione del virus della disinformazione, con conseguenze geopolitiche molto chiare.

Entrando nel merito, dalla lettura del libro scopriamo, in un misto di amarezza e cinismo, che la politica si vede costretta ad avere - come suo tratto "costituivo" - quello di impastare verità e mezze verità. E l'autore Fabio Martini il cui taccuino è ricco di analisi politica da molti anni, ha scritto per noi una sorta di "historia bubalorum" con una ricostruzione accattivante del nostro paese dalla memoria corta nei confronti dei suoi governanti e proteso al messianismo politico agognando da Mussolini a Grillo passando per Berlusconi o Renzi un salvatore omni-potente di tutti mali della Nazione. Fabio Martini ricostruisce in questo libro la storia della propaganda mirata a conquistare l’immaginario degli italiani e diffusa attraverso i film, i cinegiornali, la televisione, la pubblicità, il web. Nel farlo, mette in luce metodi ed espedienti delle diverse epoche

Il libro si legge come un viaggio nella macchina del tempo partendo dalla propaganda di Benito Mussolini e via via seguendo la politica del dopoguerra, i tormenti di un italia democristiana nel mezzo di un paese emancipato in piazza e pio-timorato in chiesa. La pop-politik - di quella che continuiamo erroneamente a chiamare "seconda repubblica" - da Berlusconi che oggi forma (insieme a Grillo e a Renzi) la triade della talk-politik ha ipertrofizzato il fenomeno della non-verità spacciata per dogma dove ognuno plasma a suo piacimento il fatto con l'aggravante di averlo svuotato persino di senso. Una trama, quella che emerge dal racconto di Martini, fitta di segreti, perché la propaganda più efficace agisce in modo occulto e parla all’inconscio.

Sono daccordo con quanto ho letto sul libro (che peraltro - essendo un docente - propongo come bibliografia per un corso ad hoc sui linguaggi della comunicazione politica ) sulla bravura dell'autore il quale è un giornalista che non ama le banalità, argomenta e documenta appassionatamente lanciandoci la realistica ipotesi che l’attitudine della politica a raccontare frottole trovi un pubblico molto ben disposto a ingoiarsele. Fra i motivi di questa arrendevolezza sociale forse ci stanno l'acuirsi di una crisi valoriale e "democratica" che ormai ha dimensioni planetarie (come per gli eventi di Brexit, l'elezione di Trump, i populismi euroscettici etc), la debolezza delle elites e sottolinerei una sorta di crisi delle media-azioni a più livelli. In queste ferite si cosparge il sale della fake news che aumenta, a mio modesto parere, il dolore dell'ignoranza con esiti negativi crescenti.

Se facessimo come opinione pubblica la stessa operazione (fateci caso) che eseguiamo davanti al pc cioè "salva con nome" memorizzando i nostri dati, allora saremo più capaci di discernimento rispetto alla presunte verità create dalla propaganda politica.

Una bugia può viaggiare per mezzo mondo, mentre la verità si sta ancora mettendo le scarpe

Mark Twain

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