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12 Luglio Lug 2017 1157 12 luglio 2017

Media e Democrazia: un saggio per capire

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Ci sarà un motivo per cui torna nel dibattito il buon Aristotele col suo l’uomo è un “animale sociale”?

Io sostengo da tempo della necessità di fare ordine a quanto accaduto rapidamente negli ultimi decenni riguardo ai media e ribadire con forza un principio a monte. L'essere umano - appunto - è costitutivamente aperto alle relazioni con gli altri, e da questa apertura che si costruiscono in molti modi i fatti sociali e le dinamiche collettive. Ebbene, i mezzi dicomunicazione di massa sono perciò il costante esercizio di tale capacità intrinseca all’umano e che appartiene ai popoli e alle civiltà di tutti i tempi. Del comunicare si può quindi applicare il nesso filosofico della “potenza in atto”, ovvero quella convinzione dimostrabile in segni, simboli, codici espressivi e modalità di trasmissione del pensiero e di valori.

Un valore che si può considerare come eredità non negoziabile del secondo novecento è l’affermazione dei sistemi democratici: Oggi il riconoscimento dei fondamentali diritti dell’uomo, purtroppo non universalmente applicato, trova la sua espressione più significativa proprio nel principio della democrazia occidentale, che è un sistema politico fondato sulla libertà dei singoli e sul potere del popolo. Ma perché i cittadini possano davvero sentirsi liberi di formare, sviluppare ed affermare le proprie idee e le proprie posizioni politiche occorre che essi, non solo possano comunicare tra loro, ma abbiano libero accesso all’informazione. Adesso che siamo potenzialmente tutti connessi e interdipendenti, possiamo parlare di democrazia compiuta?

Nel saggio di Marino D’Amore per i tipi della Haiku edizioni dal titolo “Media e Democrazia” si affronta agevolmente un percorso puntuale su questo argomento: come cioè gli strumenti della comunicazione (vecchi e nuovi media) accompagnano i processi di una globalizzazione in cui si alternano luci ed ombre.

Si legge infatti che lo scenario contemporanei vede la leadership dei vecchi broadcaster generalisti minacciata dalla comparsa improvvisa e dalla proposta innovativa dei nuovi operatori, figlia di contingenze tecnologico-evolutive tanto imprevedibili quanto inarrestabili nel loro imporsi nel panorama mediatico.

E nel libro si leggono sotttotraccia alcune questioni di stretta attualità: come infatti la partecipazione attiva degli utenti sul web non sempre risulta consapevole (sopratutto nel via vai delle bufale o fake news), oppure all’accesso e fruizione democratica dentro i social network corrisponde nei fatti una sorta di policy comportamentale di complicata risoluzione. O come ancora i vecchi media (radio e televisione in primis) dati per spacciati con l’avvento della rete siano in qualche modo risorti con approcci diversi.

Sono traiettorie di pensiero davvero interessanti, partendo dai quali l’autore - docente dell'Università di Lugano ed esperto in mass media, comunicazione giornalistica, istituzionale, relazioni pubbliche e uffici stampa - propone un percorso semplice, lineare seppur accompagnato da una bibliografia robusta essenziale sopratutto per chi volesse approfondire in “verticale” un ambito o un altro.

Il saggio si apprezza anche per la sua destinazione didattico-formativa in quanto potrebbe per buonissime ragioni entrare in un progetto sistematico per studenti. I dati dimostrano che i millennials sono sì dei consumatori ma poco consapevoli di quei nessi storici e tecnologici per i quali si è giunti al tempo della rete. Rifare a ritroso un po di storia della comunicazione darebbe loro cognizione di quanto potere “comunicazionale” sta nelle loro mani e nei loro schermi.

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