30righe

6 Dicembre Dic 2017 1653 06 dicembre 2017

Per un'etica dell'ospitalità

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Com'era prevedibile Papa Francesco non si è lasciato intimidire dal tabù di non pronunciare la parola Rohingya. Del resto vi sono due tipi di silenzio : da un lato è il silenzio che conserva, confronta le cose nel profondo e si esecita nel tempo opportuno sopratutto quando si osserva il bene compiuto. Opposto al primo poi vi sta il tacere vigliacco, l'omertà politicamente corretta che si gira dall'altra parte di fronte alla realtà. A Papa Bergoglio era stato chiesto di accodarsi alla lunga schiera degli ignavi dinanzi al dramma del popolo Rohingya, la minoranza islamica perseguitata proprio in Myanmar. Ovviamente Francesco non solo ha parlato ma ha abbracciato profughi spingendosi a chiedere perdono per il silenzio colpevole della comunità internazionale.

Questo ultimo viaggio è l'ennesima prova di quanto sia etica - e non solo tecnica - la questione dell'ospitalità del migrante. Contrariamente al pressappochismo della politica che mette spesso toppe peggiori del buco, la dottrina sociale della Chiesa è di una chiarezza disarmante, parossistica, ovvero va diffusa un'etica dell'ospitalità contro la non-etica dell'ostilità. Un tema declinato magistralmente nel recento saggio di Francesco Piantoni per i tipi Sympatetika Qiqaion recentemente uscito dal titolo "Per un'etica dell'ospitalità" dalla cui lettura affiorano interessanti considerazioni-

Uno sguardo al tema del migrare-straniero restituisce una riflessione profonda e verticale: l'evento delle migrazioni di massa ci interrogano sul codice originario col quale interpretiamo la realtà, la matrice - si legge - attraverso cui viene compresa la presenza dell'altro che viaggia e bussa alle porte delle nostre frontiere. E da questo momento (parafrasando Papa Francesco) che emergono due approcci etici nettamente diversi fra loro: una cultura nata dalle radici ebraico-cristiane colomba lo straniero è (verbo presente indicativo) un fratello da ospitare e membro della stessa comunità umana e sociale. E poi vi è una cultura del "recinto" dove chi bussa è extra-comunitario, una totalmente altro da noi,

L'ospitalità dello straniero non è facile e tuttavia - seguendo la traiettoria del libro - è un imperativo etico nel senso più puro che diamo alla parola. Ethos significa alla lettera "dimora, abitazione" il che vuol dire che è etico ciò che ci fa abitare serenamente in casa. Il rinvio all'alterità supera allora le contingenze etniche e religiose per farci abitare l'unica casa senza fili spinati o ghetti di accoglienza (quando va bene).

Nel libro si fa riferimento al mondo biblico oltre che quello classico. Sappiamo da un lato di culture che spesso tra loro si sono respinte e che hanno provocato gravi problemi di tipo sociale. Tuttavia il principio da cui partire e la meta da raggiungere rimangono, comunque e sempre, non l’esclusione e il rigetto, ma lo spirito di accoglienza, anche se le forze dei popoli nella storia, andando oltre i nostri desideri, premono e risultano essere incontrollabili nel loro flusso e nel loro confronto concreto. Nella Scrittura anche lo straniero ha diritto al rispetto, alla tutela, all’amore. In Lv 19,33-34, in un’opera che parla dei principi di purità, si legge: «Quando un forestiero dimorerà presso di voi, nel vostro paese, non gli farete torto. Il forestiero dimagrante fra di voi lo tratterete come colui che è nato fra di voi. Tu amerai come te stesso, perché anche voi siete i forestieri nel paese d'Egitto ».

La lettura del desiderio di Piantoni è un monito per tutti gli uomini e le donne di buonsenso e viene interrogata la nostra Responsabilità civile ed etica. Scegliere di essere ospitali per l'uomo di oggi significa saper Interpretare I fatti del mondo , ma soprattutto saper conoscere sé stessie i meccanismi della propria costruzione identitaria, per recuperare un'esperienza etica compatibile di aprire le frontiere e schiudere nuovi orizzonti.

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