30righe

5 Febbraio Feb 2018 1701 05 febbraio 2018

Troppi indizi fanno una prova

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Sull'inquietante "caccia al nero" lungo le vie di Macerata si rischia l'ennesima overdose di telecamere, prossime però a sbaraccare quando tutto sarà tritato e non ci rimarrà il tempo di una riflessione. Dopo aver sorvolato come i corvi intorno ad un teatro disseminato di miseria umana, adesso le teste di serie della politica vanno altrove comprendendo furbescamente quanto sia importante prendere altre vie di propaganda: per alcuni poi è d'obbligo minimizzare, derubricare anche perchè il tempo della caccia al consenso è troppo breve per spendere più di un post sui social.

Fascismi che tornano? Antifascismi che si rianimano? nulla, nulla di tutto ciò. Solo spargimento di veleno retorico in cui non solamente si rimane fermi nelle posizioni ma quel che è peggio è che non si muovono i pensieri, il dibattito deve rimanere fermo ad eccezione di qualche decimale nei sondaggi.

Il compito dell'informazione trova il suo cuore nei "fatti" anche quando essi sono laceranti e immediati come un giro di spari in una tranquilla via del centro ma arriva un momento nel quale bisogna affrontare il ragionamento e compiere faticosamente quella che mi piace chiamare "l'esegesi degli avvenimenti" ovvero tirare fuori dalla realtà un pensiero vivo elaborando se vi sta sotto un valore da condividere oppure il suo contrario, un dis-valore da rigettare.

Certo non esiste un pensiero unico ma - proviamo a chiedercelo - cosa ci è rimasto di unico e collettivo da conservare? Esiste la possibilità di sentirsi legati a valori - per tornare ai fatti di Macerata - che tengono insieme una comunità civile nelle sue scelte di fondo? Dobbiamo ancora -dopo 70 anni di costituzione repubblicana - sentire la fame e la sete di una narrazione nazionale condivisa? E più gravemente: per quale motivo la politica ha deciso di abbandonare questi territori che in qualche modo le sono propri (ad esempio la formazione della classe dirigente, la coerenza sui valori fondamentali della nostra identità nazionale, progetti di spessore per il bene comune, l'orizzonte di senso civico etc) a favore di una mediocre ricerca del potere fine a se stesso?

L'Italia "ha bisogno di sentirsi comunità, senza diffidenza. La mancanza di senso di comunità porta a diffidenza, intolleranza e a volte alla violenza"

Sergio Mattarella, Presidente della Repubblica

Non si può che concordare con le ultime dichiarazioni del Capo dello Stato: e a mio avviso in certi avvenimenti non vi è solo una responsabilità individuale bensì si è sempre figli di qualcuno in quel che facciamo: di certo non la si può ridurre ai famosi figli che espiano la colpa dei padri; ma non si può nè si deve escludere una sorta di male collettivo, cresciuto in un terreno a-culturale (le scienze bibliche lo chiamano sitz im leben ovvero l'ambiente vitale che determina il contesto di un evento e della sua narrazione) la cui mancanza di legami fra ieri e oggi rende ogni ragionamento privo di senso, arido appunto.

L'erosione dell'idealità in politica aggrava la situazione mostrando se stessa tra opportunismo misto alla mancanza di risposte e punti fermi. Un microcomsmo tripolare politico che di fronte ad un paese smarrito come il nostro si gira dall'altra parte incapace di dire qualcosa che rimane nella memoria, che susciti entusiasmo ragionevole, che provochi interesse. E per di più incapace di chiamare "razzista", antisemita o criminale ciò che è tale.

Se siamo arrivati al punto che il vendicatore di Macerata, così come gli stampatori di adesivi della povera Anna Frank, così come ancora i cespugli neo-nazi skinhead a Como rubano indisturbati termini e simboli della nostra democrazia repubblicana senza un corale bi-tri-partisan "che schifo" vuol dire che c'è un problema di tutti, vi è un male collettivo da cui nessuno è immune. Siamo già oltre la conclusione di Agatha Christie nel senso che troppi indizi sono più che una prova... e la politica si dia una mossa sul serio.

"Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova."

Agatha Christie

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