39 steps

30 Agosto Ago 2016 1525 30 agosto 2016

Italia underground – Terzacorsia

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Ci vuole poco, in musica, a definire una band o un singolo artista dicendo semplicemente che fa pop o pop rock. Un po' più profondo o quantomeno articolato è, invece, il pur breve e semplice discorso che si può intavolare nel momento in cui si sa di avere a che fare con un nome – meglio ancora se nuovo – capace tanto di prestarsi alla definizione di cui sopra, quanto abilitato ad esser passato in rassegna secondo parametri di giudizio il cui sguardo risulta capace di oltrepassare il naso di una buona fetta di ricezione radiofonica nazionalpopolare.

Recuperando, quindi, la rotta verso la continua scoperta di personalità interessanti nel mezzo dello sterminato panorama musicale italiano, facciamo tappa in Abruzzo per scoprire i Terzacorsia, esperto quartetto composto da Gianluca Di Febo (voce e chitarra), Giuseppe Cantoli (chitarra), Nicola Di Noia (Basso) e Alessio Palizzi (batteria), nonché agglomerato perfettamente capace di mettere in tavola le carte di una proposta tanto di facile utilizzo e consumo quanto dotata (cosa non proprio così comune, di questi tempi) di una spiccata consapevolezza legata al genere preso in prestito e alla sua storia (non per forza retrograda) più rappresentativa.

Il lavoro dioscografico in questione, vale a dire l'ep Sogno o realtà (edito e supportato da Music Force e Blue Promotion), malgrado possa sembrare una sorta di esordio vista la sua freschezza e genuinità compositiva, in realtà risulta essere una nuova tra le varie produzioni a nome Terzacorsia. A partire dal 2006 fino ad ora, infatti, Di Febo e soci hanno dato vita a diversi progetti interessanti, tra cui – oltre a svariate apparizioni live anche oltre il confine nazionale, principalmente in Slovenia e Svizzera – un primo notevole album completo (20 12 del 2010) e una dance opera (Dorian del 2015) poi fissata su supporto discografico. Oggi, dunque, è la volta di un ep costruitto consapevolmente in luce di un discorso compositivo che presta fede assoluta al formato canzone ma, al contempo, non disdegna affatto inserimenti tecnici o stilistici magari innocui nel complesso dell'opera ma, sottobanco, utili ad offrire una adeguata dimostrazione di come il quartetto abruzzese conosca molto bene il campo su cui sceglie di giocare.

Sogno o realtà (in circolazione sia in formato compact disc che sottoforma di file digitale presso le ben note piattaforme di distribuzione online come iTunes, Napster, Apple, Amazon o Emusic) propone quattro brani semplici ma orientati verso una ricerca formale che fa proprio dell'essenzialità il suo pilastro portante in sede di scrittura ed esecuzione. Le tematiche – costruite su una ulteriore essenzialità insita nella scelta di metriche dirette ma non per questo prive di anima, senso del discorso e passionalità comunicativa – pur nella loro universalità di contenuti (il concetto di passione amorosa negli scambi affettivi tra individui) offrono una riflessione che travalica il solo dato materialistico per affrontare le medesime argomentazioni anche e soprattutto da un punto di vista etereo, talvolta spirituale, di certo ben più intimista rispetto a tante improbabili proposte altisonanti.

Fin dall'incedere dell'incipit di Tempesta ci si trova dinanzi, certo, ad un pop rock di immediata fruibilità ma, per contro, alcune incursioni ritmiche e di matrice minimamente elettronica possono anche far pensare a un'idea di formato canzone rinnovabile a mo' di Subsonica privi di particolari esplosioni soniche. Il desiderio di dire la propria sul versante individuale emerge, in parallelo, grazie al coraggio insito nell'affrontare ipotesi di vita sociale e predisposizione alle relazioni interpersonali in maniera talmente condivisibile da risultare, per molti (forse), un tantino scevra di mordente quando, per contro, la realtà dei fatti è ben altra. I riff e le ritmiche portanti percepibili in questa prima fase fanno da collante per le successive e notevoli predisposizioni melodiche di Sudore, un'oscillazione perenne tra la struttura pop rock ed evidenti matrici cantautorali moderne (vengono in mente alcuni frangenti del miglior Pacifico, ad esempio) con contorno di scarti temporali, disparità compositive e evidenti divergenze, in sede di arrangiamento, da quanto potrebbe essere semplicisticamente definito classico. La successiva e omonima Sogno e realtà, non a caso, preme con maggior caparbietà proprio il tasto cantautorale, anche se più in scia con gli esperimenti legati ai Marlene Kuntz di periodo intermedio, proponendo al contempo, però, una interessantissima escursione dark-alternative orientata verso una psichedelia necessaria affinché si riesca a conferire meglio il sentore emotivo del brano in questione. Ad essere messa in discussione, qui, è proprio la struttura portante del formato canzone attraverso la sostituzione di bridge e chorus con frangenti oscuri differenti tra loro e, in questo senso, utili a capovolgere efficacemente le atmosfere di partenza.

Si parlava di ricerca sulle argomentazioni riguadranti il formato canzone; ebbene, la scelta di chiudere questo mini-album con una bella cover di Amarsi un po' a firma Battisti/Mogol non può non ricondurre l'ascoltatore più attento e acculturato a due delle più indiscutibili figure capaci, nel difficile territorio italiano e nella più chiusa – in questo, purtroppo, seminale quanto a comportamento produttivo – delle epoche spettacolari, di rinnovare il contesto compositivo sulla scia di futuribili sonorità soprattutto d'oltremanica (reale ma non così risaputa era la predisposizione proprio di Battisti nei confronti di un certo beat psichedelico di stampo anglosassone). Oltre a chiudere in maniera autorevole il cerchio tematico di un'opera, una simile scelta di rivisitazione rappresenta anche, per l'appunto, un legame con una certa tradizione moderna desiderosa di essere nuovamente esplorata in luce di una fraterna appropriazione in grado di costruire identità nuove per quanto ancorate a strutture comunque corpose e inossidabili.

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