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5 Luglio Lug 2017 1700 05 luglio 2017

Italia underground: Spectre

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Chi si è trovato a transitare anche solo momentaneamente sulle pagine di questo blog e, nello specifico, nella sezione denominata Italia underground si sarà accorto senza eccessive difficoltà di una serie di dati di fatto presi, analizzati, decostruiti e ricontestualizzati allo scopo di provare sempre e solo un'unica fondamentale tesi: l'Italia è strapiena di talenti compositivi e menti creative a tutto tondo e il famigerato indie rock nazionalpopolare non ne è il solo bacino di espressione e utenza.

Nel corso dell'esistenza di queste pagine virtuali abbiamo avuto modo di confrontarci realmente con qualsiasi genere musicale, affermando sempre più apertamente una costante predilezione della creatività musicale italiana verso generi e sottogeneri anche orientati più nettamente verso forme di scrittura dedite alla sperimentazione. Scelte stilistiche, queste, spesso anche alquanto ostiche – se proposte con una certa radicalità di pensiero e realizzazione – ma il più delle volte interessanti proprio per la loro ferrea dichiarazione d'intenti legata alla volontà di staccarsi dalla terra madre sia in senso geografico che in ambito tecnico-linguistico.

L'artista descritto qui di seguito, se vogliamo, si colloca esattamente nel nucleo portante di tutto il discorso da noi intrapreso tempo fa e portato avanti con sempre più concretezza e determinazione. Il progetto ideato e realizzato con coscienziosa e interessantissima fermezza dal dj piemontese Aldo Sulotto, in arte Spectre, è una ulteriore ed effettiva dimostrazione del rispetto e del merito che necessariamente bisogna attribuire a tutte quelle personalità nostre connazionali che osano, sperimentano, sbagliano, si rialzano, si incamminano su nuove strade sterrate ed eterogenee senza pensare solo ed esclusivamente a questo o a quel tornaconto.

Che sia in una cantina umida e scrostata o in una cameretta adibita ad home recording, una certa ideologia e quel solido e intramontabile bagaglio di contenuti si fanno spazio a spallate nel marasma complessivo di proposte non sempre effettivamente necessarie. Sulotto, per mezzo del corposo progetto Spectre, dimostra apertamente come sia possibile recuperare, certo, un determinato bagaglio passionale precedentemente consolidato anche in campo mainstream, ma facendone qualcosa di plasmabile al contatto con le urgenze espressive di una creazione che non si limita più al solo dato estetico.

Dopo un primo ep dai toni tutt'altro che trascurabili (Miami), Sulotto/Spectre arriva alla definizione di questo nuovo extended play, 1984 movies, ponendo in essere un concetto di portata imprescindibile: nel ramo della composizione elettronica di consumo, la dance music, la techno, la house e qualunque altro genere affine possono (e devono) essere sia mero mezzo di divertimento estemporaneo che purificante occasione di personale crescita conoscitiva interiorizzante.

È questa la convinzione principale che emerge per prima all'ascolto di 1984 movies, un denso e saggio insieme di elementi techno-house-dance-rave con sorprendenti (ma non imprevedibili, anzi prolifiche) incursioni funky e synth-pop accorsi a cesellare un prodotto perfetto per una fulminante esperienza trascendentale da vivere non tanto su una pista di discoteca quanto al buio delle proprie quattro mura, meglio se in preda ad un buon paio di cuffie monitor.

Il trascinamento danzante provocato dalle creazioni di Spectre, infatti, altro non è che desiderio pulsionale di esorcizzare la propria eterogenea contemporaneità attraverso il vero e realmente necessario movimento, vale a dire quello interiore. Lo testimonia a chiare lettere l'apertura post-funk alla Daft Punk di Electro che metabolizza il suo essere nelle tessiture techno-house alla Underworld di Overdrive, prima di invadere i territori drum and bass claustrofobici e ipnotici della title track 1984 movies, istigare trip allucinogeni con la sola forza lisergica delle architetture di Lust (che tanto ricorda gli esperimenti wilsoniani di Voyage 34 a nome Porcupine Tree) e chiudere le danze, momentaneamente, su una sorta di saldatura del cerchio inscritta nel ritorno alla techno di Oh! Eh!

Tra i meandri della conformazione a breve dimensione (in questo caso le fattezze dell'extended play) la creatura Spectre è perfettamente a suo agio perché consapevole di saper provocare vere e proprie deflagrazioni a media gettata. Ad ogni modo, sarà nel campo delle costruzioni operistiche a lungo raggio d'azione che la definitiva sostanza di un simile progetto farebbe effettivamente i conti con la propria stessa identità costitutiva. Quel che è certo è che Sulotto conosce talmente bene le dinamiche dei generi di riferimento da saperci sguazzare a proprio piacimento nel continuo tentativo di innovarne le strutture sia basilari che conseguenti alla creazione modificatrice.

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