39 steps

5 Novembre Nov 2017 1639 05 novembre 2017

Italia underground: The Rear

  • ...

È proprio vero: spesso l'apparenza inganna. A vederli in questa foto, infatti, i liguri The Rear (Luca Rossi alla voce e alla chitarra, Giacomo Albani alla chitarra, Martino Corli al basso, Francesco D'Antoni alle tastiere e Davide Casalini alla batteria) possono sembrare – esclusivamente in base al look, come ovvio – una delle tante band indie pop in giro per il mondo e, in larga parte, anche in Italia. E invece no. Ascoltando il loro interessantissimo album d'esordio fresco di pubblicazione, Monday morning mood (uscito su etichetta La Clinica Dischi), ci si ritrova dinanzi ad un coscienziosissimo agglomerato di matrice rock blues molto pregiata che prende gli allori di un certo passato e li cucina secondo una ricetta tanto conosciuta quanto personale in termini di approccio compositivo ed esecutivo (e, proprio per questo, ben meritevole di attenta considerazione).

Tra i meandri dei sei corposi brani che costituiscono la struttura portante di Monday morning mood, in sostanza, c'è molta più aria “sixties” di quanto si possa supporre in sede preventiva, molto più The Doors, Hendrix e Blue Cheer coniugati dalle tumefazioni in stile Mark Lanegan rispetto ad una eventuale scelta classicheggiante votata semplicemente a farsi carico del genere come mezzo di trasporto sonico che, di fatto, qui diventa veicolo espressivo a dir poco. Il tutto senza rinunciare a certe coniugazioni alternative nei frangenti prettamente rockeggianti che, sottraendo un po' qua un po' là, possono anche riportare alla memoria i primi esperimenti di marchio Afterhours (per dirla in maniera connazionale).

Quello che emerge da un primo ascolto di Monday morning mood, in definitiva, è un approccio “vintage” che, però, non rimane affatto sconclusionato – come molta produzione contemporanea architettata in questa luce – in quanto assolutamente capace di porre in essere argomentazioni tipiche del genere nella giusta (e necessaria) modalità emotiva. Se i temi portanti di Monday morning mood girano tutti intorno al concetto di amore seguendone ogni sfaccettatura sia benigna che maligna, Rossi e soci riescono nell'intento di affrontare queste argomentazioni sulla scia di predisposizioni strettamente legate al genere e, di conseguenza, ben saldate alle modalità che il genere stesso impone in termini di trattazione delle tematiche. Ecco, dunque, avanzare intenzioni connesse ad un vero e proprio viaggio che fa del titolo stesso la chiave di lettura delle sensazioni e delle confessioni anche molto intime che lo stile prescelto permette di porre in essere nella maniera più spontanea e passionale possibile.

Un “mood” da lunedì mattina altro non è se non una calzante metafora per una sorta di nuovo inizio sulla base di un approccio ai fattori esistenziali più sottili e delicati secondo una predisposizione umana adeguatamente ragionata ma, al contempo, ricca di articolazioni molto frastagliate per ciò che concerne il senso di malinconia sprigionato dal vivere (o dall'aver vissuto) determinate situazioni. Semplici considerazioni o vere e proprie narrazioni (in puro stile blues, per l'appunto) vengono alla luce tra le braccia di un continuo andirivieni di ritmi lisergici e atmosfere ammalianti che può coinvolgere anche tematiche molto serie e impegnative. È il caso, ad esempio, del singolo trainante Medicine's blues, tutto giocato su strutture riecheggianti Kinks e Yardbirds ma rivolto a considerazioni lungi dall'essere prettamente confinate nel campo di una certa semplicità contenutistica (il tema portante è il concetto di dipendenza).

Proprio da questa idea di esistenza parallela ad una sorta di legame costrittivo verso determinati schemi sociali o semplicemente comportamentali, la componente blues padroneggiata dai The Rear permette di evadere con passo felpato dal discutibile “benessere” circostante (Rocket dog), toccare vette lisergico-psichedeliche per purificarsi da una coscienza costruita (The ship) per poi progettarne una strettamente individuale ma, al contempo, in perfetta simbiosi con quella di gran parte del globo terracqueo ridestatosi da un sostanziale incubo di pseudo-tranquillità e desideroso di toccare con mano le passioni più intense (Katherine's song) e spensierate (Mary Jane). Il tutto senza mai lasciarsi andare esclusivamente al pathos delle emozioni di genere, anzi lasciando molte porte aperte al puro gusto per la melodia (Monday morning mood) a metà percorso tra vene cantautoriali e predisposizioni – neanche a dirlo – blues psichedeliche.

Monday morning mood è certamente un ottimo biglietto da visita per i The Rear e merita considerazione e rispetto in attesa di future evoluzioni stilistiche tutt'altro che impossibili per un agglomerato profondamente acculturato e volenteroso di ulteriori apprendimenti. Attendiamo molto volentieri i successivi sviluppi al suono del momentaneo attimo di calore e passione offertoci da un'opera pregevole e carica di spunti soddisfacenti.

Correlati