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24 Settembre Set 2012 1650 24 settembre 2012

Emmy, trionfano Homeland e Modern Family, a casa (purtroppo) l'irriverenza di Girls

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Il 23 settembre nella magica atmosfera del Nokia Theatre di Los Angeles si sono svolti gli Emmy Awards, il riconoscimento più illustre e ambito per le serie tivù.
Come da copione, stravincono i favoriti: per la categoria comedy, al suo terzo anno consecutivo, Modern Family, la serie che ironizza sul moderno concetto di famiglia 'allargata'; mentre Homeland si è aggiudicato tutti i premi assegnati ai dramas.
La vittoria di questo telefilm ha avuto il merito di interrompere il successo di Mad Men, sul podio da ben quattro anni, e di portare alla luce il network privato Showtime, mettendo in ombra (almeno per una sera) i tre grandi colossi americani ABC, CBS e NBC. A dimostrazione che ormai il terreno fertile per la creatività sta proprio sui canali a pagamento.

Homeland è un thriller, trasmesso in Italia da Fox, che racconta dei tentativi da parte di un'agente della Cia - affetta da disturbo bipolare - di sventare i presunti progetti terroristici del sergente Brody, eroe di guerra americano rapito in Afghanistan.
Un telefilm che, quindi, si inserisce perfettamente nel clima di paura e ritornato terrore che sta vivendo nuovamente l'America. E anche se il tema del post 11 settembre è stato ormai rivisitato in tutte le salse, dal cinema al piccolo schermo, Homeland lo sviluppa da una prospettiva  differente.
Il nemico non è lontano e diverso da noi, ma può essere più vicino di quel che si pensa, anzi esattamente col nostro accento, colore, apparenza.
Grande è stata la mia delusione, invece, nel non veder tenere in mano la statuetta a Lena Dunham, la ragazza 26enne che ha scritto, diretto e interpretato Girls, una serie veramente nuova nei contenuti e nel linguaggio in corsa nella categoria comedy.
Un telefilm politically 'scorrect', a tratti volgare e di un cinismo da far rimanere basiti, ma che a me è piaciuto un sacco.
Il plot racconta la storia di quattro ragazze alle prese con amore, lavoro e amicizia in tempi in cui non si ha un quattrino e non si vede un futuro certo. Il nostro tempo.
Per questo via lustrini e lusso, la serie si è aggiudicata il soprannome di Sex and the city ai tempi della crisi. Peccato, la sua vittoria agli Emmy sarebbe stata la vera rivoluzione.

Meritato il riconoscimento di miglior attrice non protagonista per miniserie o film tivù a Jessica Lange per il thriller eccezionale che ha fatto tremare l'America e non solo, American Horror Story. Premio che ha segnato la caduta di ogni tabù della critica nei confronti del genere horror.


Troppo poco ha portato a casa Breaking Bad (ad Aaron Paul il titolo di migliore attore drammatico non protagonista) un telefilm originale - anche se alla quinta stagione - che racconta la storia di un professore di chimica che dopo aver scoperto di avere il cancro si improvvisa creatore di anfetamine e spacciatore per assicurare un futuro alla sua famiglia.
Tutti i premi, nel dettaglio, li potete trovare sul sito dedicato agli Emmy. (http://www.emmys.tv/)

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