A ciascuno il suo

4 Giugno Giu 2012 1937 04 giugno 2012

Crisi reale o indotta? Lo scopriremo solo vivendo

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Come si sa in rete pullulano i retroscenisti. Non che i giornali o i media "tradizionali" ne siano sprovvisti: in quest'ultimo caso però si parla di persone che percepiscono uno stipendio per immaginare ipotesi, scenari, trame più o meno segrete e fantasiose. Al contrario i retroscenisti "dilettanti" sono tali soprattutto perché non trovano nessuno che li paghi per le proprie elucubrazioni (tranne i casi di chi, avendo un proprio seguito, ha potuto mettersi "in proprio"). La differenza, mi pare, è davvero solo questa. Non so quantificare quanto i retroscenisti di professione, quelli "seri" dei grandi giornaloni nazionali, ci "prendano" rispetto a quelli della rete. Ma il sospetto è che le due categorie siano perfettamente interscambiabili ed anzi, gli editori, potrebbero addirittura decidere di risparmiare qualcosa - con un guadagno in fatto di lettori - qualora pensassero di licenziare un po' dei propri per attingere nel mare magnum della rete.

Scherzi a parte, la domanda che ci si può porre è questa: a chi giova la Crisi? E' davvero inevitabile oppure può essere considerata "strumentale" al raggiungimento di qualche obiettivo politico particolarmente ambizioso e non realizzabile in condizioni di normalità?

Come sappiamo la attuale Crisi è parente stretta di quella scoppiata nel 2008 (i cui segni cominciavano a determinarsi già verso la fine del 2007). Crisi dei mutui subprime americani (credito agevolato per persone fisiche o giuridiche prive di determinati requisiti di solvibilità), denaro regalato a tassi di interesse ridicoli grazie alla politica di espansione monetaria caldeggiata dall'allora governatore della FED Alan Greenspan, nonché bolla speculativa dei cosiddetti derivati che sono ancora oggi nella "pancia" di molte banche e purtroppo - pare - di molti stati. Queste le iniziali ragioni.

In America, oggi, si registrano timidi segnali di ripresa, grazie ancora una volta alla politica monetaria "espansiva" della FED (quella invocata da molti anche in Europa): il buon andamento del mercato dell'auto è, ad esempio, segno di una si spera non transitoria vitalità dell'economia americana. Ma il debito pubblico USA rimane ancora molto alto così come la disoccupazione. Ha insomma buon gioco chi ritiene che le presidenziali si giocheranno soprattutto sui temi economici.

La Crisi quindi è stata generata come al solito in America e poi esportata in tutto l'Occidente. Non è vero che sia globale: il problema riguarda specificamente l'Occidente (ovvero gli Stati Uniti e l'Europa), mentre i Paesi emergenti conoscono tuttora tassi di crescita delle loro economie assolutamente sorprendenti (basti pensare ai cosiddetti BRICS e pure alla Argentina post default). Certo, la Cina rallenta - in conseguenza delle difficoltà dell'eurozona - ma parliamo sempre di incrementi impossibili per le economie più sviluppate.

Si tratta di una Crisi finanziaria poi spostatasi sul piano della economia reale e quindi del lavoro, con grandi danni sotto il profilo occupazionale. La situazione è molto peggiorata nell'ultimo anno, a seguito della cosiddetta "speculazione internazionale" che ha colpito i Paesi più deboli dell'area euro. Non solo la Grecia, che ha falsificato i bilanci (come noi d'altronde) per entrare nell'eurozona avvalendosi della professionalità delle banche d'affari americane. Ma anche il Portogallo, la Spagna, l'Irlanda e naturalmente l'Italia (l'obiettivo più ambito).

Insomma, si è scatenato un meccanismo di credito "a strozzo": grazie all'ormai famigerato spread i vari Paesi - per finanziarsi - collocano sul mercato titoli di Stato che poi vengono acquisiti da banche o fondi speculativi con tassi di interesse che potremmo definire usurari. Di conseguenza gli Stati nazionali si trovano nelle condizioni di essere delle marionette nelle mani dei "pupari" banchieri: da un lato non stampando più moneta prendono in prestito (non certo gratuito) il denaro coniato dagli istituti centrali come BCE e FED (in quest'ultimo caso violando palesemente la Costituzione americana) dall'altro si finanziano sul mercato collocando titoli di debito pubblico a loro volta acquistati da banche e fondi speculativi.

Tutto questo porta ad un inasprimento delle politiche di bilancio, alla restrizione dello stato sociale, ad una pressione fiscale sempre più intollerabile. Il danno conseguente è notevole: molte aziende vanno in difficoltà, così come i cittadini comuni - quelli a reddito fisso così come i "piccoli" professionisti - mentre tante produzioni, per non chiudere, sono costrette a delocalizzare magari trasferendo i capannoni dalla Lombardia alla rassicurante ed accogliente Svizzera.

In relazione alla dittatura dello spread, in rete, si contrappongono due tesi: c'è chi ritiene che si tratti di pura e semplice economia di mercato spiegabile in termini scientifici e chi invece sospetta una manovra a tenaglia capace di mettere in discussione il modello democratico, sociale, politico che siamo abituati a conoscere.

Certo, il livello di invadenza e di interscambiabilità di molti uomini (tecnocrati assurti a ruoli di reponsabilità politica) pone qualche problema e sollecita ben più di una riflessione. Così come la loro riconducibilità a strutture più o meno misteriose come la Trilateral o il Gruppo Bildelberg. E' già interessante che oggi si parli di tutto ciò: solo fino a pochi anni fa questi gruppi di potere erano del tutto sconosciuti ai più (lo sono ancora ma in misura minore).  E' certamente giusto ritenere che gli organi di informazione dovrebbero essere maggiormante curiosi rispetto a tali strutture (che coinvolgono anche importanti esponenti dei media dei vari Paesi). Dopotutto la presenza di circoli itineranti (composti da personalità di altissima influenza sotto il profilo economico, finanziario, politico e mediatico) che a scadenze periodiche e a porte chiuse discutono non si sa bene di cosa dovrebbe scatenare la curiosità di molti.

Il sospetto insomma è che con la scusa della emergenza si colga la palla al balzo per compiere pericolose fughe in avanti. A quanto pare quattro uomini non eletti (Draghi, Van Rompuy, Barroso e Junker) si sarebbero riuniti per predisporre un cosiddetto masterplan capace di portare alla unificazione politica, fiscale e bancaria dei vari Paesi dell'eurozona. D'altronde lo stesso Monti ha spesso sostenuto come l'Europa abbia fatto i maggiori passi in avanti verso l'integrazione quando è stata messa con le spalle al muro.

Ora, se non fosse ridicolo credere che gli Stati nazionali possano dissolversi per il diktat di quattro signori come quelli sopracitati ci sarebbe davvero da preoccuparsi. "Lo scopriremo solo vivendo" diceva una nota canzone: in particolare scopriremo se questo ultimo segmento della crisi è stato un pretesto per portare al superstato europeo (che nessuno in condizioni di normalità avrebbe voluto) oppure se tutto è spiegabile facendo riferimento ad esclusive ragioni di ordine economico-finanziario.

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